15 gennaio, 2006

Il ciuccio e la guerra napoleonica

Nicola Campoli raccomanda quattro ingredienti: calma, novità, razionalità e sicurezza.
Un grande produttore di calma è dato dalla profonda convinzione che se si farà una proposta indipendente per le amministrative di Napoli, la si farà insieme a tante persone, singole, associate e che rappresentano realtà diverse e competenze capaci di affrontare il merito. Per quanto mi riguarda, infatti, una presentazione qualsiasi, magari di testimonianza - che serva solo a confermare l’idea di presentarsi - non mi sembra all’altezza della grave situazione in cui versa la nostra città.
La novità vuole dire nuovi contenuti, proposte – è la cosa su cui, dall’inizio, più sto lavorando; bisognerà, tuttavia, fare degli incontri tematici molto seri. Lo scandalo di elezioni regionali senza dibattito serio di merito sulle grandi questioni di vita dei cittadini – rifiuti, acqua, lavoro, viabilità, nuovo welfare – non si può ripetere per il comune. Fu una campagna piatta, “brutta e senz’anima” a cui, subito dopo, ha corrisposto, coerentemente, una giunta regionale più povera di quella precedente, più schiava di logiche solo partitiche, con meno competenza. Disse quel caro amico mio, Gennarino: “il ciuccio passa una volta sola per lo sgarrupato”.
Al contempo novità vuol dire anche nuova cultura, stile e metodo: più umiltà, nessuna demagogia, una richiesta di partecipazione responsabile a tutti e tutte e non la proposta di salvezza, uno sguardo a tutta la città e non a una sola parte di essa e, dunque, il proponimento di accogliere altri modi di pensare, anche distanti da ciascuno di noi, me compreso. Si dovranno poter recepire ed elaborare le reciproche diversità.
La razionalità, per come la sto capendo all’inizio di questa avventura, è sentire cose diverse e poi prendere decisioni. Tale razionalità è portatrice di una sicurezza solo procedurale e molto “faticata”. Quando ero ragazzo avevo letto Guerra e Pace di Tolstoj. Me lo aveva regalato Benedetto Herling per i miei tredici anni. Nel leggere, saltavo le parti sulla teoria della guerra… erano una palla. Ora me le sto rileggendo, quasi come si fa per un manuale di “istruzioni per l’uso” che si divora in una situazione di esposizione, di fronte a cose da fare, a decisioni. Terzo volume, parte terza: con sullo sfondo la grande metafora della guerra di Russia napoleonica, si legge di una razionalità complessa, entro la quale non tutto è prevedibile, si è nel mezzo di una serie mobile di fatti, non c’è un disegno solo, gli eventi si delineano a grado a grado, un momento dopo l’altro, nel loro significato, entro un gioco complicato di intrighi, dipendenze, preoccupazioni, piani, consigli, visioni, minacce, inganni…
E’ una razionalità complessa quella che è richiesta. In più siamo ad affrontarla meglio è ora e meglio sarà dopo.
Poi bisognerà – come commenta Cut - aprire il tema della comunicazione più larga.
E il tema dei soldi, con un’ipotesi di abbassare i costi della campagna elettorale, inventando modi per fare di necessità virtù. La politica non deve costare così tanto. Soprattutto in una realtà come la nostra, con tanti cittadini che vivono in situazione di esclusione. E’ intollerabile. Inventiamoci un calmiere. Ma questo è un tema dal peso specifico alto ed è per un’altra volta.
Buona notte.

6 commenti:

M francesca ha detto...

ciao Marco, anche se prematuro, come dici tu, credo sia giusto pensare al come diminuire le spese della politica, anche perchè, diciamocelo (alla La Russa) ancora una volta, qua i soldi non ci stanno! Allora già da un pò riflettevo su come canalizzare costruttivamente le energie potenziali e positive delle persone che vorrebbero ma che non hanno mai "preaticato" la politica. E, come tu ben riporti nel tuo ultimo imput, la pratica politica ha mille sfaccettature e volti che deve fare i conti con la razionalità a partire dalla volontà emotiva.
Pensavo: non bisogna dimenticare che l'interesse delle persone al cambiamento deve fare i conti con la diffidenza e lo scetticismo sedimentato in anni di mal governo, dunque il coinvolgimento, l'attivazione delle energie, a mio avviso, deve essere reso lento ma denso, significativo. Ciò implica che bisogna evitare una sovraesposizione di immagine e le modalità "pubblicitarie" di quanto si sta costruendo devono assumere una forma che restituisca azione sensata a chi vi partecipa.
Un esempio di come è il non prescindere dagli strumenti della rete. La usiamo tutti a costi già preventivati nella vita di ciascuno, le email dunque, e, ancora dunque, è necessario che la lista dei singoli contatti vada confrontata tra tutti quelli che si offrono nella "campagna" per evitare inutili e fastidiosi ed involontari spam di ritorno.
Un altro esempio di come: riunioni a tema programmate in termini di calendarizzazione "comoda", raccogliendo, in anticipo, un minimo utile di adesioni così da evitare dispersione di energie di tutti. Queste delle mie idee per ora, utili?

Norberto Gallo ha detto...

Caro Marco,
mi farebbe piacere che cominciassi concretamente la tua campagna elettorale (eventuale) cominciando a parlare di cosa vorresti fare. Qualche esempio? Quale visione economica hai della città? In che modo pensi si possa generare lavoro, diminuire la criminalità ed aumentare il tenore di vita?
Nel frattempo ti segnalo un post riguardante il tuo incontro con l'assessore Tecce di qualche giorno fa. Si chiama

Norberto Gallo ha detto...

Caro Marco,
mi farebbe piacere che cominciassi concretamente la tua campagna elettorale (eventuale) cominciando a parlare di cosa vorresti fare. Qualche esempio? Quale visione economica hai della città? In che modo pensi si possa generare lavoro, diminuire la criminalità ed aumentare il tenore di vita?
Nel frattempo ti segnalo un post riguardante il tuo incontro con l'assessore Tecce di qualche giorno fa. Si chiama I dolori del senatore Tecce

fulvia ha detto...

Caro Marco, leggo con interesse il tuo blog. Spero che tu insista nel tuo impegno per Napoli. Io non ci vivo più, e forse riesco a vedere la gravità dei suoi problemi meglio di prima. Un amico napoletano che si è trasferito in Australia, alla domanda "com'è lì la vita?" mi ha risposto "è normale.", intendendo che è a Napoli che le cose semplici non sono facili, o scontate.
Auguri!

oric ha detto...

finalmente un po' di aria buona in questa devastata città, ma se non ci poniamo delle domande su quanto ci accade intorno,forse la serietà e le buone intenzioni che certamente ci animano non serviranno a molto .
nel prossimo post ne elencherò qualcuna fra quelle che più mi "bruciano".

Vincenzo Sabatiello ha detto...

Finalmente apprendo che sarà presentata una lista di sostegno per la candidatura a Sindaco del prof. Marco Rossi-Doria.
Ciò ha reso un po' nervosetti alcuni esponenti della sinistra partenopea.
Evidentemente i "manovratori" non desideravano essere disturbati.
Pensavano che il Prof. non facesse sul serio.
Caro Prof. ,parafrasando Dante, segui il tuo corso e lascia dir le genti.
Se mi è consentito, vorrei suggerire un nome per la lista:
CITTA' FUTURA
E' un riferimento volutamente gramsciano, che spero sia utile per costruire un'aggregazione egemonica e che possa essere punto di partenza per una riforma sociale, morale, culturale della Città.
Un compagno di strada,
Vincenzo Sabatiello