17 luglio, 2011

Changes’ week end


Sono stato a Changes questo week end. Nella riserva naturale del Monte Rufeno.


"un’occasione per fare politica guardando alle cose che ci sono da fare nel (e per il) nostro paese con una prospettiva panoramica: tralasciando per una volta l’urgenza del dettaglio e discutendo del quadro nel suo insieme. Parlando del cambiamento come metodo e anche delle cose da cambiare. Una conversazione intorno al fuoco di cui ciascuno e tutti siano i protagonisti. Un luogo di riflessione e di discussione per mettere insieme idee, proposte e materiali per incoraggiare gli italiani a mettersi in gioco. E l’Italia, a credere di più in se stessa."


Qui il programma.

L’intervento di Ignazio Marino lo consiglio.

14 luglio, 2011

Ribellarsi!

Sono angosciato e infuriato per la legge sul "fine vita". La quale mi
espropria della mia dignità di persona e del mio rapporto civile, filosofico e
anche religioso con la morte e con la vita. Come non avviene in nessun paese
civile.
In modo, in più, ignobilmente sguaiato, volgare e violento, il che emerge da
un linguaggio non consono alla pena e al mistero del nostro destino. Ha un
carattere ideologico, una cosa propria di uno stato teocratico. Con, in più –
per chi è credente - un evidente delirio di onnipotenza contrario anche al
primo comandamento.
Certo che si dovrà reagire!
Bisogna ribellarsi!

12 luglio, 2011

Cose della città a luglio

Un proponimento: farò il punto con i miei amici - che se ne occupano tra mille
vere fatiche - sulla situazione reale dei rifiuti. E proverò a scriverne nei
prossimi giorni.
Intanto, tre altri pensieri sulla città a luglio.
1 – Chiunque si alza la mattina e va a occuparsi di qualcosa di vero
(costruire case, gestire scuole, fare imprese, operare in un ospedale, ecc.) può, sensatamente, pensare che per tre giorni si fa una polemica intorno alla giunta nella forma con cui la si fa in questa situazione a Napoli? Il navigato Ranieri pensa davvero che serva a fare riflettere il Pd? E poi: serve a parlare ai cittadini? No.

2 - Fa bene il sindaco della terza città d'Italia a voler parlare seriamente col presidente del consiglio?
Non c'è dubbio: la risposta è sì. Poi c'è la questione della crisi
finanziaria grave e delle priorità. E della terribile debolezza di mister B.,
sempre meno adeguato, oltre che delle sue colpe abissali. Ma l'Italia deve
riprendere un rapporto con Napoli su di un piano largo, nuovo. E prima lo si
inizia a fare e meglio è. E fa bene il sindaco a cercare la via, pur nelle
condizioni date.
3 – E' cosa vera e nota che tanta gente – non solo De Simone  – ha avuto idee costruite con passione e con sapere, ha nutrito sogni, ha costruito progetti. Che sono andati al macero nei lunghi tristi anni del
bassolinismo. Dove le piccole e becere fedeltà valevano mille volte più delle
competenze e diecimila volte di più delle lealtà fondate sul confronto di
merito. Nel mio piccolo ne so qualcosa. Ora de Magistris vedrà tornare dai
binari morti i mille volti del sapere e del saper fare di Napoli che avrebbero
potuto ma a cui è stato detto no. Sono volti affaticati, logorati. Che hanno
anche imparato dai tanti modi dell'esilio. Come possono riprendere vita le
cose? Intanto possono riprendersi se vengono avanti in modo nuovo, altro, non
come erano. Vanno ridefinite, discusse daccapo, ritrovate nel senso di oggi. Ci
vuole una fatica ulteriore. Creativa. Viva. Poi devono distinguersi ed essere
distinte dai tanti fedeli dell'ancien regime che ora millantano finte
disavventure. Infine devono evitare di proporsi a sostegno di forme nuove della
sudditanza. E non devono ricevere una nuova richiesta di fedeltà. Se,
gradualmente, tutto ciò avvenisse, beh, può essere che pian piano, affrontate
le emergenze terribili, ci si immetta su una strada che sa recuperare risorse,
idee, sapienze, persone. Speriamo.

03 luglio, 2011

Pensare e fare in modi nuovi

In queste settimane sto chiudendo l'anno scolastico insieme ai colleghi e colleghe dei centri della formazione professionale del Trentino. I ragazzi sono immersi in mondi nuovi. Molti adulti continuano a parlare male dei loro modi e stili di apprendimento. Ma in realtà il mondo è cambiato e si apprende in molti e diversi modi da quando imparavamo noi e noi stessi stiamo cambiando tanti approcci al sapere e saper fare, nella vita di ogni giorno. Molti altri docenti si stanno davvero domandando se la scuola può continuare ad essere questa cosa qui fino alla fine di questo secolo?
Le vicende politiche mostrano aria nuova. Ma le facce e il lessico che appare in tv è sempre lo stesso.
C'è bisogno di guardare le cose con occhi dubitativi e inventivi e non affezionarsi più a categorie rassicuranti ma che non tengono. E' complicato.
Nei prossimi giorni andrò a un'iniziativa di Ivan Scalfarotto che si pone analoghe questioni.
E nei mesi prossimi valuterò se è concretamente possibile inventare una prova di scuola pubblica ma non statale, che liberi una crescente volontà di andare oltre i vecchi schemi, troppo duri a morire.

24 giugno, 2011

2.200 tonnellate: 400 al giorno

Sono a Trento, ma la situazione in città pare che si sia davvero complicata. Ho scritto questo articolo per l'Unità di domani, 25 giugno. E vi penso.

Quando la terza città d’Italia è a rischio di epidemia, gli incendi diffondono la diossina ovunque, c’è vero pericolo per la salute soprattutto dei più deboli e vi sono segnali di una pericolosa esasperazione della popolazione, è tempo di politica alta, di politica vera. Ci vuole uno spirito che sia repubblicano e, al contempo, operativo, pragmatico. L’appello del presidente Napolitano ha significato questo. E’ la voce della ragione, quella che invoca il senso della comunità nazionale.
E che oggi significa cose molto concrete.
In primo luogo il governo nazionale deve subito emanare un decreto che consenta di trasferire i rifiuti nelle altre regioni che hanno dato la disponibilità ad occoglierli, secondo lo spirito evocato dal Presidente della Conferenza unificata stato-regioni, che ha subito risposto positivamente all’appello del Presidente della Repubblica. Nessun localismo o polemica irresponsabile e strumentale della Lega Nord è ammissibile.
In secondo luogo è bene che tutti sostengano i primi segnali di cambiamento positivo che stanno avvenendo a Napoli e in Campania, per quanto iniziali e È, infatti, possibile che vi siano i primi passi che vanno nella direzione giusta.
Il primo riguarda l’avvio di un coordinamento tra Regione Campania, Provincia e Comune, fondato finalmente sul principio di responsabilità condivisa e di riconoscimento reciproco delle diverse competenze. In tale spirito la regione deve continuare a stabilire bene i flussi dell’immondizia raccolta, proporre i luoghi per le discariche e rimettere in moto le linee di Acerra ora in avaria. La provincia deve trovare presto la soluzione per l’umido in discarica e potenziare gli impianti di cui è responsabile, poiché a febbraio aveva preso l’impegno di siti capaci di contenere un milione di tonnellate di rifiuti e bisogna passare ai fatti. Il comune deve rapidamente rivoluzionare i modi della raccolta, cosa che, ad onor del vero, si è subito messo a fare con i primi decreti di de Magistris, che invertono un’inerzia colpevole, durata dieci anni.
In questo spirito vanno subito portate via dalla Campania le 2200 tonnellate che oggi sono per strada. Su questo fronte il comune sta facendo uno sforzo enorme. Ha portato le azioni di rimozione a un ritmo di 24 ore su 24 e garantisce di prendere da terra ogni giorno le 1200 tonnellate quotidianamente prodotte più un’eccedenza di altre 400. Sta attivando isole ecologiche mobili e 4 siti di trasferenza. Ma oggi, subito, ha bisogno dell’aiuto di tutta Italia per trovare le destinazioni di tale raccolta straordinaria.
Inoltre, l’incontro di ieri tra il ministro Prestigiacomo e il sindaco de Magistris può significare che quasi un quarto dei 150 milioni di euro dei fondi Fas siano destinati all’avvio vero della raccolta differenziata a Napoli. Avvio vero: perché i due decreti del sindaco sulla differenziata e la riduzione dei rifiuti vanno in questa direzione e perché il suo staff, fatto di persone di provata competenza, sta finalmente costruendo, in poche ore, un piano operativo dettagliato di raccolta differenziata in tutti i quartieri, che può partire a pieno ritmo a settembre ma che già sta potenziando i risultati positivi nei quartieri pilota.
Presto sarà tempo di fare anche i bilanci duri per le molte occasioni perse. Perché tutta Italia possa imparare dalle colpe e dagli errori di chi non ha saputo o voluto costruire una politica responsabile a Napoli. Ma oggi chi si muove per il cambiamento non può pagare per le colpe dei predecessori. E si tratta di sostenere un’occasione di riscatto che non tornerà.

21 giugno, 2011

Lettere ai sindaci

Penso che sia un tempo per fare proposte. Che vengono dall’esperienza. Chiare. In positivo.
Sul prossimo numero del settimanale Vita, dedicato al settore non profit, ci saranno alcune lettere, sulle questioni dell’inclusione sociale, rivolte ai nuovi sindaci.
Per Milano ci sarà la scrittrice italo-egiziana Randa Gazhi.
Per Torino, il sociologo e ex presidente della commissione povertà Marco Revelli.
Per Napoli ci sarò io.

Ecco la mia lettera:

Caro Sindaco Luigi,

Tu e la tua giunta venite da una cultura e da esperienze anche personali profondamente vicine ai problemi di una città martoriata dall’esclusione sociale.
Ma la scena entro la quale siete chiamati – e siamo tutti chiamati - al compito va ben oltre le competenze e possibilità di un’amministrazione comunale. E chiama alla responsabilità nazionale. Questa è una verità incontrovertibile. Perché la quantità di famiglie e minori che vivono sotto la linea di povertà, di donne completamente escluse dal mercato del lavoro, di disoccupati uomini, di nuclei famigliari sostenuti da un solo reddito raggiunge percentuali doppie rispetto a una città del Nord. Perché i livelli di dispersione scolastica precoce sono tra i più elevati d’Europa. Perché il lavoro in nero ha numeri pari ai lavori precari e entrambi riguardano sia i giovani che le altre età. Perché ogni anno dell’ultimo decennio sei ragazzi su mille sono partiti per lavorare lontano, spesso per salari bassissimi. Perché il welfare è stato ridotto all’osso; e l’associazionismo, le reti di sostegno a disagio e esclusione, i progetti che avevano fatto scuola come buone pratiche sono stati costretti o a chiudere o a vivere sul crinale della sopravvivenza.
Il sindaco della terza città d’Italia può affrontare problemi così strutturali e macroscopici solo facendosi carico di mostrare la valenza nazionale del compito, facendo pesare il valore politico e simbolico del suo ruolo e, al contempo, attuando alcuni passi concreti che assumano una valenza di “segnale di riscossa”.
Così oggi siamo tutti chiamati a sostenere la tua fatica non su una cosa sola ma su tre compiti insieme:

1. va ripresa la battaglia culturale e politica tesa a chiedere al governo di interrompere il drenaggio di fondi per il welfare, di recuperare i fondi FAS, di ri-modulare i fondi europei e considerare finalmente la spesa sociale improrogabile, pena l’apertura di una stagione di vera rottura della coesione sociale a Napoli;
2. vanno ripristinati fondi e concertate linee-guida per usarli bene e rapidamente, convincendo regione e provincia ad uscire dallo stallo e farsi valere a Roma insieme al sindaco, per il bene comune, ben al di là dell’appartenenza politica;
3. vanno riaperti i cantieri sociali, riprese le cose che hanno funzionato, garantite le prime urgenze, favoriti il confronto e la partecipazione.

Su questo ultimo fronte, in particolare bisogna:
• mettere le organizzazioni non profit in condizioni di riprendere a lavorare, concordando il rientro dei fondi 328 con la regione, restituendo in poche rate l’insieme del debito vantato dal terzo settore, costituendo un fondo unico comunale protetto da altre spese, facendo del comune il garante presso le banche degli anticipi sulle spese già approvate per permettere a chi lavora nel sociale di essere pagato regolarmente;
• rendere trasparente e razionalizzare la spesa sociale attraverso un albo pubblico e concorsi specchiati per dirigenti e consulenti, costituire un luogo permanente di confronto su indirizzi e priorità delle politiche sociali (con pratiche di democrazia deliberativa che coinvolgano anche chi beneficia dei servizi), fare piani di priorità per zone, rilanciare le competenze dei servizi sociali comunali utilizzando subito i nuovi assistenti sociali;
• ricostruire le esperienze pilota a favore dei giovani esclusi legando il sostegno alla persona alla formazione e a esperienze di vero auto-impiego;
• attivare misure urgenti per i senza fissa dimora, le povertà estreme, le comunità rom.

Sappiamo quanto sia difficile riprendere il cammino. Ma possiamo farcela.

13 giugno, 2011

La giunta e la città

Non è solo la giunta a mettere nuovamente in gioco una città. Ci vuole la città intera a rimettere in moto le cose. E penso che ognuno deve ri-imparare a farlo e proporre e partecipare e inventare cose. E studiare soluzioni nuove. Studiare.
Ciò detto, la giunta è importante. E la giunta eccola, è fatta.
Sono persone che fanno parte di una cultura politica e anche tecnica che non è la mia. Ma non sono persone della casta. E esprimono volontà di azione. A Napoli non è poca cosa.
Vi sono stati e vi saranno commenti critici su talune scelte, come quella del magistrato Narducci, di D'Angelo  e commenti distaccati e d’insieme.
I commenti non omologati, in democrazia, vanno letti con cura da chi governa e da tutti. Perché dobbiamo tutti, in questa città, ri-abituarci a un senso critico da cittadini, tanto diretto quanto propositivo; e dismettere rapidamente i toni da tifoseria, che poco hanno a che vedere con le fatiche necessarie ad un’autentica democrazia partecipativa, cosa seria e difficile da costruire e mantenere nel tempo.
Però, con franchezza, non condivido gli eccessi di critica. E non mi piace, neanche dentro di me, lo storcere il naso. Perché la giunta ha un grande pregio: rappresenta la città e il suo voto. Ed è del tutto naturale che il sindaco costruisca una squadra a sua misura: in ciò vi è una forza e una coerenza.
Mi dicono: avrebbe potuto aprire di più alle differenti voci e capacità della città, come a Milano. A me, invece, pare inutile e anche sbagliato fare raffronti. La giunta non è quella milanese e non ha il pluralismo promesso. Ma Napoli e il voto napoletano non sono Milano e il voto milanese. Questa è la nostra città ed è così e non in altra maniera che siamo potuti uscire da oltre quindici anni di devastante regime bassoliniano. Punto.
Perciò: va bene così. E’ giusto che il nuovo sindaco voglia cimentarsi col compito a partire dalla proposta che ha fatto e intorno alla quale ha vinto.
Inoltre, va pur detto che abbiamo subìto una sequela di giunte negli ultimi dieci anni e passa davvero insopportabili. Dunque, non è bene parlare male di questa ancor prima che si misuri col compito. Che è di quelli da fare tremare i polsi. E che richiede le sue concretezze, che sono già lì.
Perciò: da me oggi viene un augurio vero di buon lavoro.

02 giugno, 2011

L’ignominia di Rosetta e i compiti di Luigi

Gigino “ha scassato”. Ma ora per Luigi c’è da fare. E il tempo stringe.
Però la colpa prima dei tempi stretti che piombono addosso a Luigi de Magistris è di Iervolino Russo Rosa.
Ho tante volte detto che Rosetta ha governato male, tanto che mi sono candidato contro, a suo tempo. E che l’ho fatto mentre molti, compresi taluni odierni esponenti dell’inner circle del nuovo sindaco, continuavano a sostenerla e guai a chi la criticava…
Ho di recente scritto – Rosa triste  – che Iervolino Russo Rosa se ne è anche andata via male: con astio e senza stile – caratteristiche che, purtroppo, l’hanno spesso accompagnata – e soprattutto senza un bilancio del suo operare, che fosse pubblico, serio, ben composto. Un atto, questo, di raro malcostume politico.

31 maggio, 2011

Il voto libero a Napoli

Questo articolo dovrebbe uscire domani, su La Stampa.

Lunedì sera le strade di Napoli si sono riempite di una gioia immane, quasi che il Napoli avesse vinto lo scudetto. Sono forze potenziali inaudite e, fino a poco fa, insperate. Che spingono Napoli fuori dalla lunga depressione.
Poi ci sarà un mondo da ricostruire. Ci saranno le fatiche. Ora, però, va riconosciuto che Luigi de Magistris ha colto il momento, la situazione matura e l’ha trascinata in avanti. Sì, in avanti. Perché si è sgretolato un intero sistema di potere che sembrava inossidabile, a sinistra come a destra. E che ha mutilato la terza città d’Italia per oltre tre lustri.
Non sappiamo cosa succederà. Ma da lunedì la politica buona a nulla ma capace di tutto, che ha attraversato gli schieramenti della città, non esiste più. E i suoi esponenti sono finiti.

26 maggio, 2011

Tre cose

1 – Voto con convinzione Luigi De Magistris. E invito a votarlo.
Perché c’è una grande questione nazionale in palio. Perché la destra napoletana, quella di Lettieri, non è mai stata né liberale né fattiva. Bensì statalista per i fatti suoi e capace di tutto e buona a niente. Lo dimostrano due decenni di consociativismo e di mancata reale opposizione. E come ci dicono le gestioni recenti di Provincia e Regione, supine verso Roma e il leghismo e incapaci di qualsiasi slancio, novità, merito.

2 – La vittoria di De Magistris è la condizione per una svolta in città. Una città mortificata fino all’inverosimile sta esprimendo la propria rabbia. Alcuni di noi, io compreso, abbiamo sottovalutato l’urgenza di tale passaggio. La vittoria di De Magistris aprirà a una fase costruens. Andranno riparate le rovine e costruiti nuovi legami sociali e civili. E ci si dovrà per forza concentrare su misure, procedure, invenzioni, dispositivi, metodi, costanze di lavoro. Le cose indispensabili per far ripartire la città.

3 – Dentro questa nuova stagione – quella del governo nuovo, fatto in modo nuovo – un’anima giovane, fatta di ragazzi e ragazze di un’altra generazione da quelli della mia età, può diventare una guida civile. E un ricambio. Ma questo ricambio deve sapere da subito evitare le risacche dell’adesione. A favore del protagonismo propositivo. Dobbiamo sostenere tutti questa prospettiva. Ma – perché ciò accada - non possono esserci più i tanti che dopo essersi conformati a tutte le stagioni passate oggi premono per salire anche sul carro del prossimo vincitore. Vanno scelte, invece, persone che – come ha ripetuto De Magistris – siano state e siano coraggiose; il cui curriculum, in termini di scelte anche personali e di competenza, possa parlare per loro.
Molti di quelli che si sono esclusi, o che sono andati via possono ritornare in città. Ma perché ciò sia, è necessario che i troppi trasformismi non abbiano alcun premio. E siano invece e finalmente premiate l’innovazione e il sapere fare le cose e farle con gli altri. E’ tempo di imparare di nuovo. C’è urgenza di un radicale cambio di paradigmi e modi di fare. Negli obiettivi, nel metodo, nel linguaggio, nelle facce, negli stili.
Se ci sarà questa svolta si potrà andare avanti. Se non accade questo, no.

lido "mappatella"

21 maggio, 2011

Giovanni propone a De Magistris sulle politiche sociali

Il mio amico Giovanni Laino ha inviato, con competenza e umiltà, a Luigi De Magistris le seguenti chiare proposte su cosa fare a Napoli per le politiche di inclusione sociale.
Condivido totalmente e dunque riporto:


Dare una grande attenzione alla lotta alla povertà, con il rispetto dei diritti e con livelli dignitosi della spesa sociale, a partire dai compiti specifici del Comune, con particolare attenzione ai rioni più in difficoltà.

· Battaglia con il Governo e la Regione per ridestinare a Napoli quote significative dei fondi FAS e rimodulazione dei fondi europei per un fondo per la coesione sociale. Nel medio periodo recupero dell’evasione contributiva e delle multe.
· Pagamento in poche trance dell’insieme del debito vantato dalle organizzazioni non profit trovando una formula credibile per pagare le fatture di detti fornitori entro 90 giorni e per superare il criterio cronologico nei pagamenti delle spese per servizi sociali.
· Razionalizzazione della spesa sociale, progressiva lotta alla precarietà dei lavoratori del terzo settore, pretendendo una giusta retribuzione per i servizi esternalizzati.
· A partire dalle 165 nuove assistenti sociali riorganizzare i centri di servizio sociale territoriale valorizzando il lavoro di tutti gli addetti del Comune impegnati nei servizi.
· Favorire e rispettare l’autonomia politica delle organizzazioni, concertando la costruzione di formule di confronto permanente, trasparenti, senza confusione di ruoli, per realizzare pratiche di democrazia deliberativa che coinvolgano anche i beneficiari dei servizi.
· Incrementare il numero di asili nido.
· Chiedere e incentivare tutte le scuole di proprietà del Comune a consentire l’uso degli spazi sino a sera per attività sociali.
· Assegnare la delega per le politiche sociali e per l'educazione ad una persona di alto profilo e competenza di "chiara fama".

Cordiali e modesti saluti,

Giovanni Laino

Fare la speranza

Oggi è uscito su L'Unità questo mio articolo su Napoli

“Uscire dal buio, fare la speranza: è questo il fatto di questi giorni”. La frase me la dice Gino, dal suo cel: “Non mi interessa la politica ma fuori dal buio sì”. Non è uno studente universitario. E’ un ragazzino del mio quartiere che lavora in un bar. Ma ha la stessa voce dei ragazzi che hanno gridato durante l’inverno sui tetti e nelle vie. E che ora vanno a votare.
Anche a Napoli c’è un vento nuovo. E se c’è una città che ne ha bisogno è Napoli. Il suo buio è stato ed è ancora fitto. La povertà e la disoccupazione hanno i tassi più alti del paese. Siamo ultimi per qualità di vita. Quasi centomila persone sono andate via.
Questo governo e la destra c’entrano. Eccome. Ma in quasi venti anni di amministrazioni di centro-sinistra non s’è costruita un’idea di città produttiva e inclusiva.

19 maggio, 2011

Troppi errori nel Pd, De Magistris ha capito la rabbia

Massimiliano Amato de l’Unità mi ha intervistato sul risultato delle elezioni a Napoli, questo è il testo uscito oggi.

Visto che è avvenuto, sostiene Marco Rossi Doria, l’arrevuoto era “filosoficamente necessario”. I giuristi direbbero: cosa fatta, capo ha. «Più o meno è così». E tuttavia, professore… «E tuttavia lo ammetto: avevo completamente sbagliato analisi». Il maestro di strada parla dall’”esilio” di Trento, ma le sue analisi squarciano il ventre di Napoli come lama acuminata. Nel 2006, indicò una prospettiva: uscire dal pantano con un metodo e un progetto di governo. Ma la sua battaglia rimase imprigionata nel recinto della testimonianza: snobbata dal centrosinistra ufficiale che si compattò sul nome di Rosa Russo Iervolino, poco percepita dalla base elettorale. Altri tempi. Se cominciamo con l’autocritica non la finiamo più.
«Mi lasci spiegare. Premessa: non c’è ironia, né risentimento, in quello che dico. Dopo che è stato scaraventato nella polvere l’eroe Bassolino, ho sperato nell’individuazione di un capo-cantiere per la ricostruzione».
Invece?
«Invece ora abbiamo un capo che indica il nemico, che sicuramente esiste. Ma è cosa abbastanza diversa rispetto all’aspirazione di cui sopra: va bene lo stesso»
E se fosse proprio ciò di cui Napoli ha bisogno?
«L’ho detto prima: quando una cosa accade, vuol dire che era filosoficamente necessaria. De Magistris, che al ballottaggio va sostenuto con tutte le forze per evitare la sciagura di consegnare il Comune a questo centrodestra, ha interpretato efficacemente la rabbia e l’indignazione della gente, l’insopportabilità della vita civile e sociale».
Si sente aleggiare un ma.
«De Magistris usa un metro: quello della rabbia, e quindi è sintonizzato perfettamente con questa particolare fase della storia della città. È un atteggiamento che produce una rottura».
Ma è un’offerta esaustiva?
«Da liberale rispondo che è un’offerta povera, ma è l’unica che c’è. E le responsabilità sono del centrosinistra: non ha ben governato, non ha fatto politica, avviluppato com’era nelle sue diatribe interne. Questo ceto politico autocentrato e autoreferenziale, da tempo parla solo di sé e tra sé. E, di fronte a tutte le provocazioni, compresa la mia piccola esperienza di cinque anni fa, ha resistito con stile sovietico. Sono quindici anni che un intero ceto politico, e non solo il capro espiatorio Antonio Bassolino, si rifiuta di ragionare su una nuova idea di città. Adesso non ci si può meravigliare».
Sembra di capire che lei si sarebbe volentieri risparmiato la fase termidoriana. È così?
«Non proprio. Io indicavo la necessità di fare non uno, ma due passi avanti: rottura e ricostruzione dovevano e potevano essere contestuali, anzi, la seconda conseguenza della prima. Ora lavorerò per far vincere De Magistris, ma anche per costruire un dopo. Se ce ne saranno le condizioni, ovviamente».
Mettiamola giù brutalmente secondo lei il Pd ha sbagliato candidato?
«Il prefetto Morcone era un eccellente candidato e sarebbe stato un eccellente sindaco, ma è arrivato dopo una sequela di errori inenarrabili. A me non piace piangere sul latte versato. La gente ha scelto e io rispetto il verdetto popolare. Adesso si è espressa la rottura, a un certo punto si dovrà pur aprire il cantiere. Se si vince».
Appunto se si vince?
«Vedremo come si apre questo cantiere, dove troveremo i soldi e le competenze per ricostruire la città».
Cioè?
«Dico solo che una cosa è la battaglia, tutt’altra la guerra. Una volta vinta la prima, poi comincia la fase del governo».
E il solo metro della rabbia potrebbe non bastare. Giusto?
«Io non ho capito che la rabbia era necessaria, e ho anticipato un’aspirazione ricostruttiva. Mi auguro che non si pensi che la rabbia sia sufficiente, perché sarebbe una tragica illusione»

18 maggio, 2011

Sostenere De Magistris e…

Ho, insieme a tanti, sostenuto Morcone. Che ha perso. C’è tanta gente niente affatto legata al cattivo centro-sinistra di Napoli che l’ha fatto. L’ho chiamato al telefono Morcone, a urne ancora aperte. Era tranquillo. Torna al suo lavoro. Una persona brava, concreta, equilibrata. Niente a che fare con il ceto politico. Che ora – ci possiamo giurare – lo lascerà da solo. Per salire su un carro, o l’uno o l’altro.
Poi, ha perso il Pd; e ben gli sta. E su questo si dovrà tornare. E tornare ancora.
Ma di valutazioni argomentate su come andava a finire il pd napoletano forse nessuno ne ha fatte, negli ultimi anni, più di chi scrive, sui giornali e qui. Non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire, chi è causa del suo mal… ecc.

Soprattutto ha vinto De Magistris. Bene così. E si va avanti. Il doppio turno è bello e serve per questo. De Magistris lo ha fatto usando bene, molto bene, il sentire profondo e indignato della città. Di questo gli va dato merito. La città ha voluto un capo, che desse voce a questo. Era una condizione necessaria. E De Magistris ha avuto ragione politica a sostenerla. “Amma scassà” – così ha gridato al comizio finale. E questo che serve a tanti cittadini e cittadine di Napoli oggi. Che, intanto, hanno bisogno di reagire e uscire dal pantano depressivo nel quale il ceto politico e l’amministrazione Iervolino ci hanno gettato. Perciò: il voto gli dà ragione. E gli consiglia di non apparentarsi con i partiti e di continuare su questa onda. E lo farà. E lo stesso voto dà torto a chi, come me, aveva sostenuto la necessità di una squadra guidata da una personalità sobria e operosa e non trascinante, più che di un capo capace di galvanizzare e ha argomentato che la ripresa di Napoli si fondasse, da subito, sulla ricostruzione più che sulla rabbia. Il voto sancisce, senza ombra di dubbio, che non è così. Avevo usato la metafora del capo-cantiere. Invece il voto dice che la domanda e il bisogno profondo erano quelle del capo-popolo.
E’ un risultato chiaro. Che va accolto. E poi ci sarà il poi… E ci vorrà anche il cantiere e le sue funzioni e un dibattito civico su come fare le cose, quando, con chi, con quali priorità e reperendo come i soldi. Ma questo sarà. E dovranno maturare le condizioni e i convincimenti profondi perché ciò sia.
Ora è evidente che si tratta di sostenere Luigi De Magistris. Darsi da fare. E davvero. Perché questo centro-destra va fermato.

Ho sostenuto anche Fernanda Tuccillo. Riporto qui di seguito alcune parti di quel che ci ha scritto:

Carissime/i,
i dati non sono ancora definitivi ma appare ormai evidente un risultato negativo per la lista nella quale ero candidata. C’è stato un chiaro voto di protesta; non spetta a me analizzare il voto e l’altissima percentuale di astensionismo… C´è un elemento su cui riflettere: lo scarso numero di preferenze espresse per me nei seggi del quartiere. Abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa che, al momento, non si riesce a cogliere del tutto. Tuttavia, ripensando agli episodi di malcostume ai quali abbiamo assistito durante i giorni delle elezioni, mi sento di affermare che forse è stato chiesto troppo alla coscienza civica delle mamme del quartiere. La spiegazione del dato negativo potrebbe proprio essere spiegato con l´impossibilità, da parte di molti, a resistere alle pressioni e alle vessazioni cui sono state sottoposti.
E allora si riparte: avevo detto che, se eletta, avrei continuato a fare la preside, figuriamoci ora! Adesso l´impegno di tutti deve essere quello di consentire ai bambini e alle bambine di Napoli, quando saranno adulti, di esprimere il proprio voto in assoluta libertà. Grazie ancora!


Fernanda

12 maggio, 2011

Votare persone

Anche questa volta le elezioni amministrative porteranno nel consiglio comunale di Napoli molte persone che sanno fare poco nella vita e hanno fatto della politica un business personale; che non dialogano con la città reale e sono distanti dalla fatica dei processi autenticamente partecipativi; che costruiscono consenso sulla base di scambio, di potere o peggio; che non studiano i problemi, non fanno proposte in modo disinteressato e competente; che appartengono a gruppi fondati su interessi e fedeltà a capi; che, inoltre, sono spesso molto provinciali, sciatti e anche dai modi privi di qualsiasi garbo, a dir poco.
E’ così. Lo sappiamo. Dobbiamo ricordarcene.

E’ per questo che ho deciso che, nei miei limiti, sosterrò delle persone che si sono, nella vita, opposte veramente a tutto questo. E che – perciò - sono portatrici di competenze, continuano a studiare, sono propositive perché sanno fare cose e conservano, inoltre, modi e metodi capaci di favorire dialogo pubblico e incontro tra cittadini e idee, anche nella diversità di vedute. Sono persone che rappresentano una città diversa. Che esiste ma non è stata rappresentata in questi anni se non da pochissimi.

Ce ne sono di persone così; io segnalo queste.

Ho già scritto qui che, per sindaco di Napoli, sostengo MARIO MORCONE. Anche per le sue competenze e le sue qualità umane. E più lo conosco e più di ciò sono convinto. Non sono ingenuo né ho cambiato idea su certo centro-sinistra. Non mi piacciono affatto molti che sostengono Morcone. Ma chi mi conosce sa che non mi bastano le questioni di schieramento basate sull’essere contro. Mario Morcone ha le doti per essere un buon sindaco.
Poi, mi hanno sollecitato, anche qui, a dire perché sono contro gli altri candidati. L’ho fatto per quello di destra, con ragionamenti inerenti a politica e legalità. Ma oltre non sono proprio voluto andare. Perché non c’è sempre bisogno di dire, in negativo, perché non votare per gli altri e non è sempre politicamente intelligente farlo, dato che si vota con due turni.



Per il Consiglio comunale, sostengo innanzitutto FERNANDA TUCCILLO. Che è candidata per la lista civica di Morcone.

Conosco Fernanda dal 1994. Ero appena stato comandato a fare il maestro di strada nei Quartieri Spagnoli, presso l'Associazione Quartieri Spagnoli, dall'allora Ministro Giovanni Berlinguer e lei insegnava in una scuola del Quartiere.
Parlavamo per ore di come aiutare ogni singolo ragazza e ragazzo. Per arrivare a costruire strategie educative operative, equilibrate, possibili. Tra scuola e fuori scuola. Coinvolgendo ogni volta il ragazzo innanzitutto. E la famiglia, le forze vive del quartiere, gli insegnanti.
Chi sa di queste cose sa anche quanto sia questo l'importante.
E sa, soprattutto, che nel fare per anni queste cose e nel studiare come farle si costruisce un metodo capace di guardare alla complessità, un metodo di studio, azione e partecipazione che è il più adatto a trovare soluzioni per la città insieme ai cittadini della città. In ogni campo.
Quel modo in Fernanda non è mai venuto meno.

Tra le persone che conosco il Pd a Napoli è considerato male. Perché ha fatto male e ha fatto male a lungo. Ma tra chi comunque decide di sostenerlo segnalo, per il consiglio comunale, GIULIANO LACCETTI, della rinnovata componente di Ignazio Marino.
Giuliano proviene dall'associazionismo; è professore ordinario di Informatica alla Federico II. Il suo contributo sui temi della ricerca e dell'innovazione culturale si coniuga con un'idea di città fondata sui diritti delle persone.

Per le Municipalità sostengo, in luoghi diversi, 3 candidati.

Per la Municipalità 1 invito a votare ANDREA FURGIUELE - che è candidato capolista del PD, entro l'area di Ignazio Marino. Andrea è radicale. Ha una storia di autentica rottura con il modo di fare politica che ci ha oppresso in questi anni, è una persona disinteressata ed aperta, impegnata da sempre con l'Associazione Ernesto Rossi di cui è segretario, che si batte attivamente per la legalità, la laicità, la civiltà democratica e la partecipazione, i diritti delle persone.

Nella Municipalità 8 invito a votare ERNESTO MOSTARDI nella lista del Partito Democratico. Ernesto è insegnante di filosofia alle scuole superiori, impegnato per la difesa e l'innovazione della scuola pubblica. La politica, per lui, non è un mestiere o l'occasione per accumulare vantaggi personali. Con il periodico on line Fuoricentroscampia.it mette in rete le esperienze e i linguaggi dell’Area Nord di Napoli.


Nella Municipalità 2 invito a votare ARTURO CASTALDI, nella lista Sinistra ecologia e libertà. Arturo è un giovane giurista colto e cosmopolita, impegnato per la legalità; è avvocato penalista docente di diritti umani. Ha passato l’ultimo anno e mezzo a Kabul nella Missione di RuleofLaw.