27 luglio, 2006

Voce da Haifa, speranza e difficoltà a Napoli, referendum cittadini e democrazia deliberativa

Scusatemi ma questa volta sarò davvero lungo perché non sono riuscito a scrivere ogni giorno e non so quanto ci riuscirò durante le prossime settimane.

E' estate, fa caldo, siamo stanchi da un anno impegnativo per tanti tra noi che si sono esposti perché il governo e il clima politico e programmatico nella nostra città si avvicinasse ai cittadini e al come concretamente risolvere i problemi. Oggi verifichiamo che molte nostre proposte erano ben articolate e avevano colto il centro delle questioni che aggravano la vita cittadina. Lo sguardo su Napoli oggi conferma la bontà della scelta di essere autonomamente presenti alle elezioni e oltre e la necessità di fare questo cammino.

E, sì, siamo in tanti a essere colpiti anche emotivamente e preoccupati per la piega che prendono le cose in Medio Oriente. Mi piacerebbe che se ne parlasse in pubblico, ascoltandosi anche tra posizioni diverse e non urlandosi addosso le certezze. Oltre due anni fa, in tempi non sospetti, ho promosso, insieme con l'Associazione 27 gennaio e con Lello Porta, un simile momento con una giornata di studio sui protocolli di Ginevra. C'erano pacifisti israeliani e amici palestinesi. Si parlò di merito e di possibilità. Frontiere, condizioni di sicurezza, trattati di pace e risoluzione delle questioni di territorio, sviluppo economico locale e fatica del riconoscimento pieno e reciproco.
Ieri nell'articolo di fondo di Gianni Riotta sul Corriere della Sera ho letto le dichiarazioni, riportate, di Yona Yahaf, sindaco di Haifa e politico pacifista israeliano di rilievo, che seguo da tempo: cercare testardamente la pace ovunque e con chiunque, Hamas compresa, anche con immediate e risolutive cessione dei territori occupati e, al contempo, applicare la risoluzione 1559 e comunque agire a difesa della sicurezza di Israele. Sono la cosa più simile a ciò che penso.

E torniamo a Napoli. Mi dispiace davvero che Francesco de Goyzueta si dispiaccia. Penso che sia un dispiacere diffuso. E che sia utile però il suo intervento perché si è ripetuto, ha qualcosa di paradigmatico ed è importante ragionarci su per davvero. Ribadisco che non vi sono soluzioni trovate in quattro mesi a cose, appunto, complesse… come è anche il confronto con le forze politiche a partire da quello che noi siamo stati come movimento. Forse mi piacerebbe vedere un po' più di tolleranza per i tempi e per le normali difficoltà di una impresa che tutti sapevamo difficile, lunga e le parole "peccato davvero" vorrei tanto che non prendessero quella aria definitiva. Ma devo constatare che si produce in molti una sorta di dispiacere per la supposta "promessa mancata" che la mia candidatura avrebbe costituito e che non si concilia facilmente con la pazienza necessaria a azioni di lunga lena che, invece, sono la sola strada possibile che abbiamo.
La sindrome da promessa mancata mi riporta al mio mestiere e mi suggerisce, per analogia, il tante volte incontrato pensiero magico presso i bambini. Per magia avviene che le cose funzionano e risolvono e c'è qualcuno che incarna questa possibilità. Nel nostro caso andrebbe che si produce proficua azione con tanta parte della sinistra per il bene pubblico e che le forze politiche vengono a mite consiglio rispetto a strutture consolidate di potere e pratiche spartitorie, noi da movimento neonato e acerbo ci strutturiamo bene senza troppa fatica, si forma un solido gruppo dirigente locale, ci sono i soldi per mantenere organizzazione e dare tempo per fare politica locale al signor caio e al signor sempronio, qualcuno è capace di continua iniziativa politica da leader carismatico e sta sempre sui giornali, l'opinione pubblica e i singoli annuiscono felici. Ma più prosaicamente mi piacerebbe capire cosa, in concreto, secondo Francesco come secondo altri che incontro, si debba o possa fare per aprire un dibattito politico in modo nuovo oggi, a luglio, in una città che sta come sta e la cui giunta esprime ben oltre il 50% dei consensi. Lo dico sul serio.
Personalmente sono d'accordo con i tanti, che pure incontro, che vivadio chiedono di non demordere, che ricordano che vi è una struttura di potere che fa della nostra città una zona anomala, che sarà duro scalfirla e che bisogna fare le cose, scegliere alcune campagne su cose concrete, non molte, che si devono preparare pazientemente e bene, che c'è anche necessità di sacrosanto riposo, sia pur breve e poi di un tempo di strutturazione interna, come ogni forza che parla di politica, in senso stretto, della polis. Bisogna, con artigiana e cerosina fatica, aprire certamente varchi nella informazione per farsi sentire, cosa non facile e che sto e stiamo anche iniziando a fare.
Poi sono d'accordo che bisogna sapere dire i limiti che abbiamo e che abbiamo avuto. Siamo senza partito, senza stampa, con una organizzazione costruita per una campagna elettorale e che deve radicalmente cambiare, con la urgenza di dare a noi stessi una identità mentre cerchiamo spazi in città e di formare un gruppo dirigente con procedure condivise. L'11 di luglio abbiamo deciso di fare questo e di interrogarci intorno a questo.
Francesco richiama i nomi a me cari di Saraceno e Nitti: era gente che ha lavorato su tempi lunghi, realizzando faticosamente cose in modo parziale, per approssimazioni successive, guardando a risultati imperfetti, vedendo e corregendo errori e difetti, con un rigore di metodo "riformista", spesso poco seguito da altri intorno. Mica sono stati dei "magici".
Ma davvero dobbiamo sempre immancabilmente cadere nell'altalena partenopea impazienza/delusione? Possiamo onestamente trattare anche questo tema che è politico, etico e psicologico insieme? L'ho scritto qui altre volte: credo che ce ne sia un grande bisogno.
Intanto va anche detto che ci stiamo "banalmente" occupando di seguire le cose decise tutti insieme e che restano da fare in pochi - come è anche normale, in queste situazioni: chiudere bene i conti economici della campagna elettorale per renderli pubblici come promesso, sgombrare le sedi occupate, trovare una o più nuove sedi, sostenere discussioni, azioni e iniziative dei comitati territoriali, darsi un calendario condiviso. Cose semplici forse per chi fa politica e solo politica e guadagna da vivere grazie alla politica e con sovvenzioni pubbliche per le spese correnti, cose un po' più impegnative per chi si alza la mattina e va a lavorare e deve fare collette per qualsiasi cosa si intenda fare. Un po' di temperanza prima di arrivare a conclusioni negative è proprio impossibile? Mi piacerebbe, Francesco, parlare davvero di questo: illusione, speranza, possibilità, concreta costruzione sociale e politica.


Poi, tante piccole cose si fanno intanto. Non sono sui giornali ma si fanno. Si sono riuniti, varie volte, i comitati di S. Carlo Arena, Sanità, Centro storico, Vomero, che ha anche creato un suo sito, Scampia, Ponticelli e altri. Nell'ultima settimana abbiamo contattato Porta and company per impostare un confronto sulla città, nel rispetto delle diversità reciproche; stiamo seguendo meticolosamente, insieme ai nostri bravi legali, il famoso ricorso per l'esclusione dalle elezioni nella municipalità di Chiaia, ricorso "deciso insieme", nessuno escluso, lo stiamo facendo d'accordo anche con Rifondazione comunista; a giorni sentirò anche Renato Rotondo; stiamo cercando di rispettare un appuntamento con i disobbedienti, di vedere le organizzazioni ambientaliste sulla faccenda dei rifiuti; a breve, insieme anche a Norberto, unico nostro eletto, stiamo cercando di capire come creare le condizioni per promuovere finalmente l'uso dei referendum nella nostra città: sui rifiuti, appunto, sul traffico e l'estensione delle zone pedonali, su Bagnoli, ecc…. Nella consapevolezza, tuttavia, che il referendum è utile e importante ma è anche un semplificatore di tematiche che vanno, invece, trattate nella loro complessità con procedure deliberative che coinvolgano propositivamente i cittadini e non esclusivamente su scelta secca si/no. Dovremmo in autunno interrogarci bene su questo nodo: come proporre referendum e, al contempo, fare crescere la consapevolezza della complessità nelle scelte concrete di una comunità-città? Un tipico esempio è proprio il termovalorizzatore evocato in questi giorni: il referendum potrebbe chiuderci ulteriormente entro una trappola, che già si profila fin dalla campagna elettorale, fondata su "o sì o no". La democrazia deliberativa spinge piuttosto a dire a quali condizioni si può dire sì: per esempio dopo che vi sia stata raccolta differenziata, dopo che la parte organica sia stata trattata facendone biogas e compost, dopo che si siano verificati i molti modelli di termovalorizzazione in uso oggi e la pericolosità o meno delle emissioni, dopo una discussione sui siti, ecc. E' di questo tipo il terreno "deliberativo" sul quale si muovono le città europee e anche americane del nord e del sud più avanzate in termini di partecipazione. Chi nelle forze politiche napoletane oggi intende misurarsi su questo metodo e su questi temi e inoltrarsi nella novità di questa fatica? Non sarà facile saperlo se non si promuovono campagne civili. Ma credo anche che alcuni settori di partiti e che altri movimenti si pongno simili questioni. Esploriamo, confrontiamo, verifichiamo. Ma ripartiamo dai cittadini, dai problemi, dalle istituzioni che vanno aiutate a funzionare meglio. Con calma, con realismo verso noi stessi e con apertura verso gli altri.

Per quanto riguarda, poi, questo mio blog, temo proprio che dovrò cassare qualcuno. Non per ciò che scrive ma per quanto scrive su ogni argomento immaginabile. E' dal 19 giugno che ho avvertito che il mio è e intende rimanere un blog molto liberale ma che vi sono delle regole di bon ton nel commentare un blog altrui. Oppure si può semplicemente creare un proprio spazio, un proprio blog.

18 luglio, 2006

Crisi democratica e dintorni

Sì, Norberto: tutti i dati che qui ricordi - con relativi siti, che invito tutti a visitare - e non solo la terribile e ripetuta evidenza dei cumuli di immondizia per strada di questi giorni, ci dicono di una grave mancanza di diritti umani e civili a Napoli e di una autentica emergenza democratica. Proprio così. Perché sono assenti o del tutto insufficienti i poteri di controllo da parte di cittadini, stampa, istituzioni che dovrebbero assumere i compiti di garanzia e di terzietà. E così è per le condizioni di vita dei diversamente abili. E così è per l'assenza scandalosa di discussione su formazione, lavoro, destino dei giovani esclusi precocemente e in così gran numero a Napoli. E così è per la possibilità di partecipare agli indirizzi urbanistici e alle scelte strategiche: che fine ha fatto il famigerato piano strategico, con chi si confronta, ora che è passato un anno da quando se ne è annunciata la prima bozza? Altro che sviluppo locale sostenibile e partecipativo! Ha ragione Giovanna: "in effetti, siamo vittime di un cattivo dispiego dei mezzi che la democrazia ha (o deve avere) a propria disposizione; ergo, è una crisi democratica".
E' da questa "constatazione dell'emergenza democratica", della quasi impossibilità di dirlo, di svelarlo appieno che si deve partire. E' un primo grande tema per un movimento come il nostro.
Sono una persona riformista e moderata. Ma qui ci vuole indignazione e opposizione fermissima. Non è, non sarà facile. Come coniugare la "ponderatezza civile" propria di ogni costruzione e di ogni processo partecipativo e che deve farsi precisa e propositiva con l'indignazione che pure va raccolta? Come dare voce e senso costruttivo costante all'indignazione? Ed è questo complesso compito democratico un secondo grande tema.
Le campagne civili devono anche sapersi relazionare con i fischi benedetti che hanno salutato la allegra comparsata di sindaco e presidenti di regione e provincia alla festa di Cannavaro e della coppa del mondo in piazza Plebiscito. Non possono limitarsi alla insofferenza delle parti "protette e avvertite" della città. Anzi: devono investire soprattutto le periferie e chi sta peggio e assumere un'anima di impegno sociale. E' un terzo tema su cui lavorare.
Per quanto riguarda la questione sollevata da Danilo, confermo che mi sono astenuto. A mio modo di vedere, il vero problema è che il comitato esecutivo non ha formalmente oggi i poteri di prendere posizione poiché lo statuto ne prevede una mera funzione di esecuzione, appunto, di decisioni prese dal comitato di indirizzo e, anche per questo, ha avuto un profilo debole politicamente e che certamente va superato con uno statuto nuovo che dia forza a un organismo con delega politica esplicita, più forte ma snello, capace di trainare ed essere presente e che la commissione per la modifica dello statuto dovrà proporre. Nelle more è, piuttosto, valsa la buona volontà o l'iniziativa dell'uno o dell'altro di farsi sentire pubblicamente su temi ed eventi essendosi informalmente confrontati. In particolare io ho cercato, sulla stampa, di dire cose che ci rappresentassero - credo - in modo sostanzialmente equilibrato. Dopo il cambio di statuto auspico che ci sia una direzione collegiale del movimento che possa assumere posizione, anche se penso che il come ciò avvenga debba essere oggetto di profondo dibattito perché il modello-partito, in merito, è ben diverso dal modello movimento civico e, comunque, ci vuole un sano spazio per le differenziazioni tra posizioni. E intanto proviamo ad andare avanti così: sono qui e sono pronto a farlo e così penso anche il presidente.

13 luglio, 2006

Assemblea buona e molto lavoro da fa

L’assemblea di Decidiamo Insieme si è riunita in una calura tremenda il giorno 11/7. Non eravamo pochi e siamo stati tutti d’accordo a procedere contemporaneamente sui due piani indispensabili per un movimento com’è il nostro: strutturarci in modo da poter agire nei tempi lunghi e continuare a tallonare le istituzioni intorno ai temi che sono quelli della cittadinanza attiva e della democrazia partecipativa e agli ambiti che riguardano la vita dei cittadini. E i temi richiamati sono quelli che, anche su questo blog, ho più volte elencato, che sono presenti nel nostro forum e che sono al centro del dibattito cittadino. L’assemblea ha, insomma, avviato il percorso del nostro movimento per essere davvero presenti in città, nonostante non abbiamo consiglieri comunali – una debolezza che riconosciamo come difficile da gestire……
L’assemblea ha approvato una agenda o scadenzario che presto troverete sul sito, ha stabilito che avremo una sede, sostiene ogni iniziativa dei comitati territoriali, che, intanto, già si riuniscono, ha espresso fortemente l’idea di lavorare ancora per ambiti tematici, ha stabilito un budget per continuare l’azione e di lavorare da subito a una proposta di nuovo statuto che dovrà essere condiviso ed approvato da tutti.
Penso che abbiamo bisogno di una direzione politica in senso civile, capace di aprire campagne, appunto, civili in città, di dare voce a indignazione e proposte, di stabilire priorità e costruire cultura democratica. E ci vuole un gruppo dirigente, spero multiforme e creativo, donne e uomini espressione di tutti i territori, attivi, capaci di continuare la nostra battaglia con costanza. Penso anche che ve ne siano tutte le premesse. Ma si tratta di lavorarci. E, da questo punto di vista, abbiamo stabilito che, entro il 2 ottobre, ognuno potrà dare il suo contributo scritto sugli indirizzi da prendere in modo da determinare il nostro movimento nelle sue scelte di metodo e merito. Le posizioni, a tal fine, si devono confrontare apertamente. Ci vuole un processo di esplicitazione delle idee, del metodo, delle priorità che ciascuno sceglie di proporre a D. I.: quale idea del contesto nel quale ci troviamo, quali azioni prioritarie, quali temi aggiuntivi, quali attività concrete, quale modello organizzativo, ecc. (Vi sarà nel forum una griglia perché tutti i documenti possano affrontare da posizioni diverse o simili i medesimi quesiti di fondo). Si è, insomma, decisa una procedura condivisa che permette di arrivare nella chiarezza delle diverse opzioni e posizioni a una conferenza (il nome va ancora trovato per questa assise autunnale) che abbiamo deciso di tenere entro ottobre. E’ sulla base di tali documenti che sarà anche eletto un nuovo comitato di indiizzo – appunto un gruppo dirigente di D. I.
E intanto cercheremo di dire la nostra su quel che avviene in città. Non possiamo certo stare fermi e zitti. La situazione non lo permette. Personalmente continuerò a consultarmi con tutti gli amici di D. I. e a scrivere sui giornali ogni volta che è possibile… non si creda che sia facile. Intendo, poi, darmi il tempo, insieme a altre persone, durante l’estate e a settembre, di scrivere anche io un documento da presentare entro il 2 ottobre, che possa confrontarsi con altri, nella normale unitarietà o difformità di opinioni e proposte che credo debba esserci in D. I.
E’ l’avvio di un processo identitario che non sarà facile e che non può che prevedere posizioni diverse che si mettono in gioco democraticamente. Siamo davvero usciti dalla fase elettorale e ci muoviamo nella direzione di un movimento di azione civile a Napoli.

08 luglio, 2006

Spazio in città

Questo dibattito mi pare importante. Anche in vista dell’avvio di un processo dentro il nostro movimento che ne decida gli indirizzi di fondo. A partire dall’assemblea di martedì 11 luglio.
Come si crea spazio pubblico in città? Intanto – come ho più volte ripetuto – dobbiamo declinare meglio cosa è per noi la partecipazione, la democrazia deliberativa e come possiamo contribuire a farla crescere davvero a Napoli. Ieri sono stato a un convegno importante della Associazione italiana per lo sviluppo locale (v. www.aislo.it) dove si parlava di questo: come ci si muove in tale direzione a Città del Messico, a Sfax, a Genova, a Beijing, a Pescara, a Pesaro, a Roma, ecc. Possiamo sostenere una sana ambizione “sprovincializzante” su questi temi decisivi?
Personalmente, dunque, non sono incline a dirsi belli e bravi da soli, caro Francesco. E l’autocontemplazione non mi è congeniale affatto. Anzi. Ho sempre pensato che si lavora con gli altri e con i diversi da noi per lo sviluppo democratico della città. E, per me, D. I. si deve fare facilitatore di incontro e confronto. Già subito dopo le elezioni ho sottolineato come la percezione che noi potessimo avere atteggiamenti autoreferenziali non ci ha giovato tanto. Ma quello che tu qui suggerisci si basa forse un po’ troppo sull’assunto che si avrà spazio pubblico, mediatico e non, se si sta insieme ai signori x o y o se ci si occupa della supposta crisi di un partito. Se, invece, come spero, stai dicendo che bisogna lavorare per lo spazio di dibattito pubblico in città in generale, ben al di là di D. I., sono d’accordo. Infatti, con convinzione ho aperto canali, prima e dopo le elezioni, con il coordinamento per il lavoro sociale; sono stato d’accordo a prendere contatti anche nazionali con il coordinamento dei girotondini; intrattengo un confronto diretto a Roma e a Napoli con coloro che intendono fare il partito democratico davvero dal basso; continuo i contatti con le organizzazioni ambientaliste; parlo con tante persone che, dentro i diversi partiti, esprimono critica e insoddisfazione con gli assetti usciti dalle elezioni napoletane. E mi confronto pure con gli assessori, ho chiesto molte volte un incontro al sindaco, ho fatto un invito pubblico allo stesso Porta. Credo che questo sia un buon metodo, penso ci voglia perseveranza e sono munito di buone doti di pazienza perché so che la politica è facilitazione di processi complessi.
Ma si deve, al contempo, insistere su un senso della politica che rimetta al centro la vita quotidiana e, insieme, l’interesse generale. E’ una sfida cittadina e nazionale che sarà lunga e ci vorrà tenacia. E, per sostenerla, va anche detto con forza che, di pari passo al confronto con tutti, si deve costruire un’identità da movimento civico vero, che propone soluzioni e campagne indipendenti; dobbiamo fare campagne su cose da farsi per la città insieme ai cittadini, su temi e secondo priorità, a livello cittadino e nei singoli territori. Un movimento aperto, insomma, intanto lo è se favorisce spazio pubblico innanzitutto con e per i cittadini. E la domanda di fondo, cruciale è: a chi rispondiamo? La mia personale risposta – che ho dato su Il Corriere del Mezzogiorno e della quale sono convinto - è: ai cittadini e alle istituzioni. Non ai partiti o ai gruppi di pressione dentro i partiti. Con questi certamente ci si confronta ma non sono questi gli interlocutori prioritari di un movimento civico.

Sono d’accordo, poi, con P.D. per la ripresa di una vera funzione di garanzia per il difensore civico che dobbiamo trovare il modo di favorire, anche qui, insieme ad altri.
E, nell’ottica su cui stiamo riposizionandoci, il dibattito su come riprendere un piano per la città… e il chiamare in causa Berlino come possibile esempio di partecipazione ai processi trasformativi, è un’occasione di riflessione di cui pure dobbiamo certamente fare parte.

07 luglio, 2006

E' luglio ma noi ci siamo

Il giorno 11 luglio, martedì prossimo, alle 17 e 30 ci vediamo tutti in assemblea pre-estiva al teatro Nuovo. Appunto per avviare la strada per settembre e l’autunno di ripresa delle iniziative e delle campagne oltre che di una nuova organizzazione del nostro movimento.

Insisterei sul lavorare sulla lista di temi-chiave per una seria riflessione sulle politiche per i cittadini di Napoli. Politiche dei cittadini per i cittadini.
Credo che anche nel forum si possa insistere su questo elenco e farne materia di riflessione civile e di elaborazione per settembre.
Fin qui abbiamo:

Bagnoli e zona Est dove vanno?
Che aria respiriamo?
Basta con la città vietata a chi non è "completamente abile"!
E le periferie?!
Quale strada prende la nostra monnezza?
Narcotraffico e riduzione del danno.
I poteri speciali sono utili o dannosi?

Sulle periferie segnalo un articolo di Giovanni Laino apparso su Il Mattino di ieri mentre sui poteri speciali in relazione al traffico ne segnalo uno mio, assai critico, sempre su Il Mattino di domenica scorsa.

Credo, poi, che su cosa sia e possa essere la democrazia partecipativa e deliberativa dovremo, poi, organizzare un momento di riflessione cittadina, aperto alla città, con esperti italiani e non, al fine di fare il punto sul dibattito in materia: cosa è, quali ne sono le procedure, quale è lo stato del dibattito su ciò in Europa e altrove, come si fanno tentativi in questa direzione nelle diverse parti d’Italia, ecc. siamo nati su una idea di democrazia di questo tipo: è bene promuovere uno “stato dell’arte” in materia.

Intanto segnalo che per il Vomero-Arenella i nostri associati si sono visti e hanno aperto la piattaforma www.cittacollinare.com Spinte a vedersi, riunirsi, ecc. vi sono al Centro e in alcune periferie e certamente fin da settembre dovremo pensare a una continuità nella informazione circolare sul forum di cosa diciamo tra noi e in giro…. Trovare forme organizzative aperte, non autoreferenziali, leggere e efficaci al fine di costruire e gestire campagne per la cittadinanza attiva mi pare un compito intellettuale e pratico decisivo.

E vi segnalo che non ci siamo dimenticati: il famoso ricorso per la municipalità di Chiaia - S. Ferdinando- Posillipo continua la sua strada.

Ci vediamo martedì 11 luglio.

30 giugno, 2006

Preparare settembre

Ieri macchine ferme per quattro ore… ma non mi pare che questa sia una risposta. Qual'è la direzione di marcia di questa giunta rispetto all’inquinamento? Noi proponemmo una batteria di cose realistiche che furono giudicate le più serie ed equilibrate della campagna elettorale. Mi piacerebbe ripartire da lì.

Stiamo andando verso un’assemblea pre-estiva di Decidiamo Insieme. Per preparare settembre. Ci sarà entro dieci giorni circa. Stiamo anche creando una sede centrale provvisoria. Stiamo predisponendo una seria calendarizzazione, da sottoporre all'assemblea, per creare strutture funzionali, un piano finanziario realistico e per avviare un processo di confronto interno, aperto alla città e sulla base di documenti scritti che confluiranno in una assise del movimento. E nel corso dell'assemblea parleremo e decideremo di questo.
Ma penso che l'assemblea non possa nutrirsi solo del nostro percorso organizzativo. Si devono anche nominare le priorità e le possibili campagne d’autunno su cui costruire tavoli, occasioni di dibattito pubblico ma soprattutto proposte di azioni, di iniziative pubbliche forti:
Cose come:
Bagnoli e zona Est dove vanno?
Che aria respiriamo?
Basta con la città vietata a chi non è "completamente abile"!
E le periferie?!
Quale strada prende la nostra monnezza?

28 giugno, 2006

Compiti civili e vita normale

Intanto grazie a Ileana per le indicazioni. Credo che si debba costruire un tavolo di lavoro che abbia ambizioni di costanza su tali temi. Così come su altri. Penso alla questione dei rifiuti che è riscoppiata, inevitabilmente, e alla diatriba “inceneritore sì o no” senza che si parli di raccolta differenziata, di organico che può diventare gas, ecc. Di nuovo il nostro programma dice qualcosa di forte e chiaro che va acquisendo più senso, ben oltre la scadenza delle elezioni.
Rispondo a talune sollecitazioni.... ancora anonime (a tal proposito si veda il mio post del 19 giugno sul galateo minimo, internazionalmente riconosciuto). Comunque.... sull’ultimo comitato di indirizzo vi è un verbale nel forum e il comitato esecutivo si è tenuto ieri sera, rimandato di un giorno. E sul sito vi saranno a breve comunicazioni. Il tempo di fiatare o come dicono i miei alunni dei Quartieri “calmi, calmi”. Lo dico perché questa nostra sarà una storia lunga e spero che sarà una storia entro la quale la normale vita di lavoro e di relazione possano convivere con una attività di associazione che si impegna per creare iniziative e campagne di spazio pubblico. Ciò richiede tempi e modi non da “politica di professione”. Insomma: decidiamo insieme ma accettiamo che non siamo pagati per fare questo e che la mattina usciamo di casa per fare la normale vita di qualsiasi cittadino che si procura da vivere e che non vi è un signore x o un comitato y che sta “a fare solo questo”. Anche per queste ragioni ho già evocato la metafora del diesel. Tempi da vita vera e non prestazioni da apparato politico perfetto…. ammesso che vi sia una tal cosa.
E – lo chiedo, veramente, credetemi, senza ironia: se ogni tanto si potesse essere un briciolo più mansueti e ben disposti? E’ un mondo cinico e baro, lo sappiamo. Ma non è che ogni volta che vi sono tempi morti o è difficile riunirsi o ci vogliono due giorni per trovare i buchi di tempo per fare un decoroso verbale ciò significa che non vi sia la volontà di rendere pubbliche le cose. Siamo nati, abbiamo fatto una battaglia campale e esistiamo per rendere pubbliche le cose. Se non lo volessimo fare staremmo altrove. Poi facciamo normale fatica a farlo. Forse ci vuole un dibattito anche su un tema del tipo “aspettativa di un mondo perfetto, culture del sospetto, movimenti di democrazia partecipativa e costruzione della temperanza”. A me piacerebbe davvero parlarne. Ripeto: senza ironia.
In ogni caso e anche se a rilento il cantiere di D.I. è aperto e ci sarà a breve un’iniziativa pubblica prima della pausa estiva. E di lì in avanti apriremo una sede, riprenderemo con calma i contatti con tutti i nostri iscritti, costruiremo un coordinamento delle attività territoriali e tematiche, nella prospettiva di un’assise entro ottobre. In modo spero costante e inevitabilmente imperfetto. Tutti i documenti, come sempre, saranno pubblici e gli spazi di dibattito aperti.

26 giugno, 2006

Dare voce

Caldo di pazzi. Mia mamma è anziana e lo sta molto soffrendo. I servizi per gli anziani sono il tema di polemiche sui giornali che chiamano in causa i servizi alla persona, i servizi cosiddetti di prossimità e le azioni domiciliari possibili. Proprio le questioni sollevate della’ultimo mio post e connesse con il come avviene la spesa sanitaria e per fare cosa. E’ di nuovo la concezione della città che è in gioco. Quali organizzazioni, quali priorità, quali atteggiamenti e stili e soprattutto metodi connotano una città solidale, prossima? Come si stabiliscono bilanci e spese, come si coinvolgono famiglie e età diverse entro le famiglie, quali servizi costruire per creare coesione, che rapporto c’è tra questi e il palazzo, i suoi assessori, i loro metodi, linguaggi, modi – intesi anche come gesto, come simbolo, oltre che come sostanza, decisione, azione avviata e ben monitorata, con costanza, nel tempo? Più passano i giorni e più il programma e gli approcci proposti da Decidiamo Insieme si manifesteranno come importanti e fortemente necessarie. Dobbiamo trovare le vie per dare voce, essere capaci di organizzare la nostra voce propositiva con serietà, apertura e senza presunzioni.
Oggi si riunisce il comitato esecutivo di D. I.
E a breve avremo una prima scadenza pubblica che ci accompagnerà a un calendario di ripresa a settembre.

24 giugno, 2006

Intervallo

Il sito di Decidiamo Insieme, e quindi anche il Forum, non sono più raggiungibili da ieri. Stiamo cercando di risolvere il problema.
Aggiornamento: il sito di Decidiamo Insieme è tornato visibile. E usabile.

23 giugno, 2006

Investimenti, occupazione, salute. Il bisogno di nuove politiche

Dice bene Nunzio Rovito il 20 giugno. E’ vero che l’Irap punitiva a causa degli sfori di spesa sanitaria interesserà, in prima istanza, le imprese, gli artigiani, i commercianti e i liberi professionisti. E ho seguito con interesse la proposta di Dario Scalella di pagare quanto dovuto sulla base dell'aliquota ordinaria e non di quella punitiva. Ma ho anche grande stima di Padoa Schioppa e vedo che la regione Liguria sta risparmiando e non sarà punita perché lì è stata decisa una linea esattamente opposta a quella campana e che vede una diminuzione dei posti letto in ospedale a fronte di una seria politica di assistenza diffusa e domiciliare che fa risparmiare, punta sulla prevenzione e umanizzazione della medicina di base anziché sul perenne gigantismo ospedaliero da noi privilegiato. In altri termini, capisco bene la provocazione di Dario che prende atto delle dichiarazioni tranquillizzanti dell'assessore Montemarano e del presidente Bassolino che assicurano il rispetto per il 2006 dei limiti di spesa oltre i quali scattano le nuove aliquote, ma, in termini di politica della salute, penso che dobbiamo avere un atteggiamento ben più severo. L’aumento dei posti letto in ospedale in Campania, in assenza di altre politiche per la medicina di base, ha prodotto l’effetto paradosso che l’aspettativa di vita per i campani è più bassa che altrove (siamo la regione con la più bassa aspettativa di vita: 75,4 anni per gli uomini contro la media nazionale di 76,7 anni e 81,2 per le donne contro l’82,7 nazionale). Tornerò su questo tema perché si deve contrastare l’idea che per la salute si debba spendere solo in questo modo “ospedalizzante”…
Sono molto contento, comunque, che si parli di politiche pubbliche e di economia, cavalli di battaglia della nostra campagna e che vanno ripresi. Mi riprometto, anzi, di fare un intervento per il forum di Decidiamo insieme quanto prima anche per aiutare a“trovare le procedure idonee per dare senso alla voglia di fare” anche su temi di questo tipo – come suggerisce Nunzio. E ricordo che i nudi dati purtroppo sono in linea più con le preoccupazioni di Napolitano che con l’ottimismo peloso di certo centro-sinistra. Infatti l’economia campana dell’ultimo anno, secondo i dati Bankitalia vede il Pil, nella nostra regione, o in diminuzione del 1,9% (dati Svimez) o in lievissima e insufficientissima crescita dello 0’2% (dati Unioncamere). L’occupazione cala ancora – di circa il 2% - e il lavoro si fa ancor più precario (i lavoratori a tempo indeterminato diminuiscono del 1,5% mentre quelli a tempo determinato aumentano del 2%). Gli investimenti fissi lordi pure calano e passano, dal 2004 al 2005, da 3,6 al 2,2 %. Tirano i settori sostenuti da finanziamenti pubblici quali le costruzioni, aiutate da fondi Por. E le esportazioni soprattutto nel comparto agro alimentare. Sono in ascesa le attività del porto di Napoli che vede un costante aumento dei container perché ormai è aperto un solido traffico merci soprattutto con Cina e oriente. Il turismo non decolla strutturalmente: abbiamo 3,4 giorni di presenza turistica ogni abitante campano contro i 9 o 10 di Toscana ed Emilia Romagna mentre aumenta la crocieristica.
Insomma mancano – eccome! – le politiche intelligenti e di lungo respiro, accorte al budget, che premiano lo sviluppo sostenibile e determinano occupazione più stabile. Possiamo tranquillamente farci promotori di opposizione seria e propositiva.
E oggi pomeriggio per via Toledo e poi in piazza Plebiscito volantiniamo per il No al referendum.

21 giugno, 2006

La prima visita è la più facile

Caldo vero caldo. E traffico impazzito per feste della Finanza e protocolli presidenziali in città. Ma Napolitano, persona che conosco per essere misuratissima nell’eloquio, fin troppo accorta nei toni e che, da presidente, lo è ancor più, doverosamente, stavolta parla in modo diretto.
Dice e ripete molte volte, quasi a ogni occasione nelle ultime 48 ore, che le chiacchiere non bastano più e lo dice al governo locale, cittadino, provinciale e regionale e senza mai accennare a generici alibi che pur avrebbe potuto trovare nel ristagno economico o nei cosiddetti mali antichi.
E bravo don Giorgio: la perenne emergenza rifiuti è “penosamente irrisolta”, degrado e criminalità pesano sullo sviluppo, Bagnoli e zona orientale devono partire, ci vuole una forte determinazione politica, la società e le forze sociali sono consapevoli che si può ripartire, ci si aspetta una risposta…
La sua elezione ha aiutato questo centro-sinistra a stravincere ma ora il presidente ha fatto capire che non fa sconti… e li conosce bene i suoi polli. Tanto è che chiude stasera la visita dicendo che “questa venuta a Napoli è la più facile perché le prossime visite saranno più dure, in quanto ci sarà da vedere se ci sono i risultati”. Appunto.
E grazie, presidente.

20 giugno, 2006

Il mattino non promette una buona giornata

Ringrazio Daniele Coppin per l’osservazione pertinente. Ho fischiato tardi? Forse. Avevo a cuore troppo il fatto che volevo un blog libero e fino a un certo punto gli elementi di ricchezza sono stati di gran lunga superiori a quelli negativi. E ho fischiato quando era del tutto evidente che le proporzioni si erano invertite.

E voglio rassicurare l’amico Giuseppe Balsamo (e non Balzamo). C’è voglia di fare? Lo so. La ho anche io. Ci stiamo attrezzando. Ci vuole costanza. Il comitato di indirizzo di D.I. ieri sera ha fatto un primo serio lavoro. Dobbiamo riorganizzarci, dare la tabella di marcia, integrare gli organismi e ci vuole misura e metodo per trovare le procedure idonee per dare senso, appunto, alla voglia di fare che è diffusa ma anche molto differenziata. Ce la faremo ma bisogna anche evitare di pensare che ci sia da un lato l’entusiasmo e dall’altro una sorta di voluta inerzia. Non è così. Bisogna cambiare passo, adeguarsi a una nuova fase, darsi un motore diesel e darselo con una procedura che includa persone e modi diversi.

Rosa Russo Iervolino ha fatto la giunta. La crisi della città avrebbe richiesto una giunta nuova nella composizione e nuova nelle procedure usate per costituirla, procedure che dovrebbero sempre basarsi, secondo quanto dice la legge, sulle prerogative del sindaco in materia, sulla autentica autonomia decisionale del primo cittadino eletto. I segnali erano stati di segno contrario. Per diverse settimane neppure solo retoricamente qualcuno ha iniziato a parlare di questioni significative. Siamo stati tutti da subito molto preoccupati per tutto questo perché siamo nati nella convinzione della necessità di una riforma della politica e del bisogno di avere in città uno "spazio pubblico" più ricco, articolato, trasparente, che permetta e stimoli la partecipazione dei cittadini, pensata come una risorsa per il buongoverno e centrata sulle cose da fare.
Ma io ho voluto ugualmente scegliere la prudenza e ho voluto notare ugualmente, senza alcuna prevenzione, un segnale forse positivo nella nomina di Tino Santangelo a vice-sindaco. Speravo che fosse l’apertura di un processo di maggiore autonomia politica del sindaco, almeno. Norberto Gallo mi ha criticato e io ho prestato ascolto, pur convinto che la prudenza sia cosa buona. Avevo polemizzato con Santangelo, ma con toni pacati.
E’ stata una prudenza eccessiva? Non so. Ora giudico malissimo la giunta. Non entro nel merito dei singoli anche se devo confessare che la conferma dell’assessore al bilancio, in particolare, mi colpisce in senso negativo e che moltissimi nomi mi paionoi del tutto inadeguati ai compiti del governo di una città in crisi. Non è gente che ha un bagaglio fatto di culture ricche e plurali e troppo interna alla sfera propria non della politica ma dei partiti, del loro lessico, della loro logica.
E’ chiaro che le grandi questioni della competenza specifica, di come migliorare l’amministrazione e di come creare spazio pubblico in città sono state tutte completamente disattese. E non vi è stata attenzione alcuna a distinguere meglio indirizzo e gestione, diminuire il numero delle deleghe e usare criteri razionali per il loro accorpamento, con un segno di discontinuità rispetto alla passata giunta, almeno su alcune competenze.
Dunque, come ben spiega Daniela, per governare Napoli oggi, le regole che si evincono facilmente dal processo concluso ieri sono state le seguenti:
- prima si decide quanti assessori toccano a ogni partito che fa parte della maggioranza e si chiedono rose di nomi (senza troppe altre specificazioni)
- se il precedente gioco delle preferenze ha sacrificato le donne, si chiede ai partiti di rimediare
- poi i suddetti partiti danno delle "rose" di nomi che hanno tassativamente tanti petali quanti sono gli assessori che "spettano"
- poi si decide come collegare i nomi degli assessori ai nomi degli assessorati, spostando un po' di deleghe da un assessorato all'altro, se occorre per riequilibrare i "pesi" e senza attenzione alcuna all’efficacia e efficienza futura relativa al merito degli accorpamenti,
- poi si decide dove ricollocare gli ex-assessori che, per motivi vari, non possono entrare più nel gioco.
E’ del tutto assente il dibattito civile e politico sui nessi tra programma, cose da fare e amministrazione, a differenza di quanto avvenuto a Roma, Torino, Milano. Il tutto è poi condito da incontri formali e informali fra il sindaco che deve "scegliere" la giunta e i partiti, rappresentati dai dirigenti e/o da altri leader, quale che sia la posizione e il ruolo di questi ultimi e ben oltre la stessa presentazione della famosa rosa. Appare, poi, particolarmente stramba la pratica di una ulteriore e ripetuta consultazione diretta con il presidente della regione che ha altra funzione e ruolo istituzionali. E non si dica che è cosa normale: risulta a qualcuno che Veltroni si sia recato tre volte dal governatore del Lazio o che la signora Moratti si sia voluta consultare con Formigoni?
Se è tutto questo che avviene come sarà possibile evitare, in futuro, i molti potenziali “fuochi amici”, le polemiche distruttive o i ricatti di questo o quello, la sovranità limitata del sindaco nei confronti di altre istituzioni, le litigiosità permanenti – insomma tutte quelle vicende che avevavano indotto, a un certo punto, il sindaco a non presentarsi per un secondo mandato?
Insomma ci risiamo; siamo davanti a dei replicanti. E il dettaglio delle deleghe confermate, date o negate o spostate confermano questa evidenza che conferma, a sua volta, la nostra analisi sulle anomalie nelle modalità dell’esercizio del governo nella nostra città che non favoriscono la fuoriuscita dalla crisi nello sviluppo e nella vivibilità.
Ciononostante abbiamo scelto un metodo e lo manterremo: noi guarderemo al lavoro della giunta per come saprà attuare il programma, creare spazio pubblico democratico in città e migliorare la vita quotidiana.
Ma, francamente, il mattino non promette una buona giornata.

19 giugno, 2006

Le regole e il fuorigioco

E’ morta una mia cugina; faceva roccia ed è caduta.
Sono stato un po’ lontano. E mentre ero lontano mi ha chiamato una persona dal Corriere del Mezzogiorno e mi ha chiesto cosa pensavo della nomina a vice-sindaco di Tino Santangelo, con il quale avevo educatamente dibattuto qualche giorno fa sullo stesso giornale. Ho semplicemente detto che è persona che stimo e che gli auguro buon lavoro. Poi sono usciti i titoli in cui risultavo politicamente dal lato di chi approva e anche i commenti nella rete.
Se sei abbottonato e non commenti affatto risulti contro per principio e se dici una frase serenamente garbata sei un fan. Dicono a Roma: “come te movi, sbagli”.
Non è grave. Quel che sarà probabilmente molto grave sarà il come avverrà la formazione di una giunta che non avrà speso una – dicasi una sola – parola su come va strutturato il governo e dunque le deleghe nella terza città d’Italia e chi e per quali competenze, idee e programmi farà cosa. E sarà tanto più grave alla luce delle beghe e dei soliti insopportabili personalismi dei sotto potentati dei piccoli satrapelli di qui e di lì che già riempiono pagine, commenti e attenzione. E i rifiuti? E la camorra? E il come fare partire le municipalità?

Mi si permetta, poi, di ricordare - soprattutto ad alcuni tra i commentatori abituali di questo mio blog - alcune regole o buone maniere non scritte ma generalmente accettate, in tutto il mondo, di comportamento nei modi di commentare i post dei blog altrui. E questo infatti è il mio blog.

Questo è un estratto delle regole che ad esempio pone Beppe Grillo.
No ai commenti non inerenti al post
.
No ai messaggi anonimi.
No ai messaggi con linguaggio offensivo
.
No ai messaggi che contengono turpiloquio
.
No ai messaggi con contenuto razzista o sessista
.
No ai messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione ecc.)


Comunque il proprietario del blog potrà in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio, cancellare i messaggi.


Mi pare che siamo da tempo di qualche metro in fuori gioco rispetto a queste buone maniere. Non casso nulla per ora e resto nell’ambito liberale dell’invito. Ma è anche vero quel che qualcuno ha voluto suggerire a taluni di questi amici del mio blog: fatevi il vostro blog se avete tante cose da dire che non c’entrano nulla con il post e che dunque commenti non sono affatto…

13 giugno, 2006

Ripartiamo dalla vita concreta

E’ una bella sfida passare dall’intensità dell’agone elettorale, che ha una sua natura parossistica e che unisce tutti su un obiettivo delimitato a un impegno collettivo certamente impegnativo ma più lungo, pacato e fondato sulla costanza che è rappresentato dall’inventare, occupare, sostenere uno spazio pubblico in questa città non normale in tempi normali.
Per primo io sto cercando di curare questo passaggio. E’ una bella sfida perché vi è un ritmo, dei toni, un campo di energie che vanno ricalibrati… anche nei miei post e forse anche nei commenti a questo blog. Lo è perché va capito insieme come fare valere le nostre molteplicità, difendere questo patrimonio e dunque fare manutenzione comune tra anime, intelligenze, persone con idee e posizioni e priorità diversissime.
La manutenzione comune richiede molto ascolto, disposizione a sentire gli altri sulla base di un “come se”: come se… avessero ragione, come se potessero mostrare cose che noi vediamo e capiamo di meno e rivelare altri aspetti, come se potessero farci anche evlvere nei nostri convincimenti, nelle opinioni. La comune manutenzione è anche possibilità di un “di più” di ragioni, competenze, analisi. E’ un esercizio di nuova cultura politica e personale che può rappresentare una opportunità. Ci vuole un adagio, una pacata riflessione, una cesura nei modi che consenta ripresa di intelligenza politica ma in altra e nuova forma: ascoltarsi, appunto, vagliare insieme le possibili direzioni di marcia, diffondersi e radicarsi nei territori, dare un assetto alle riunioni periodiche, decidere di alcune priorità sulle quali concentrarsi, tenere, magari, delle conferenze pubbliche di qualità – e, al contempo, aperte davvero a tutti - su società e riforma della politica, sui programma per Napoli, sulla democrazia deliberativa ecc. E pensare anche all’impegno nei diversi territori e su temi.
Decidiamo Insieme si sta dando, non senza una normale fatica nel farlo, una agenda per questo mese di giugno che dovrebbe aiutarci a una ripresa autunnale seria, come emerge anche dal dibattito nel forum di DecidiamoInsieme.
Ma, intanto, penso che si devono evitare le contrapposizioni nette senza che prima vi sia stato tempo per dire, ascoltare e riflettere e che niente, oggi, consiglia la fretta nel dover scegliere dove andiamo. E penso davvero che ognuno di noi può trovare la sua forma del fare convivere l’andare al lavoro, il seguire le altre cose della vita quotidiana e il mantenere un impegno per la città e un impegno insieme ad altri…
Se DecidiamoInsieme supporta, consente e aiuta questo, vivrà e farà strada.
Impegnamoci sul prossimo referendum (vi sono link e buoni materiali che sono stati messi nel sito Decidiamoinsieme), cerchiamo di vedere che anche nei risultati di ieri delle elezioni di Salerno e Caserta vi sono seri segni della giustezza di molte nostre posizioni, guardiamo in modo laico e senza pregiudizi alla costituzione della giunta a Napoli, rileggiamo il nostro programma e pensiamo a come farlo valere pur non stando in consiglio comunale, seguiamo con interesse il dibattito nazionale sul partito democratico e sulla indubbia debolezza del governo ma anche sui grandi temi di politica economica e cerchiamo di capire come queste cose possano pesare e determinare in relazione alla nostra città e alla sua crisi e, al contempo, ripartiamo dalla vita concreta, però, dei cittadini e dalle nostre aspirazioni di effettiva cittadinanza in questa nostra città.
E diciamoci anche, onestamente, che vi è un lavoro di lunga lena, non semplice davanti a noi tutti e che ci vuole, appunto, una pacata e testarda costanza nel modo, nel metodo, nelle parole…

04 giugno, 2006

Continuare il dibattito

Ho dormito per due giorni. Domani riprendo il servizio a scuola.

Mentre riprende la vita del tempo non elettorale penso che dobbiamo continuare il dibattito appena avviato durante la nostra assemblea del 2 giugno, creare luoghi e momenti molteplici, centrali e nei territori, in cui riflettere su cosa fare della nostra associazione, su come costruire un movimento civico, radicato e attivo sulle questioni di vita dei cittadini e sugli indirizzi strategici della nostra città: impicciarsi del luogo dove viviamo, per migliorarlo.
Si tratta anche di fare cose. Sergio mi ha chiamato da Soccavo, dopo l’assemblea, per ripetere di non lasciare sole le cose nelle periferie… Ripenso agli amici del Otto jazz club che non deve chiudere. Li facciamo o no i luoghi di vera aggregazione giovanile in periferia? Come? Con chi? E tante altre cose vengono in mente: un forum sulla cultura che abbiamo pensato di costruire anche con altri, per l’autunno, la ripresa del confronto sulle politiche di welfare, un minimo di serio impegno da chiedere alla giunta sulla disabilità.
Sto solo facendo degli esempi; so che ve ne sono molti altri. E so che va trovato un equilibrio tra priorità e concretezza e tra questa e i caratteri simbolici di talune iniziative. E poi va aperto il dibattito sulle alleanze: con chi fare le cose. Dobbiamo e possiamo essere molto, molto aperti nel proporre a tutti? Come si muove un movimento come il nostro?

E’ una bella sfida intellettuale pensare a queste cose.

E abbiamo subito un impegno per il referendum e dobbiamo parteciparvi per sostenere il NO.

Dunque mi viene di ripetere alcuni temi su cui, con calma, dovremmo soffermarci. Sono temi che ho semplicemente elencato nella mia relazione all’assemblea del 2 giugno – e non credo assolutamente che siano gli unici, sono quelli che ho più sentito circolare e che ho condiviso in questa prima settimana:
1. Ci vuole una nostra procedura per discutere di un programma di azioni a partire dai programmi per la città che individui priorità: ma vi sono modi per perseguirlo più da movimento civile, che ha una sua tradizione europea o “più da partito”… e su ciò va aperto un confronto aperto tra di noi e forse anche una fase di studio: cosa è la nuova politica partecipativa, come ci si attiva in tal senso?
2. Va pensato un nuovo statuto più confacente alle nostre ragioni sociali e va prevista una procedura per eleggere un comitato di indirizzo.
3. Bisogna darsi un telaio organizzativo leggero (almeno un ufficio centrale che raccordi le azioni, gli incontri) e che tuttavia sappia accogliere la nuova richiesta di esserci che sta evidenziandosi in città e far fare cose alle persone (sedi, siti, iniziative da calendarizzare).
4. Si deve prevedere una forma di presenza politica centrale perché siamo una forza di potenziale opposizione costruttiva in un deserto di opposizione credibile e che può vederci come una sorta di enzima, capace di sollecitare le forze che vogliono un altro modello di attivizzazione civile, fuori e anche dentro i partiti.
5. Dobbiamo poter confrontare in modo serio le nostre culture di provenienza per costruire identità comune ma plurale e ipotesi organizzative nuove e condivise.
6. Ci vuole l’avvio di contatti nazionali perché di provincialismo si può anche morire.

Con quale ritmo, in quali modi, con quali procedure fare queste cose?
Iniziamo a pensarci, a parlarne in vista di un altro incontro entro giugno.

E non distogliamo lo sguardo dalla crisi terribile della città. Ieri hanno ammazzato altre due persone per strada…