Passaggio: è il momento del cambiamento, il variare di stato, di condizione, di prospettiva. Come quando in una sinfonia si passa da una tonalità all’altra. Sentiremo altri suoni. Vedremo le stesse e altre cose in una scena cambiata e in un’atmosfera mutata. Ieri B. ha attraversato Piazza del Quirinale tra i fischi. I clacson hanno suonato a festa: “e da quel suon diresti che il cor si riconforta”. Ma non è una liberazione e non è ancora finita questa storia. Può esserci una bruttissima musica o una musica necessariamente molto seria. Al contempo, è stato rimosso un peso grandissimo, un impedimento che interrompeva ogni strada futura e che ci ha angosciato ogni giorno nel quotidiano dell’anima oltre che nelle relazioni sociali e nell’ecomomia reale. Nel passaggio della vicenda comune non è male ragionare ad alta voce. Con gli altri e più del solito. Ragionare e non aderire e semplificare. Cosa non facile, opera incerta. Con molti dubbi.
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| Giustino Fortunato |
La crisi politica nasce dall’economia oltre che dal logoramento della politica degli ultimi tempi. E’ il segno di una mancata autonomia e di una marcata incapacità della politica. La roba economica non è una macchinazione, non si tratta di un trucco.
Il capitale e i suoi cicli determinano le cose, spingono alle scelte, soprattutto nei passaggi più critici. La crisi della finanza oggi punisce l’Italia per il suo debito abnorme e per le sue debolezze specifiche e la grave stagnazione economica europea e italiana sono cose vere. Poi determina anche e accellera la vicenda politica. Ma non accettare il dato di fatto di dover dare risposte alla situazione economica con un nuovo assetto della politica, con un senso della straordinarietà della situazione vuole dire fingere di non capire la portata concreta delle cose, il peso del debito e i pericoli effettivi delle speculazioni, della concorrenza accanitissima, della forte recessione che è in atto.
Chi, a sinistra, fa questo errore e continua in giocarelli di bottega non vuole proprio capire; chi, poi, racconta che il default vero e proprio è cosa gestibile sottovaluta colpevolmente il fatto che il peggio davvero non è mai morto in questi casi.

