08 luglio, 2006

Spazio in città

Questo dibattito mi pare importante. Anche in vista dell’avvio di un processo dentro il nostro movimento che ne decida gli indirizzi di fondo. A partire dall’assemblea di martedì 11 luglio.
Come si crea spazio pubblico in città? Intanto – come ho più volte ripetuto – dobbiamo declinare meglio cosa è per noi la partecipazione, la democrazia deliberativa e come possiamo contribuire a farla crescere davvero a Napoli. Ieri sono stato a un convegno importante della Associazione italiana per lo sviluppo locale (v. www.aislo.it) dove si parlava di questo: come ci si muove in tale direzione a Città del Messico, a Sfax, a Genova, a Beijing, a Pescara, a Pesaro, a Roma, ecc. Possiamo sostenere una sana ambizione “sprovincializzante” su questi temi decisivi?
Personalmente, dunque, non sono incline a dirsi belli e bravi da soli, caro Francesco. E l’autocontemplazione non mi è congeniale affatto. Anzi. Ho sempre pensato che si lavora con gli altri e con i diversi da noi per lo sviluppo democratico della città. E, per me, D. I. si deve fare facilitatore di incontro e confronto. Già subito dopo le elezioni ho sottolineato come la percezione che noi potessimo avere atteggiamenti autoreferenziali non ci ha giovato tanto. Ma quello che tu qui suggerisci si basa forse un po’ troppo sull’assunto che si avrà spazio pubblico, mediatico e non, se si sta insieme ai signori x o y o se ci si occupa della supposta crisi di un partito. Se, invece, come spero, stai dicendo che bisogna lavorare per lo spazio di dibattito pubblico in città in generale, ben al di là di D. I., sono d’accordo. Infatti, con convinzione ho aperto canali, prima e dopo le elezioni, con il coordinamento per il lavoro sociale; sono stato d’accordo a prendere contatti anche nazionali con il coordinamento dei girotondini; intrattengo un confronto diretto a Roma e a Napoli con coloro che intendono fare il partito democratico davvero dal basso; continuo i contatti con le organizzazioni ambientaliste; parlo con tante persone che, dentro i diversi partiti, esprimono critica e insoddisfazione con gli assetti usciti dalle elezioni napoletane. E mi confronto pure con gli assessori, ho chiesto molte volte un incontro al sindaco, ho fatto un invito pubblico allo stesso Porta. Credo che questo sia un buon metodo, penso ci voglia perseveranza e sono munito di buone doti di pazienza perché so che la politica è facilitazione di processi complessi.
Ma si deve, al contempo, insistere su un senso della politica che rimetta al centro la vita quotidiana e, insieme, l’interesse generale. E’ una sfida cittadina e nazionale che sarà lunga e ci vorrà tenacia. E, per sostenerla, va anche detto con forza che, di pari passo al confronto con tutti, si deve costruire un’identità da movimento civico vero, che propone soluzioni e campagne indipendenti; dobbiamo fare campagne su cose da farsi per la città insieme ai cittadini, su temi e secondo priorità, a livello cittadino e nei singoli territori. Un movimento aperto, insomma, intanto lo è se favorisce spazio pubblico innanzitutto con e per i cittadini. E la domanda di fondo, cruciale è: a chi rispondiamo? La mia personale risposta – che ho dato su Il Corriere del Mezzogiorno e della quale sono convinto - è: ai cittadini e alle istituzioni. Non ai partiti o ai gruppi di pressione dentro i partiti. Con questi certamente ci si confronta ma non sono questi gli interlocutori prioritari di un movimento civico.

Sono d’accordo, poi, con P.D. per la ripresa di una vera funzione di garanzia per il difensore civico che dobbiamo trovare il modo di favorire, anche qui, insieme ad altri.
E, nell’ottica su cui stiamo riposizionandoci, il dibattito su come riprendere un piano per la città… e il chiamare in causa Berlino come possibile esempio di partecipazione ai processi trasformativi, è un’occasione di riflessione di cui pure dobbiamo certamente fare parte.

17 commenti:

francesco de goyzueta ha detto...

Ti ringrazio,caro Marco, per le tue precisazioni.Non mi sono sognato di accusarti di autoreferenzialità nè di fare dipendere la visibilità di Decidiamo Insieme solo da Porta e da Oddati ma lo scopo era esattamente e solo di utilizzare questo evento e per per studiare,assieme ad altre prospettive,quella di aprirci ed unirci alle esperienze di altri. E fa piacere, e penso a tutti,che la tua linea vada in questa direzione.Mi sono perciò solo preoccupato che quegli spiriti dell'associazione che vedono tutto bello,tutto facile,e specialmente tutto DA FARE DA SOLI,possano prendere il sopravvento, cosi decretando l'asfissia e la fine del movimento.Comunque se il mio pensiero non è stato chiaro, me ne scuso ma collima esattamente con quello espresso più puntualmente da Fiorella.

PaoloPantani ha detto...

Visto che ci si posiziona sul piano di movimento civico,di denuncia, di difesa civile quindi, visto che mi sto interessando dell'eliminazioone delle barriere architettoniche, terzo punto del nostro mini-programma,segnalo quanto segue:
Una delle poche strutture comunali senza barriere architettoniche comunali (sita in via Cesare Rossarol, oltre 200 mq) adibite negli scorsi decenni a spaccio viveri dei dipendenti è stato assegnato in comodato gratuito al CRAL della CGIL comunale, anche i lavori di ripristino funzionale sono stati a carico della amministrazione.
E' sempre Oddati che oggi si dichiara scontento e vuole dialogare con noi, l'author politico della lodevole iniziativa, chissà perchè si è deciso di non darla ai diversamente abili che pure avevano espresso richiesta.
Visto che si stanno vedendo al Vomero-Arenella, possiamo far fare una interrogazione al nostro "topolino" o è fuori giurisdizione?

Giuseppe Balsamo ha detto...

Caro Francesco de Goyzueta,

per quanto possa sembrare superficialmente autocelebrativo il mio ottimismo, Ti assicuro che per mia impostazione amo parlare con tutti e proprio in una logica di costo opportunità all'interno di un'associazione per la quale dedichiamo tanto impegno e tanti sforzi sia assolutamente necessario non mancare e partecipare propositivamente all'incontro di martedì.

Mi fa molto piacere di sembrare un ingenuo, pensa che il mio romanzo preferito è "Pudd'n head Wilson" di Mark Twain, lo consiglio, potrebbe essere un'ottima lettura per molti...parla proprio di un tipo "ingenuo"...

La capacità di parlare con tutti può "in the long run" diventare il nostro maggiore punto di forza...

Mi fa piacere che questo sia un punto forte sul quale Marco ha opportunamente aperto la discussione...

Luigi Einaudi scrisse: A coloro i quali "sanno",
i quali conoscono la "verità" e
credono di avere il dovere di attuarla,
noi dobbiamo opporre il principio che noi conosciamo la verità solo se e finché abbiamo la possibilità di negarla;
che il solo criterio della verità politica, come di ogni altra verità,
è il diritto illimitato di discutere le regole accettate nel costume o nelle costituzioni scritte,
di criticare gli ordinamenti esistenti ...
il diritto delle minoranze di trasformarsi, in virtù di persuasione, in maggioranze.

Non ci resta che parlare con tutti, aprirci al confronto con tutti e su quello in cui profondamente crediamo saper essere tenacemente persuasivi...

Un caro saluto,

Giuseppe Balsamo

PaoloPantani ha detto...

Che lavoro fai? Mi interesso di molte cose...di cinema, teatro, fotografia, musica, leggo. E come campi? Giro, vedo gente..mi muovo, conosco... Faccio delle cose...
Dal film ECCE BOMBO di Nanni Moretti.

francesco de goyzueta ha detto...

Dagli interventi,finora, però oltre a qualche dotta citazione di cui faccio tesoro,non è emersa alcuna problematicizzazione o inizio di riflessione sull'argomento da me posto e che mi sta molto cuore sempre nello spirito di Decidiamo Insieme,ma anche dopo avere pensato il da farsi.E' inutile chiarire che sono rimasto molto ma molto deluso,e con me molti altri, per come è stato gestito e governato il momento politico elettorale:dal primo momento ho inviato messaggi da questo blog e parlato con amici dell'associazione dell'opportunità e della necessità di cogliere questa grande e bella opportunità non solo di fondare il movimento e dotarlo di tutti i ricchi contenuti di cui parla Rossi Doria nel suo ultimo editoriale,ma soprattutto di accogliere gli inviti a sedersi al tavolo decisionale dei destini della città per dare un contributo proprio con il patrimonio di idee e di proposte di Decidiamo Insieme.Non ho capito e mi diventa ancora più difficile capirlo a distanza di tempo, il perchè si è voluti restare sull'Aventino in attesa di un emplein elettorale che era solo follia sperare;e non avere avuto l'umiltà di accontentarsi di lavorare a latere, nella nostra autonoma identità, per esprimere una voce diversa ma di sostegno al centrosinistra e ricevere un riconoscimento anche istituzionale davanti al nostro elettorato con una visibile legittimazione allo sforzo di tutti e forte speranza di successo per altri passi successivi. Oggi siamo al palo, con il caldo e a ridosso delle vacanze a parlare e a discutere di temi certamente interessanti ma che non so come si potrà avere la capacità di affrontare se non sul piano del volontariato, e senza che qualcuno degliiscritti,esclusa Fiorella,abbia detto uno straccio di pensiero sulla mia proposta di collegarci e discutere un terreno comune di azione politica con altre forze,ma che in questo momento possono essere politicamente molto importanti per fare massa critica e per disegnare insieme strategie e obbiettivi e comuni.Insomma si è persa una irripetibile occasione per mettere a frutto nell'interesse della città un'attenzione espressa anche da Fassino quando mandò da Napoli, il messaggio di intercettare e guardare con interesse a movimenti di dissenso della area di centrosinistra, capaci come il nostro di portare un valore aggiunto ad un sistema ingessato come quello dei partiti e per aiutare a riaprire una dialettica ed un dibattito sulle cose da fare con la gente e per la gente.

Anonimo ha detto...

ma come è colto, sagace e sarcastico pantani...

PaoloPantani ha detto...

Non sono colto, sagage e neanche sarcastico, sono soltanto avvilito:Leggetevi quello che diche il prof.francesco venezia sul corriere del mezzogiorno di oggi 9 luglio a pagina 7.

A Valencia hanno deviato un fiume, il rio turia e fatto un parco, noi abbiamo fatto su iniziativa Nea Hidros(di cui sono il presidente) un parco termale delle sorgenti del monte echia che è durato da Natale a santostefano, andate a vedere per favore la chiusura, il degrado e la fatiscenza delle fonti a piazza castello.

E dire che era l'unica acqua dei primi napoletani i Rodesi nel VII secolo Avanti Cristo... Ha ragione Il prof. Francesco Venezia: A Napoli manca l'orgoglio di una società urbana sana...

(del resto con gli scandali e gli sprechi della ricostruzione del sisma dell'80 abbiamo fatto nascere un partito secessionista al nord con 4 milioni di voti...)

I napoletani non si incazzano nemmeno quando gli dico che sono ignoranti e quindi non si autostimano, fanno spallucce e dicono tanto siamo tutti ignoranti...

PaoloPantani ha detto...

Avete sentito Porta, altro bel bassoliniano che vuole parlare con noi,vuole i bolidi della formula uno a Scampia, ce ne fu un'altro che li voleva a via Caracciolo e sta ancora pagando la inadempienza del contratto...
Questi sono signori miei i bassoliniani, futuristi marinettiani, dannunziani con l'ebbrezza del volo, del potere, e della velocità (il paradiso è all'ombra delle spade, è adrenalina la vita).
Finalmente i boss di Scampia potranno legittimamanete parcheggiare il ferrarino sotto casa, senza nasconderlo in costa azzurra...
E' una mania da nuovi ricchi la loro, vogliono per forza far ostentare potere e denaro ma perchè sta fissazione? E perchè a Scampia? Booh! Masaniello a Palazzo prese le stesse fisse: gli abiti, le carrozze, le follie...
la politica a Napoli è un melodramma antico.

francesco de goyzueta ha detto...

Caro Paolo.non mi sembra quella di Porta un'idea da far rizzare i capelli in testa.Il suo progetto-sogno parla di una città dell'automobile
a Scampia,con un quartiere che abbia come centro produttivo l'offerta di servizi e attività connesse a tutto quanto gira intorno allla formula uno.Con l'insediamento anche del Centro Motori che favorisca la formazione di competenze legate a questa materia.E'un ipotesi brillante e fuori dagli schemi per fare uscire e utilizzare i vialoni,le larghe strade e le attuali strutture in modo diverso,sul modello di una Montecarlo del Sud con una offerta anche di tipo turistico che possa coinvolgere anche i quartieri degradati e offrire loro una riqualificazione con uno sviluppo di tipo diverso

PaoloPantani ha detto...

Carto Francesco,
solo per farci una piazza telematica a Scampia ci ho buttato 6 anni,poi per mistero arcano politico è diventata la sede di un carrozzone talmente decotto che non hanno nemmeno potuto rispondere ai miei attacchi precisi, semplicemente non ne parlano più e nessuno dice nemmeno "oibò", risponderanno al giudice perchè ci ho fatto causa, ma a loro non interessa perchè chi paga il Comune, non hanno dignità e nemmeno onore.

Vuoi vedere che il motor show serve per levarsi i debiti da bocca con i soliti imprenditori modenesi invitati con una serie di road shows a Napoli e sbalorditi,e dopo tante chiacchiere, scoprono con delegazione trattante che non esistevano neanche le piantine di aree di insediamenti industriali possibili, un vero bleff, se ne andarono a Olbia disgustati:
chiedi a Montezemolo,caro Francesco, oppure chiedi a tuo cugino...

Questi sono i bassoliniani, a seguitargli a dargli credito nei loro film-luce sui rischia di fare "Helzapoppin" o " cime abissali"...
(A proposito, ma quante cose a Scampia la facoltà di Medicina in due, dico due, anni,il centro di protezione civile di Gregotti, la facoltà di Agraria, il teatro, l'auditorium, la fattoria degli animali, la piazza delle socialità, ecc., ecc.. dicono a Roma : famo a chi la spara più grossa, tanto a noi chi ce controlla?)
Fraternamente

Anonimo ha detto...

sono d'accordo con Francesco perchè quella di Porta penso sia nient'altro che una provocazione. Pensate che una piazza telematica o qualche negozio o la semplice sostituzione delle vele con altre case possa trasformare Scampia? Io credo che Scampia è un quartiere che necessita di un intervento forte e radicale che riesca a dare un'anima al quartiere e a noi che ci viviamo, anzi "dormiamo". Perchè la mia vita dalla mattina alla sera si svolge fuori da Scampia. Città dell'auto come città della musica o città dello sport etc etc...è lo stesso. Almeno questo è quello che ho colto io in quell'intervento. Maria Chiara di Scampia

PaoloPantani ha detto...

Maria Chiara praticamente ha centrato il problema: a Scampia non vi è nessun attrattore, nessun punto di incontro e la gente non vive il quartiere, ci torna a dormire.

Mentre la frustrazione avvilisce le nuove generazioni, i ragazzi più dinamici, pragmaticamente, si creano altrove relazioni e interessi.Soprattutto le ragazze è facile incontrarle e conoscerle al Vomero,indistinguibili dalle altre:universitarie, commesse,informatiche, tutte bellissime...

Infatti a Scampia, almeno questo, provengono da tutti i quartieri di Napoli, non esisteva niente prima,è un quartiere simbolo della quint'essenza della napoletanità, infatti ho rivisto vecchi amici bagnolesi che abitano a Scampia da più di venti anni.

Almeno non abbiamo la questione razziale e religiosa delle banlieu parigine... ringraziando il Signore, ma abbiamo la questione criminale, ma volendo,politicamente appunto, si può combattere e anche vincere.

Anzi, avete visto le vecchie auto usate per i cortei della vittoria ai mondiali, avevano scritto sulla carrozzeria i nomi dei rioni, come simbolo di riscatto, come si potrebbe utilizzare bene questa ansia di riscatto e di autostima.

E' stato veramente un peccato non lanciare il telecentro a Scampia, è il quartiere più giovane di Napoli, si poteve partire dal basso con lo sviluppo: senza preti per alleviare sofferenze, senza centri sociali per coltivare rabbia, scontento e indirizzarli al consenso politico radicale.

Non hanno voluto politiche di sviluppo perchè con i fondi sociali a enti religiosi e associazioni (talvolta molto strumentali e para- assistenziali) hanno monopolizzato il tessuto della rappresentanza politica, ottenendone un specie di controllo, di referenza arcaica, emarginando i possibili agenti di cambiamento e sviluppo.
Insomma il nostro ceto politico preferisce il controllo dirigistico di tutte le istanze e iniziative, in caso contrario l'atteggiamento è ostativo.
Se si arrivasse al buon fine perderebbero il controllo.
Questi non assumono atteggiamenti virtuosi di competitors a fare, ma ad ostacolare.
Per loro "mal comune è veramente mezzo gaudio".
Anzi si fanno assegnare in comodato strutture, ma non per lo sviluppo, per bloccarlo: chi vuol venire deve per forza parlare con noi, se non viene nessuno pazienza, comunque siamo egemoni noi, anche del nulla, però in compenso c'è la spesa sociale con general contractor politico.

Per lo sviluppo vero è meglio che i giovani scampioti facciano le valigie subito e definitivamente, con queste teste dirigiste, alcune si comportano anche in maniera feroce e meschina sul territorio, c'è veramente da fare molta attenzione se non ci si sottomette, a me mi mandarono in missione all'estero per un periodo che fu reso utile per spegnere un conflitto che stava per diventare molto aspro.

Purtroppo io non posso non dichiarare che non credo più al salvataggio collettivo per Scampia, la politica fa solo stimolazione verbale, mira alla visibilità effimera sui giornali a caccia di creduloni che vivono una condizione di astrazione dalla concreta prassi politica napoletana.

roberto vallefuoco ha detto...

ho espresso più volte le mie considerazioni su Scampia e Secondigliano ( anche perchè ci vivo) da evitare di tediarvi ulteriormente sull'argomento. sono daccordo con gli ultimi due post, con le considerazioni di mariachiara e PAntani, soprattutto sul controllo delle strutture e sul rapporto con gli enti religiosi e le associazioni.
quello che vorrei aggiungere è che bisogna cambiare l'idea di approccio al problema. anche le associazioni che operano sul territorio hanno, secondo me, una concezione sbagliata. qualche giorno fa me la sono presa (forse anche un po'con troppa severità)anche con un post di Risi sul narcotraffico, perchè è il concetto di salvare "la riserva indiana" che traspare da tutte le proposte che vedo (dentro e fuori di noi pure) che non condivido. "facciamo qualcosa" come per l'afghanistan o l'iraq. una missione di pace. mandiamoci le ong. aiutiamoli ad uscire dalla crisi e ad emanciparsi.
insomma questa idea che si deve fare qualcosa "per scampia" è sbagliata. è la stessa idea di "periferia" che non condivido. il problema allora è acquisire scampia(ma non solo) alla città; è immaginare una città dove non ci sia un centro e delle periferie, se non dal punto di vista geografico. Piuttosto una città che trasferisce funzioni, ruoli ed identità "centrali" distribuendole in tutta l'area metropolitana.
L'idea di "un centro direzionale", di una cittadella della politica, della zona bene e delle periferie, è un'idea distante anni luce dalla mia visione di città moderna. il problema sembra solo simbolico ma non lo è. riguarda il funzionamento di una metropoli moderna con più di un milione di abitanti. riguarda il problema della mobilità per esempio. riguarda il congestionamento e l'inquinamento di napoli. e potremmo continuare con gli esempi.
poi non c'è dubbio che ci sono anche iniziative simboliche che la politica può operare e che possono dare segnali. per esempio, questa amministrazione avrebbe potuto indicare con nettezza la volontà di mettere al centro la questione evitando di spendere i milioni spesi in Via Verdi e costruendo il palazzo sede del consiglio comunale qui. magari una provocazione, ma segnale di una volontà vera e non di chiacchiere strumentali.
in ogni caso sarebbe già un passo avanti considerare che il problema è costruire una metropoli moderna, integrata nelle sue differenze ma omogenea e finirla con l'idea dell' "intervento umanitario".

PaoloPantani ha detto...

Il palazzo della politica a Scampia? Macchè, quelli devono stare tutti azzeccati:il Comune, la Regione, la Provincia ( anche il presidente quando optò per la regione lo disse, era un semplice trasloco di qualche centinaia di metri).
Preferiscono stare così congestionati, si devono parlare ora, minuti e quarti d 'ora senza telefono per carità..

giovanna grimaldi ha detto...

Premetto che non conosco affatto la problematica. ma, proprio per capirne di più, mi piacerebbe conoscere quale è la realtà di Scampia.

In qualche maniera è divenuto il simbolo del degrado periferico di questa città. Ma perchè ?

Potrebbe chi ci abita, chi la vive, chi la conosce provare a descrivere in termini di tessuto sociale, culturale, economico, urbanistico questa realtà ?
Quanto è occupata da economia e vita "criminale" e quanto no ? Come si è stratificata nel tempo e come realtà diverse di provenienza e attuali vi si intrecciano ?

Francamente, leggendo alcuni interventi di questo ed altri posts, il mio immaginario a proposito è cambiato. Il che vuol dire che vi è anche una questione di "comunicazione dominante" che genera alcuni paradigmi, che sono poi difficili da eradicare e attraverso i quali si contribuisce a mantenere uno statu quo.
Un aspetto che è venuto fuori dagli ultimi posts, è che vi convivono realtà ben distinte - una delle quali costitutita da una middle class relegata in una area suburbana che tale non è riuscita a divenire, rimanendo solo "quartiere dormitorio".
Ma quanto è questa marginale o predominante rispetto ad altre realtà più "disperate" ?
Quanto i traffici camorristici giovano dal mantenimento di una grande area franca, cui concorre anche una scarsa volontà di apportare modifiche ?

Qui a Napoli, riusciamo a drammatizzare tutto; altrove la parola monnezza non è neanche nominata, da noi occupa generazioni e generazioni.

Ugualmente, Scampia - senza il bubbone del narcotraffico - come si presenterebbe ?

Perchè è come l'uovo e la gallina: il governo Prodi vuole i grandi progetti per Napoli, ma se L'UNICO GRANDE PROGETTO fosse quello di stroncare ORA E SUBITO i grandi centri di malaffare e poi su questa nuova realtà progettare il futuro, non sarebbe più economico ?

Danilo ha detto...

Trovo le osservazioni di Roberto Vallefuoco sull'approccio da "riserva indiana" a proposito di Scampia metodologicamente inteliggenti ed appropiate. Nell'articolo pubblicato su Metrovie sulla "riduzione del danno" i riferimenti espliciti a Scampia, presenti in una prima versione leggibile su napolionline, sono stati eliminati.
Tornando brevemente al progetto, la mia idea è di sollecitare un dibattito nazionale sul tema 'RIDUZIONE DEL DANNO E LOTTA AL NARCOTRAFFICO' da tenersi a NAPOLI, considerando la città nel suo insieme e non solo un suo quartiere. che poi, questo dibattito possa materialmente coinvolgere anche Scampia è un apetto politico/simbolico non trascurabile nel senso che mi pare indichi lo stesso Vallefuoco.

PaoloPantani ha detto...

Noi sviluppammo nel 1997 le analisi statistiche della popolazione, del tasso di criminalità , in verità molto basso e ci stupimmo molto, era di minore di altre realtà.
Anche il bacino di utenza del telecentro era molto ricco di giovani,il nuovo censimento avrà cambiato alcuni dati e alcuni parametri ma il metodo di approccio è lo stesso:sono disposto a lavorarci a fronte di un impegno di volontà politica reale, ma non mi pare che stiamo assistendo a un rilancio di questi temi, proprio a partire delle municipalità siamo ancora all'anno zero e una certa stanchezza e disincanto ha saturato l'impegno,si è creata una certa egemonia di sacche di assistenzialismo più che sviluppo auto-propulsivo.