28 marzo, 2007

Tre segnali da seguire

Il convegno su (e di) Chance si è fatto lunedì all’Ipia di Ponticelli. E’ andato bene.
Sono stato poi a Bergamo a un affollatissimo convegno di Animazione Sociale sulla cura della cultura dei figli. Interventi davvero ottimi e una partecipazione di tanti giovani docenti ed educatori sociali impegnati fra scuola, extrascuola, famiglia e luoghi informali di incontro. Ieri ho fatto una scappata a Napoli per andare all’incontro dei giovani talenti. Il nome direi che non mi piace. La ricerca presentata era sui caratteri del bullismo nella nostra città e non recava significative novità rispetto a molte ricerche precedenti sullo stesso tema. In compenso i giovani tecnici di settore impegnati in imprese o imprenditori essi stessi o attivi in agenzie nazionali e internazionali e che hanno a cuore Napoli dicevano molte cose sullo sviluppo possibile e l’approccio propositivo che non erano servili verso i potentati e mostravano interesse per l’approccio partecipativo. Ci sono moti impercettibili che dicono che sotto questa cappa non tutto è morto. Forse. Segnali da seguire.

Credo che, dopo l’ennesima figuraccia del consiglio comunale che non ha dibattuto il caso Bagnoli come da ordine del giorno ma ha discusso della Piazza titolata a Craxi, (un argomento sostitutivo di dibattiti scomodi, evidentemente: già fu il tema supplente nel consiglio comunale che doveva soffermarsi sul mai risolto problema del budget delle municipalità) si debba davvero dare un segnale di sana indignazione. Diceva Monica pochi giorni fa che è l’ennesimo segno della crisi della democrazia rappresentativa in città.
Desidererei che vi fosse un segnale: almeno 30 persone indignate a volantinare sotto il prossimo consiglio comunale su Bagnoli. Almeno.

Sto di nuovo a lavorare a Roma. E’ un lavoro sotto traccia e molto tecnico. Fatto spesso con persone brave, che lavorano da anni all’impianto della scuola pubblica. Ma io sento sempre più la distanza tra tale architettura e la vita vera della scuola di ogni giorno. Qualche volta emerge qualcosa a cui guardare per riflettere però. Per esempio il 3 aprile sarà presentato, entro un seminario di lavoro su invito a esperti e associazioni, la proposta di documento di indirizzo per le future indicazione per scuola d’infanzia, scuola primaria e scuola media che sostituiranno quelle della Moratti entro la primavera e che saranno, poi, dibattute dalle scuole nei mesi successivi. E’ un documento culturale o “d’impianto” al quale ho lavorato insieme agli altri della commissione. Seguiranno a breve - si spera - le nuove indicazioni divise per ambiti e aree di discipline e competenze da raggiungere nei diversi livelli della scuola di base. Appena reso pubblico, fornirò il link perché credo che questo documento sia pure un po’ “generale” abbia alcune innovazioni interessanti sia nel linguaggio che nelle priorità che si danno alla nostra scuola pubblica.

20 marzo, 2007

Imbestialito, sollevato e poi colpito

Ieri pomeriggio ero imbestialito… E’ possibile – mi chiedevo – che non si riesca mai una volta ad ottenere una riflessione auto-critica dalla politica napoletana, da un qualunque suo spezzone o personaggio su Bagnoli e sul fatto che è così evidente quanto vi sia bisogno di trasparenza e di procedure non dico democratiche o partecipative ma almeno decorose sui progetti che ridisegnano la città? Nemmeno un’ombra di minima onestà intellettuale?
Poi un poco mi sono sollevato perché ho visto dal sito decidiamoinsieme che vi sono molte adesioni al nostro appello. Un appello che è semplicemente sano e sensato. E’ qualcosa, comunque; che va nutrita e seguita.
Ma mi sono soprattutto sollevato quando, alla mostra dei taccuini di viaggio a Galassia G. (che tranne questa e altre poche cose quest’anno era deprimente per quanto era sciatta…) ho visto arrivare i bimbi del children park dei Quartieri Spagnoli, facce di tante nazionalità che andavano a visitare i loro quadernetti (visibili qui insieme a quelli dei grandi) che dicevano, coi disegni e le parole, della loro nuova vita di giovanissimi stranieri a Napoli. Erano deliziosi, contenti, attivi e presenti.

E oggi sono molto favorevolmente colpito dall’appello di Don Fabrizio su Scampia… contro il parco degli eventi: ci vuole altro, eccome! Qualcosa comunque si muove e – aggiungo – si muove tra quelle persone costanti e che fanno cose. Così ho pensato che ci vogliono segni di gratitudine per chi mostra presenza critica e propositiva in questa nostra città e subito ho mandato un sms con un doppio grazie a Don Fabrizio…

17 marzo, 2007

Piovono annunci e Bagnoli affoga

Gli annunci e i proponimenti che, in modo ormai quotidiano, martellante ci piovono addosso da amministratori o politici o, altre volte, tecnici o pensatori che, a vario titolo, sono accreditati come prossimi alle stanze di chi dovrebbe o potrebbe decidere ormai costituiscono una sorta di ridda di ipotesi su cosa e come viene trasformata la città in cui viviamo – qualcosa di caotico eppure insistente fatto, in modo confuso, di cose magari vere o forse verosimili oppure auspicate o incerte o inattendibili, ogni volta esposte, rimosse, confermate, smentite, riproposte e via così.
Così è per lo stadio nella zona Nord, per le eventuali decisioni su traffico, parcheggi, vigili e dintorni - legati ai nuovi poteri speciali del sindaco, per le modalità con le quali si intende mutare la politica sui rifiuti così disastrosa e priva di prospettiva civica e partecipativa. Così è per il destino della colmata a mare di Bagnoli, per i forse possibili nuovi accordi di programma, per la riorganizzazione della società Bagnolifutura e l’attuazione di altre tappe previste dal piano esecutivo per l’ambito di Coroglio.
Basta. E’ ora di battersi per restituire alla città - a uno spazio di dibattito serio e pubblico - le scelte che riguardano noi e i nostri figli.
L’amministrazione comunale istituisca una sede pubblica di discussione, aperta a tutti i soggetti interessati comprese le associazioni di cittadini, dove svolgere una istruttoria pubblica delle diverse ipotesi in campo, a Miano per lo stadio ma soprattutto a Bagnoli.
Decidiamoinsieme presenta oggi un appello forte ed equilibrato che chiede, intanto per Bagnoli, proprio questo e che viene ripreso da alcuni giornali.
Sarebbe ora almeno (almeno!) di raccogliere firme per dare un po’ di procedure trasparenti e finalmente più democratiche alla vita pubblica napoletana.

13 marzo, 2007

Anche gli anonimi hanno ragioni

Ha ragione Marassi: qualcuno dovrebbe rispondere. E ha ragione l’anonimo: quel qualcuno sono io. Mi scuso davvero per la lunga assenza dovuta a tre cose: il solaio di casa mia si è dovuto rifare e tutti i fili, anche dei computer, sono per aria da giorni, mia mamma, che ha 85 anni, sta passando un momento di difficoltà, sto lavorando molto intensamente al M.P.I. sul nuovo obbligo di istruzione che parte a settembre per tutti/e le/i ragazze/i che hanno finito la terza media a giugno.

Non tolgo l’opzione “anonimo” perché non saprei come fare, ma anche perché sono persuaso che, nella bella varietà del mondo, ci vuole anche questa opzione. Tanto è vero che spesso ho risposto agli anonimi e lo faccio anche oggi.
Il convegno Chance. Non è organizzato da me: sono capace di fare una cosa alla volta e o faccio Chance (cosa che mi ha preso per dieci anni, coi ragazzi, con il quartiere, con i docenti e gli educatori, ecc.) o faccio un lavoro tecnico per la istruzione pubblica. Il convegno si farà e ne sono contento e spero che vi sarà un dibattito non autocelebrativo ma teso a vedere come integrare le diverse occasioni di offerta formativa dentro i diversi tipi di scuola. Ci si può andare. Ci saranno gruppi di lavoro. Le istituzioni, come ho scritto su questo blog il 13 febbraio, fanno le passerelle. E noi tutti cerchiamo di provocare ogni volta il fatto che entrino nel merito delle questioni. E’ un lavoro costante, faticoso, anche scocciante. Ma indispensabile. Perché le istituzioni esistono. In questo caso c’è un’occasione: Chance non è più un progetto. Sarà una scuola, con un preside e rientrerà nella norma ordinaria, superando la straordinarietà tipica di ogni innovazione sperimentale. La sua sperimentalità dovrà continuare entro un assetto ordinario. Il fatto che ciò avvenga rappresenta una occasione per quei ragazzi che non riescono a stare nella scuola ordinaria e possono accedere a una II occasione ma entro un tessuto stabile dal punto di vista normativo. Non è qualcosa di ambiguo o strapalato, caro anonimo. E’ quel che ci dice di fare l’art. 3 della Costituzione della Repubblica, la Convenzione di New York sui diritti dei bambini e dei ragazzi, la raccomandazione del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea in materia di educazione permanente trasmessa al nostro Governo e Parlamento – come a quelli di tutta la Unione europea (gazzetta ufficiale della UE del 30/12/2006): fornire occasioni ulteriori a chi non le ha potute o sapute utilizzare prima. Jaques Delors la metteva così: dare una occasione diversa e ulteriore. Nessuna doppiezza dunque. Semplicemente diritti dati a chi è più debole entro la vita vera che è complessa. Vi saranno altre scuole italiane simili a Chance, ognuna con la sua storia e i suoi assetti – come, del resto, accade in Europa e altrove - a Verona, a Trento, a Reggio Emilia, a Torino e a Roma che da tempo si sono messe in rete in seguito a lunghe esperienze di aiuto a chi a scuola non ci va. Vi è un bel volume che si può ordinare presso l’Iprase del Trentino che si chiama Ricomincia da me e che riporta dati monitorati e dettagliati su queste esperienze, Chance compresa. Oppure lo si può acquisire al convegno.
Poi Chance, come tutto, ha difetti e cose migliorabili. Sono felice di averci dedicato dieci anni di vita. Ora sto qui a cercare di dare una mano all’elevamento dell’obbligo. Anche questa è una cosa imperfetta e migliorabile.
All’anonimo comunque offro un caffè e così ci vediamo, parliamo e discutiamo dei suoi dubbi. Trova, come ho detto varie volte, il mio telefono sull’elenco e resto a disposizione. L’altra volta che mi sono offerto era perché un anonimo aveva insinuato che avessi intascato non so quanti milioni di euro da alcuni malvagi imprenditori per battermi contro le magnifiche sorti e progressive della Iervolino e aprire la strada alla reazione. Allora non ho naturalmente ricevuto telefonate. Forse andrà meglio questa volta.
Proverò a intervenire presto. E ritornerò per parlare dei poteri speciali alla sindaca e della colmata di Bagnoli.

03 marzo, 2007

Mi iscrivo al Partito Democratico

Americano però.
Sfrutto la doppia cittadinanza che mia mamma mi ha donato.
Così posso partecipare alle primarie, quelle vere e sostenere Obama.
L'unico candidato che è davvero multilateralista e che in tempi non sospetti ha votato contro la guerra in Irak.

26 febbraio, 2007

O di lotta o di governo

Oggi posso finalmente affrontare con una certa tranquillità la questione del governo. In questi giorni non avrei detto con il necessario distacco.
Per un poco potremo andare avanti con Prodi, forse.
Mi fa piacere non solo perchè l'ho votato né per una speciale affezione al personaggio, ma perché trovo particolarmente increscioso e deprimente aprire il varco a questa destra e contemporaneamente far decadere i decreti su qualsiasi materia. Se si è chiesto un voto per governare, allora la materia e la responsabilità del governo è cosa prioritaria.
Faccio l'esempio che mi è più vicino. Insieme a tante persone ho lavorato in questi mesi a misure che hanno smontato il progetto della Moratti e stanno costruendo un'altra scuola.Ma devono diventare legge ed essere completate.
E' molto frustrante trovarsi nella situazione di Sisifo che portava il peso fino a sopra la montagna e poi era costretto a ributtarlo giù.
Lo sanno quelli che confondono funzioni di governo con funzioni di opposizione che tra le altre cose sarebbe tornata quella scuola contro cui si sono battuti per cinque anni?
Non si tratta di un problema di due persone particolarmente narcisistiche. E' una convinzione più diffusa che si possa essere "di lotta e di governo". Il punto è che questa formula di Enrico Berlinguer, fu coniata quando stava all'opposizione e si poneva il problema della responsabilità politica dall'opposizione.
L'approccio esattamente contrario al senso comune mostrato in questi mesi da certa sinistra radicale.
Altro è fare la lotta, cosa indispensabile nelle dinamiche di una democrazia.

18 febbraio, 2007

Le bollette i ticket e la politica

La troupe si è spostata. Questa volta (non) siamo a Saint Tropez. E siccome la registrazione in studio è stata fatta il 17, la pila è finita a metà. L'altra metà è appiccicata dopo. Insomma sempre peggio. A seguire, la trascrizione.




Siamo a Saint Tropez, la gente si chiede: perchè? No, non siamo a Saint Tropez, siamo a Napoli.

Cè un signore, Maestro SM che nei
commenti dice: "Ma per voi le questioni delle bollette, delle tariffe, non sono importanti?"
Maestro SM ha ragione perchè le tasse sotto forma di bollette, di tariffe, non sono progressive. Arrivano uguali per tutti, ma dato che tutti non sono uguali finiscono per essere tasse che colpiscono più i poveri e meno i ricchi.
Questo della povertà è un problema che riguarda anche la Campania?
Si l'abbiamo detto spesso da queste parti e ha ragione il Maestro SM che è una questione che riguarda la politica. Cè un sito che si chiama Accenti, di giovani studiosi napoletani. Questi giovani hanno notato che secondo i dati Istat sul reddito e le condizioni di vita, i dati ufficiali, la Campania è il luogo dove l'indice di Gini, che misura la diseguaglianza nel reddito, ha i valori più alti d'Italia. Quindi in un posto dove, come abbiamo detto, c'è la maggiore quantità di popolazione sotto la soglia della povertà e dove la forbice della diseguaglianza è più allargata arrivano le bollette e accentuano la povertà. La vita concreta delle famiglie per una bolletta può diventare disperata.
Vorrei mettere l'accento su un'altra cosa. E' estremamente terribile (volevo dire singolare) che un posto governato dal centro sinistra sia un posto dove crescono le diseguaglianze tra i cittadini.

E dove queste cose non si dicono.
No, non si dicono. Bisogna andare a cercare il sito dei giovani studiosi che peraltro riprendono i dati ufficiali dell'Istat.
(Fine della pila - ricarica - nuovo ciak)

Ma il nostro amico SM fa una domanda sulla politica.
Si, è una questione politica. Questa forbice di diseguaglianza si crea negli anni. Sono quasi quindici anni che in Campania c'è il centro sinistra al governo e le diseguaglianze sono aumentate. Quando c'è uno sciopero, una manifestazione a piazza Plebiscito, dove una parte dei sindacati si inizia a mobilitare su queste faccende, il caro bollette e così via, se la Cgil non aderisce si tratta di un fatto grave. Vuol dire che c'è un blocco di personale politico, che purtroppo coinvolge anche una parte importante, la più importante del sindacato, che continua invece a preservare la classe dirigente che in qualche misura ha favorito la crescita della diseguaglianza.
Arriverà un giorno che un caudillo, un demagogo di destra raccoglierà la protesta inevitabile, data questa situazione di diseguaglianza sociale. E andrà a finire male. Dovremmo cercare di evitarlo e quindi ridiscutere di queste cose. Parlare di democrazia e anche di opportunità per tante persone che non ne hanno. Le statistiche sono fatte da persone.

13 febbraio, 2007

Spendersi con regolarità o fare passerelle

Fabrizio, della onlus Compagni di viaggio, chiede di collaborare e ci fornisce anche l’occasione di tornare a parlare di welfare e giovani e della situazione in città su questo decisivo fronte, gliene sono grato.Il fatto che la politica, intesa come occuparsi della città, si possa concretamente tradurre in azione situata e costante del tipo “in questo posto abbiamo bisogno di persone che si spendono per fare queste cose con queste ragazze e questi ragazzi con un minimo di regolarità nel tempo” è una dimensione concreta e autentica che mi è congeniale. Le mie riflessioni di qualche giorno fa, Fabrizio, a partire da casi concreti e, insieme, da ispirazioni teoriche di cui Europa e Italia parlano – voleva sostenere appunto la centralità di questo tipo di lavoro.
Penso anche che molte persone, spesso preparate, lavorano in città su questo fronte.
Ma hanno anche rappresentanza? Hanno luoghi pubblici, favoriti dall’amministrazione, dove chi già si spende possa confrontarsi, scoprire le reciproche esperienze, rifletterci, discuterne e trovare nuove opportunità in modo condiviso?
In passato qualche volta le amministrazioni napoletane hanno favorito qualcosa che andava in questa direzione. Penso a un forum dei e con i ragazzi che si è tenuto a Bagnoli tre anni fa, al forum dell’infanzia e dell’adolescenza di cinque anni fa. Roba a cui gli assessori davano pure qualche soldino.
Altre volte le cose si sono fatte senza quasi soldi da parte delle amministrazioni. Penso alle riunioni di Napoli sociale o alle iniziative di psichiatria democratica o al convegno di quasi un anno e mezzo fa curato, insieme, dalla redazione della rivista Animazione sociale e dai diversi operatori di Napoli che cercarono di superare le differenze e anche le concorrenze per parlarsi e interrogarsi su cosa e come fare meglio. In quella occasione almeno qualche assessore si affacciò, ascoltò. In quella occasione eravamo in tanti e, d’accordo con gli amici di Animazione sociale, che hanno, poi, curato, i materiali di quella esperienza comune, avevamo organizzato il lavoro in modo che si potesse parlare insieme dei problemi e che fosse evitata la lugubre passerella dei politici in fila secondo la gerarchia o la rituale esposizione, un po’ sovietica, del Piano sociale quinquennale che annunciava il dettaglio della compilazione cartacea di ciò che “dovrebbero fare le politiche sociali”. Ma oggi, invece, la “politica politicosa” e i pur avvertiti tecnici delle amministrazioni sono miseramente tornati indietro. E ci risiamo con le passerelle autoreferenziali che altre città hanno imparato ad evitare come la peste con i politici che (regione-provincia-comune) prendono il 30% del tempo, con un altro 40% almeno del tempo preso da qualche grande programmatore che espone il mondo che verrà con piglio hegeliano, senza che vi sia fase seminariale dedicata al lavoro sociale vivo e con ognuno che ritorna alle sue prassi, sconsolato e più solo di prima.
E’ così che oggi Napoli conosce – oltre la crescita della povertà delle persone e la pauperizzazione delle risorse per il sociale – anche l’impoverimento dell’analisi, la decrescita delle occasioni di vero confronto, lo strapotere di mediocri capuzzielli di apparato.
Forse è ora di ribellarsi e di ripartire con le proposte di chi sta in campo.

06 febbraio, 2007

La città e le opere

(Oggi siamo a Berlino, quello dietro è il Reichstag)
Piccolo aggiornamento al 10 feb: molte persone non sono riuscite a vedere il filmato. Quindi va spiegato che il palazzo alle mie spalle non sta a Berlino perché è il lato di Palazzo Reale che dà su via Acton e quindi siamo a Napoli. Tutti quelli che mi hanno fermato chiedendomi conto del mio viaggio a Berlino sono stati vittime di uno scherzo un po' cretino.



(trascrizione per i non cablati)
Questa città si sta trasformando ultimamente. Ci sono grandi opere,
stadi, spiagge, centri benessere. Il nostro popolo sarà gratificato
da grandi opere.

Sono allibito dal fatto che hanno fatto una campagna elettorale,
istituito degli asssessorati strategici ricoperti da noti oppositori
di estrema sinistra, sulla base di un piano strategico e di un piano
regolatore che è stato esaltato durante la campagna elettorale e
infine dai famosi cento progetti che sono st
ati presentati al presidente del consiglio all'avvio del governo di
Rosa Russo Iervolino. Tutte le cose di cui si sta parlando, a partire
dallo stadio di Scampia, non si trovano in nessuno di questi documenti.
Quindi non solo non si parla con i cittadini, non solo non è
all'ordine del giorno del consiglio comunale, non ci sono spazi
pubblici per questo, ma va sui giornali a seconda di come si sveglia
tizio o sempronio. Questa è la situazione e nessuna altra città, nè
in Italia né all'estero sta in queste condizioni di assenza di
procedure non dico democratiche, ma accettabili, decenti.

Rifondazione comunista ha posto una questione - e la lodo per questo
- sulla colmata di Bagnoli: forse non conviene. E comunque va fatto
uno studio per vedere i costi, l'impatto ambientale. Subito gli hanno
dato addosso tutti quelli che in qualche modo hanno bloccato
qualunque rapporto dei cittadini di Bagnoli con il Piano Bagnoli con
la P maiuscola. In realtà quello che io sospetto è che questo è il
modo per fermare tutto e per continuare a fare gli affari loro.

La discussione prosegue su Decidiamo insieme dove c'è anche ricca documentazione.

Sui commenti al welfare per i ragazzi

Ringrazio per la partecipazione a questa primissima riflessione su "quale welfare" per i giovani che si dovrà riprendere con cura nei mesi a venire. La sofferenza dei ragazzi nel crescere, la difficoltà di unire libertà nella esplorazione del mondo e nella costruzione di indentità alla responsabilità è una roba seria, evidente e che interroga la politica. E in particolare le politiche dell'istruzione, della formazione e del welfare. In questa prima riflessione ho solo voluto aprire un dibattito su misure che siano efficaci.Per esempio vorrei che si discutesse a Napoli su: una volta aperte le scuole il pomeriggio, cosa funziona e cosa no con i ragazzi che ci vengono? A determinare la bontà di una misura non è la misura in sé ma ciò che concretamente vi accade "dentro". E sono certo che alcune scuole aperte di pomeriggio disegnano buone misure e altre no. E che dobbiamo imparare tutti dalle effettive pratiche ed evitare la tipica polarizzazione hegeliana "o a favore o contro" senza scrutare quel che accade. La questione Catania - e cento e cento altri episodi, da stadio e non, che conosco per il mio lavoro e che per mero caso non sono sfociati in tragedia - sono altrettanti segnali, che il mondo adulto rimuove, che pongono il problema del welfare esattamente in termini pedagogici. E va detto. Del resto, è l'ONU che ci parla di città educative... Non si vuole una pedagogia di stato, sia chiaro. Ma una vocazione educativa che preveda la condivisione tra chi ottiene misure e chi le eroga. Il fatto è che tutto il mondo parla da almeno dieci anni di questa roba mentre qui si crede ancora a un piano sovietico che possa dare risposte univoche a tutti e senza coinvolgere, nelle scelte sul welfare, innanzitutto i destinatari delle politiche pubbliche cioè i ragazzi e chi con loro sta ogni santo giorno. I palazzi dove si decide il welfare in Campania se ne cadono di annunci e di piani, scritti in ottimo lessico da welfare partecipato... ma poi nessuno fa patti con le persone. E non si dica che dappertutto è così. Perché io giro da quindici anni e la Campania e Napoli sono primi per mancata partecipazione e dibattito pubblico su questi temi.

01 febbraio, 2007

Welfare per i ragazzi? Amèn

Constatazioni sullo stato dell’arte

Quale welfare serve ai nostri ragazzi? E’ questo che spesso mi si chiede. E io rispondo raccontando storie come queste di Lella, di Carmine e di Mary.
Lella ha bisogno di un asilo nido dove vi sia una sponda con cui parlare di sé e dei suoi figli. Vuole studiare per ottenere almeno una partita iva ma quando le ho detto che non sarebbe affatto una cattiva animatrice di comunità e le ho spiegato cosa facevano, lei ha sorriso con un sorriso vero. Carmine mi ha chiesto: “C’è qualcuno che mi paga un anno di lezioni di tromba se, in cambio, mi impegno a prendere il mio diploma?” Mary vuole lezioni di Italiano, Inglese, Economia aziendale, Diritto, Informatica ma – aggiunge – in un “posto vero”, di sera e non a scuola. Tutti e tre non disdegnerebbero certo opportunità di capirne di diritto o di parlare meglio in Italiano o di saperne di questioni ambientali. Non sono più i ragazzini drop-out di 5 anni fa.

Servono molti welfare, molti diversi welfare. Allora mi dicono che i dispositivi pubblici hanno “necessità di essere leggibili in modo unitario”. Allora io dico che anche gli aerei da combattimento sono a geometria variabile. Sorridono e mi rispondono che “non si può fare un ‘welfare on demand’, su richiesta individuale e che le misure di welfare sono politica pubblica e devono avere una loro ratio”. Amèn rispondo io. In senso letterale: che sia così. Tanto…
A proporre di includere anche da noi, nelle cornici di riferimento teorico, il processo di individualizzazione entro il mondo globalizzato, come uno dei fattori cruciali che concorre alla crisi del welfare state, è stato Massimo Paci in un bel libro del 2005:
In un momento di svolta o di transizione, come quello attuale, in cui i sistemi di welfare europei sono in visibile difficoltà e gli stessi valori di uguaglianza e solidarietà, su cui essi si sono fondati fino ad oggi, reclamano un aggiornamento, una riflessione sul processo storico di individualizzazione può essere utile per comprendere il cambiamento in atto.

E la direzione di marcia, che dovrebbe spingere il welfare fuori dalla crisi sta proprio nei processi di individualizzazione. Qui siamo soccorsi da Amartya Sen che da anni, con argomenti davvero corposi, ci ripete che la gente comune vuole prendere in mano la propria vita o come dice testualmente “vuole progettare e avere una vita propria”. Si tratta dunque di garantire a tutti i cittadini la libertà individuale che va vista, nel welfare che si auspica, come libertà sostanziale o in positivo, il che, tra l’altro, la differenzia nettamente da quella classica del pensiero liberista come libertà, in negativo, da ogni vincolo e limite. La concezione di libertà di Sen rinvia a quella di uno stato abilitante e di una società attiva insieme alle persone destinatarie di welfare e perciò è alla base di quella visione riformatrice del welfare, in cui diventano concetti portanti quelli di partecipazione ed empowerment dei singoli individui cittadini che, come Mary, Lella e Carmine chiedono cose diverse ma tutte di decisiva importanza sulla base della loro visione di “aiuto al proprio sviluppo individuale, al proprio progetto di vita”.

Queste cose del tutto evidenti non è che non si sappiano o che non si dicano nei documenti ufficiali che progettano welfare, a livello nazionale come a livello locale, che inondano gli uffici, i comunicati stampa e quant’altro. E da anni le leggiamo nei libri oltre che sulle strade delle nostre città, lì dove lavoriamo con le giovani persone che sono precocemente escluse.
E’ che il sistema-Italia - dove tutti si professano riformisti e attenti ai giovani e in particolare ai giovani esclusi – è ancora, con rare eccezioni, legato a una idea rigidamente standardizzata della offerta di welfare. Che non serve innanzitutto a chi dovrebbe beneficiarne.
Perciò, con penosa impotenza e nonostante grande spreco di pubblico denaro per progetti e misure pensati ben lontani dalle persone in carne ed ossa, non possiamo dare risposte reali ai nostri tre giovani amici. E così sia.

31 gennaio, 2007

Mary

Il welfare e i giovani, terza giovane.
Mary. 20 anni. Non ci siamo riusciti a farle affiancare un po’di santa istruzione alla qualifica professionale di estetista e parrucchiere. Corso triennale con bilancio di competenze, prove d’opera e qualifiche. Roba europea. Una fatica per riuscirci che non si può immaginare. Ma solo quelle materie lì, imparare a fare il mestiere bene e basta. L’anno dopo l’ultimo esame ha aperto un business benessere – così lo chiama - con due amiche chiedendo un prestito di quartiere a uno strozzino amico non troppo strozzino. Le banche non se la sono filata di pezza. Porte sbarrate anche per i prestiti d’onore. Imprenditoria femminile? Troppo difficile. Nessuno sportello che sia uno che aiuti. O lo sai fare già o conosci qualcuno. Ora non riesce a scrivere bene una lettera commerciale, ha bisogno dell’inglese per leggere le indicazioni dei nuovi prodotti e ha addirittura preso in prestito un manuale di economia aziendale per provare a fare bene.

30 gennaio, 2007

Carmine

Il welfare e i giovani, secondo giovane.
Un altro che incontro è Carmine. Ha 19 anni. Il padre è volato giù da un’impalcatura al nero quando ne aveva 16. Niente assicurazione e niente di niente. E la madre, rimasta sola, fa le pulizie nelle case delle signore – così le chiama. Carmine ha due fratellini e una sorellina più piccoli. Ha lasciato la scuola a tre mesi dal diploma superiore. Non perché c’era bisogno in famiglia perché vanno avanti con le pensioni dei due nonni materni grazie al banale fatto che la mamma è figlia unica. Ma perché, come dice lui, si era “scocciato di sentire i prof. che vengono in classe a spiegarmi il mondo e come si dovrebbe essere e vivere, in più frustrati, aggressivi e depressi. Andate a fare in culo”. E non andava affatto male. E’ andato via sui due piedi e nessuno lo ha cercato o chiamato indietro. Nessuno. Ha una passione per la tromba che suona in due diversi gruppi, uno rythm n’ blues e uno fusion. E’ autodidatta. Un mio amico musicista di valore dice che è molto dotato ma che avrebbe bisogno di lezioni. Lavora in un bar del centro. Sei giorni a 95 euro a settimana più mance. Ore otto – diciotto.

29 gennaio, 2007

Lella

Ho scritto alcune brevi note sul tema del welfare e dei giovani. Inizio da tre storie che pubblicherò una alla volta. Poi proverò a ragionare sul tipo di risposte che si possono dare ai giovani come quelli che ho conosciuto. Questa è la prima giovane.

In una sera di pioggia incontro Lella. E’ stata una mia alunna. A scuola andava uno schifo, era irrefrenabile e ostentava disinteresse per il sapere. Oggi, quando ha tempo, privilegia trasmissioni educational in tv. Incredibile. Ha 21 anni ora. Ha due figli. Vive in 28 metri quadri. Il marito lavora al nero in una fabbrica di cioccolata. Gli promettono di “regolarizzarlo”. Prende 870 euro al mese. Quando la nonna – non la madre di Lella, che è in carcere – tiene i bambini, Lella può andare a lavorare. Lava le scale. Ciò avviene in due palazzi il martedì e il giovedì. Euro 38 a palazzo a settimana, sette piani di scale. Lella e suo marito la sera fino a molto tardi, nell’androne del palazzo su cui affaccia il monocamera ben attrezzato dove vivono a piano terra, vendono cose al nero. Se le procurano fuori città in un grande outlet della distribuzione dove un cugino passa loro le cose al minuto a prezzo d’ingrosso: barre di cioccolata, biscotti, latte, zucchero, caffè, bibite gelate, caramelle, gomme. Ci puoi trovare anche dentifricio, pannolini, saponette, aspirine, siringhe sterili, preservativi, cotone, alcool, sapone da barba e per lavare a terra o per i piatti, lamette, strofinacci, spugnette ecc. Ci puoi trovare il fumo. Non hanno orario. E’ un servizio. E’ molto comodo se vivi lì vicino e hai dimenticato qualcosa o se ti viene fame di qualcosa di notte. E Lella dispensa anche consigli e sa moderare conflitti notturni di quartiere dagli esiti potenziali davvero terribili.

28 gennaio, 2007

Comunicazione di servizio

Se vedete bene, i post di questo blog hanno cambiato autore, c'è scritto e.r. E' vero io sono e.r., l'elettricista di Marco, ma questo non è un putsch. Sto solo pasticciando con Blogger, la piattaforma su cui sono scritte queste cose. Blogger costringe da oggi a passare alla nuova versione e per un po' figurerò io come autore. Sappiate che l'autore rimane Marco Rossi-Doria e che al più presto ci sarà un nuovo post sul tema dei giovani. Scusate il disturbo stiamo lavorando per lui.