27 settembre, 2009

Obama alle Nazioni Unite e noi


Tre giorni fa Obama ha parlato all’Assemblea generale dell’ONU. Vale davvero la pena ascoltare il suo discorso o leggerlo con cura, in ogni sua parte.

Sì siamo di Napoli, sì ci occupiamo ognuno di qualcosa. Ma gli interessi generali esistono, il mondo è davvero globale, i problemi e le soluzioni possibili e la via – il metodo e lo spirito – per affrontarli lo sono altrettanto.

E nelle cose generali della vita umana su questo pianeta così come nelle vicende di questa nostra città, non cambiano le questioni di spirito e di metodo con le quali si affrontano situazioni, problemi, relazioni con gli altri. Per esempio non si può dire di essere d’accordo con Obama quando dice che bisogna affrontare il merito di ogni problema, ascoltarsi reciprocamente ed essere umili e poi affrontare la polemica politica locale senza mai parlare del contenuto delle cose, insultandosi. Non ha senso applaudire Obama quando dice che è tempo di dire pubblicamente ciò che si dice nelle chiuse stanze o quando sostiene che i veri cambiamenti avvengono grazie alla attivizzazione delle persone che si intende rappresentare e poi al contempo continuare a curare solo le chiuse stanze del potere e a contrastare ogni moto partecipativo reale per anni, ripetendo che è illusorio e che non è “la vera politica”.

Obama in un passaggio ha detto che i veri arsenali per affrontare i nostri problemi globali stanno nel nutrimento delle speranze e dell’attivizzazione degli esseri umani. Ecco: l’Italia e Napoli sono poveri di possibilità di riscatto oggi perché sono poveri di questo spirito e sono poveri di questo spirito perché siamo guidati da gente che non vuole e non sa e non può cambiare e che – come pure ha detto il presidente americano – si ostina ad affrontare le cose del 21esimo secolo con l’armamentario culturale e l’atteggiamento mentale delle parti peggiori del 20esimo secolo.

Quando si ascolta o si legge un discorso politico come questo è veramente impressionante l’abisso che c’è tra il nuovo metodo che si fa strada con Obama e gli arnesi nostrani. Per questo, testardamente, non si deve demordere dalle cose che in tanti, pure sparsi e deboli, continuiamo a dire e a fare. E non bisogna arrendersi all’idea che debba esistere sempre e solo questa politica stracciona e fallimentare. C’è un’altra politica.

1 commento:

Pietro Spina ha detto...

Un discorso che può sembrare troppo bello per essere vero,o, da noi, troppo giusto per essere politico. perchè si può pensare che un discorso così lo condividerebbero tutti, a parole, ma poi a fatti.. perchè forse non si capisce che questo discorso è un fatto, ed è una politica quella di non pensare più che la politica sia il regno della retorica, che quello che si dice non è mai quello che si fà. forse era questo quello che qualche volta chiamammo partecipazione e qualcuno chiama antipolitica, ma in realtà è politica, o per lo meno, io non voglio rinunciare a chiamarlo politica.

"Per spezzare i vecchi parametri, per rompere il circolo vizioso di insicurezza e disperazione, tutti noi dobbiamo dichiarare ufficialmente ciò che ammettiamo a porte chiuse"