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22 settembre, 2011

Il Principe di Danimarca e un po' di un lobbying per i nostri ragazzi


È uscito per Sellerio il bel libro di Carla Melazzini, Insegnare al Principe di Danimarca. Lo si sta presentando in moltissimi posti, tra i quali la Feltrinelli di Napoli, oggi alle 18. Intanto Cesare Moreno, che il libro ha curato, esprime assai bene le medesime preoccupazioni sui nostri ragazzi che ho espresso ieri su l'Unità e lancia il progetto E-VAI. Di questo avevamo parlato alla festa pd di Milano insieme e lo rifaremo a Verona, lunedì 26.

30 marzo, 2011

Nessuno è perfetto: Clara Sereni a Napoli

(SegnalAzioni educative)

Le censure verso la diversità e la malattia mentale limitano la ricerca di risposte vitali, contribuiscono a lasciare nell’isolamento le famiglie colpite, impediscono una dimensione più libera e umana. Anche in questa edizione del 2011 dell’Arte della Felicità, l’associazione Nessuno è perfetto ha trovato un suo spazio specifico di riconoscimento, per provare ad articolare, proprio sullo sfondo del tema della solitudine, un colloquio intimo e pubblico. Un colloquio che si carica di attesa fiduciosa: provare a parlare di tematiche dolorose, generalmente rimosse, per cercare di andare oltre pudori e difese.
La presenza a Napoli di Clara Sereni, nell’incontro organizzato dall’associazione, consente di intrecciare dimensioni diverse. Il senso dell’invito sta nella possibilità di incontrare il rigore della sua scrittura, che assume in sé il vissuto, trasfigurandolo. Il contatto personale con il tema della diversità diventa, nella solitudine della narrazione, occasione per raccontare un mondo che suscita emozioni e riflessioni. Rifuggendo da tentazioni banalmente consolatorie, Clara Sereni propone spesso la quotidianità di un’esperienza, diversa e uguale a tante, che nell’intensità della parola trova la sua singolarità. Attraversa tematiche scomode che toccano sfere esistenziali di ogni autentica letteratura, e la scomodità è il risultato di uno scavo lucido e profondo che non offre facili ripari, pur aprendo varchi di lievità. La parola e il racconto restano nudi, per restituire la nudità dell’isolamento, da cui trarre tutta la forza e la dignità possibili.

28 marzo, 2011

Se la scuola avesse le ruote - (SegnalAzioni educative)

Con questa recensione vorrei iniziare a recensire libri, articoli, esperienze, incontri e variabilia in campo educativo e affini

Undici anni fa mi sono occupato di Colin Ward, curando, insieme a mia moglie, la traduzione e introducendo i suoi scritti su bambini e città. Lì dove l’anarchico inglese mostrava come il girare, l’esplorare, anche con la scuola – quando questa apre le sue mura verso il mondo – permette e sollecita un’idea di apprendimento ampia, complessa, ariosa… capace di piegare la città alla crescita e non viceversa.

Ancora oggi il nome di Colin si lega a una prospettiva di apprendimento come scoperta, migliore senso di sé; e di competenza, intesa in maniera ricca, variegata – che travalica gli steccati tra quel che è formale e quel che non lo è. E aiuta anche a mettere in forse l’idea di sviluppo qual è ora.

Il medesimo senso liberatorio che avevo sentito quando ho lavorato ai pensieri di Colin Ward l’ho provato qualche sabato fa. Quando ho presentato a Milano  il bellissimo libro di Emilio Rigatti: Se la scuola avesse le ruote. Si tratta della scrittura, con molte ispirazioni alte e forti esperienze ben coese con il pensiero, di un prof. friulano, ben noto nel mondo della bici, che da molti anni porta le classi di scuola media a ri-scoprire la sua e ogni altra disciplina, pedalando – da cui la pedalogia…
Libro da leggere davvero.
Perché:

1. parla in dettaglio dei “giri in giro” (categoria che mi è venuta in mente a me, leggendolo, presa da Bruce Chatwin) di ragazzini e insegnanti, d’accordo con genitori, fatti insieme con i ragazzini delle medie in bici – roba vera, dunque; e di come si prepara e di come evitare guai e di cosa arreca alla crescita del gruppo e di ognuno;
2. perché mostra che una scuola che va verso il mondo è possibile e anche quali sono i modi per renderla tale;
3. perché fa capire che il governo educativo dei tanti ragazzini così bistrattati dall’Italia adulta di oggi intanto è possibile se si fanno cose che abbiano valenza sia operativa che simbolica, forti, concrete, aperte alla scoperta insieme… Il contrario della stantìa scuola trasmissiva… E con ottimi risultati anche nelle competenze più tradizionali. Come sempre è stato per la buona scuola attiva.