13 febbraio, 2006

Decidiamo di reagire


Sto cercando dati attendibili sull’inquinamento atmosferico in città, sull’inquinamento acustico sappiamo solo che, secondo fonti indipendenti, è più di 20 volte il consentito. Domani inviterò la agenzia campana per l’ambiente, ARPAC e il CRIA (centro regionale inquinamento atmosferico) a rilasciare i dati degli ultimi sei mesi. E oggi ho appuntamento con Legambiente. Le campagne elettorali si fanno sui grandi temi della vita dei cittadini. E’ questo è il primo, è questione di salute: a salute è ‘a primma cosa. Si deve andare verso scelte coraggiose. Dobbiamo pensare a una città che guarda al 2020 ma che diventa abitabile subito. E sapere i dati di fatto è il primo passo.
Ho riletto i commenti degli ultimi giorni. Mi sono fermato a pensare che siamo portati a ragionare per polarizzazioni anche quando non è dimostrato che sia necessario. Un esempio: o si parla di cose serie o si fanno le feste. Ritengo che le due opzioni non siano necessariamente in contraddizione.
In generale poi, in città si dovranno decidere le procedure per arrivare a proposte forti, in modo partecipato e condiviso. Entro poche settimane. Sui rifiuti, sulla vivibilità, su nuove istituzioni educative pubbliche che sappiano aiutare le scuole e dare orientamento e formazione ai nostri ragazzi, su soluzioni efficaci per lo sviluppo locale che creino benessere e posti di lavoro, sulla sicurezza.
I gruppi tematici del nascente “decidiamo insieme” già stanno lavorando e dobbiamo entro marzo realizzare eventi pubblici su ogni tema. Questo richiede tempo da dedicare, che non è tempo perso. Serve trovare un lessico comune. Bisognerà capire ogni volta quello che unisce, che si può mettere insieme con la congiunzione “e”, prima di passare al riconoscimento reciproco di quel che non si riesce ad unire, che non si può mettere insieme o non si può mettere insieme subito e che può essere, tuttavia, espresso con la congiunzione “o” senza che questo fatto ci paralizzi, ci faccia rinunciare, ci tolga l’entusiasmo e la speranza che stanno rinascendo.
Unire tutto il possibile e poi accogliere le cose che ci dividono è un buon metodo. Molti problemi della città (non solo della nostra città) sono, infatti, realmente complessi e non è sempre possibile trovare una soluzione definitiva o che accontenti tutti. E’ però necessario affrontare i problemi complessi, invece di negarli, e provare a “ridefinirli” in modo che siano meno intrattabili, cercando di realizzare le situazioni e le condizioni che favoriscano risultati “a somma positiva”. Questo percorso è possibile. E significa semplicemente essere cittadini, qualcosa di esaltante, che dà dignità, che contribuisce a sentirci padroni di quel che facciamo nei posti in cui viviamo.
Ma tutto ciò implica attivarsi, organizzarsi mantenendo l’indipendenza e la libertà di ciascuno, in modo anche leggero ma convinto. Dobbiamo prendere il rischio di stare insieme, di proporci come alternativa al governo della città, di andare fino in fondo.
Non si tratta solo della mia candidatura a sindaco. Bisogna promuovere liste serie: per il consiglio comunale e per ogni municipalità! La mia candidatura ha un senso se vi è una attivazione generale. Abbiamo la forza potenziale, le competenze, la voglia di uscire davvero da una situazione bloccata. In tanti.
Possiamo farcela.
Andiamo avanti! Per questo è importante esserci sabato mattina al Filangieri, a partire dalle ore 10.30 e poi, nei giorni e nelle settimane che vengono, in altri luoghi, ovunque, al centro e in periferia. Uniamola questa città.
O davvero dobbiamo tornare a pensare che ci si deve accontentare del falso realismo di chi ci chiede ogni volta di accontentarsi del meno peggio, del “migliore degli equilibri” tra le diverse parti di un ceto politico che non si capisce dove viva, di cosa stia parlando, che non vuole e non sa parlare alla città, che non vuole scegliere insieme ai cittadini? E, con questo sedicente realismo, come vivranno qui i nostri ragazzi… se già ora si sente una cappa asfissiante e nessun problema della vita quotidiana viene affrontato con serietà e insieme ai cittadini?
A proposito: avete capito, per caso, come sono stati scelti i candidati alla Camera e al Senato? Avete anche voi capito bene (o è una mia impressione?) che, con la nuova legge elettorale, chi rappresenterà Napoli in Parlamento lo farà per esclusiva nomina dall’alto, da parte dei vertici di partito come nella Bulgaria degli anni '70? O i partiti hanno per caso proposto procedure per decidere le liste? So che altrove, in Italia, lo fanno. Qui sono tutti democratici a parole; e lo sono solo perché li abbiamo snidati. Avrebbero voluto fare tutto tra di loro. Come hanno fatto per le regionali. E diciamolo! E ancora vogliono decidere ben protetti al chiuso di equilibri che nessuno capisce e che nessuno saprà.
Vogliamo fare la stessa cosa per le municipalità, per il consiglio comunale e per la giunta della nostra città?
Non credo proprio. Vogliamo, invece, decidere insieme chi sarà in lista e secondo quale codice di onorabilità, quale è una giunta di alto profilo che auspichiamo e che mostriamo, come squadra, prima del voto, quali sono le grandi priorità da porre al centro del governo locale?
Possiamo e dobbiamo reagire. E’ una questione di speranza per tutti noi che intendiamo vivere qui. E’ una grande questione di democrazia.

31 commenti:

clark kent ha detto...

"Vogliamo, invece, decidere insieme... prima del voto, quali sono le grandi priorità da porre al centro del governo locale".
Bene Caro Maestro di strada, prova intanto TU ad elencarne almeno 5 (cinque) oppure 8 se credi.
A quel punto potrai "testare" nella campagna di ascolto il ,grado di accordo dei tuoi sostenitori (anche quelli potenziali) e poi "fare la sintesi partecipata" da presentare a tutti i cittadini.
che ne dici?
clark

Anonimo ha detto...

Gentile signor Rossi-Doria,
sono uno studente del Liceo Genovesi. La vorremmo invitare ad un'assemblea del nostro istituto. Come possiamo contattarla???

luciano brancaccio ha detto...

Un incoraggiamento per tutti: c’è spazio nella politica cittadina per la “nostra” proposta. Non lo dicono solo le nostre sensazioni (i passaparola, le frasi captate negli autobus…) lo dicono i fatti e i numeri.
I fatti: i partiti del centrosinistra sono completamente assenti dal dibattito pubblico, le uniche prese di posizione sono “contro” Rossi-Doria (vedi la dirigenza di Rifondazione) o per blandire le proteste dei cittadini (vedi Oddati). Dove sono finiti i tavoli di confronto promossi in pompa magna dai Ds? Quali sono i temi usciti dai Forum della sindaca? Avete mai chiesto a qualcuno dei partecipanti ai forum come fosse andata la discussione? La risposta è sempre: “Mah, insomma….”. I responsabili dei partiti sono invisibili, semplicemente perché non hanno proposte politiche da elaborare. Per non parlare dei partiti del centrodestra che ancora non hanno digerito la candidatura comune.
I numeri: il tasso medio del non-voto (astenuti + schede bianche + schede nulle) alle comunali era di circa il 21% negli anni 80, negli anni 90 sale a circa il 35%. Nel 2001 si attesta al 36,7%, distribuito in modo piuttosto omogeneo sul territorio cittadino, dai quartieri agiati (Chiaia con il 33,9%) ai quartieri disagiati (Scampia con il 37,2%) ai quartieri dove c’è una presenza storica del voto organizzato (S. Giovanni 37,8%; Bagnoli 37,1%). Si badi che è una peculiarità tutta napoletana, le altre città di analoga dimensione viaggiano su medie di astensionismo assai inferiori.

Anonimo ha detto...

Uniamo la città...markondirondero...uniamo la città...markondirondà..
..andiamo al Filangieri...markondirondero..andiamo al Filangieri...markondirondà..
Da Barra e da Skampia nessuno mankerà....da Miano e Ponticelli un gran pubblico arriverà!

stefano consiglio ha detto...

E' un bel pò che non partecipo alla discussione e il post di clark kent ha stuzzicato la mia voglia di comunicare. Credo che sia assolutamente necessario che un candidato supportato da una squadra e da una o più liste ha la responsabilità di "proporre" oltre che "ascoltare". E' assolutamente necessario lavorare alla definizione di una proposta:
- quali sono i valori che animano "decidere insieme"(legalità, interesse collettivo, trasparenza, ecc.)?
- quali sono i fattori che ci dovrebbero differenziare dagli altri?
- ma soprattutto quale il progetto di città che può essere in grado di coagulare le energie e innescare la rinascita?

Credo sia cruciale definire la strategia di fondo che si intende seguire per evitare di fare un minestrone di progetti sovrapposti privi di logica e magari in contrasto l'uno con l'altro.

Ecco alcuni spunti di riflessione:
1. ha senso parlare di Napoli quando gran parte dei nostri problemi sono fortemente legati a quanto succede nell'area metropolitana? E' possibile ragionare di traffico guardando soltanto i confini comunali?
2. il piano regolatore approvato dalla precedente consiliatura è un dato o può essere messo in discussione per supportare progetti di sviluppo di alcune aree della città (Napoli Est e Bagnoli)?
3. lo sviluppo della città può essere costruito basandosi esclusivamente sulle risorse cittadine o è fondamentale puntare su risorse ed investitori nazionali ed internazionali (è un caso che tutte le città che sono riuscite ad innescare un circuito virtuoso hanno capitalizzato al massimo un grande progetto - Olimpiadi, Coppa America, ecc.)?

Per ora mi fermo qui.
Un saluto a tutti
Stefano Consiglio

Anonimo ha detto...

Sabato ci sarò!
Credo che un elemento forte dei commenti fin ora letti, fermo restando ciò che ha scritto Marco nel post, sia quello di Stefano quando dice "..i fattori che ci dovrebbero differenziare dagli altri..". Di trasparenza, legalità e benessere comune parlano tutti, bisogna distinguersi sul senso profondo delle parole e sulle strategie di realizzazione che troveremo per quel "nostro" senso. E, a mio avviso, non a partire da un progetto di città da costruire aprioristicamente sulla carta, quanto a partire dall'esistente per estrapolarne le energie costruttive utili all'analisi in corso che ci restituirà quel senso che stiamo cercando. Credo infatti che non si possa prescindere dall'esistente accogliendo quanto di buono, per quanto poco, possa già essere stato o tentato. Avrete letto anche voi uno dei mega poster che già suggestionano i Napoletani: "pensiamo Napoli che esce di sera", vogliamo fare la stessa cosa? Bè io no!

Anonimo ha detto...

caspita non mi ricordo mai come si fa a mettere il nome... vabbè il commento di sopra è mio: M. Francesca

daniela lepore ha detto...

per stefano consiglio
sono d'accordo: sono domande cruciali.
Ti posso invitare a partecipare al tavolo "urbanistico"?
E in ogni caso, poichè per il momento è in corso la raccolta dei temi che i partecipanti al tavolo ritengono centrali, ci aggiungo senz'altro i tuoi...
dalepore

daniela, again ha detto...

ancora io. Vedo che il link alla mail si è trasformato in un indirizzo web che non esiste...
era semplicemente l'indirizzo di posta dalepore@unina.it

Anonimo ha detto...

Napoli "effervescente". Ma dov’è questa "mitica" società civile?News del 13-02-2006
Se un analista politico serio come Paolo Macry (“Corriere del Mezzogiorno” di domenica 12 febbraio) dice che negli ultimi tempi Napoli appare effervescente, vivace, pluralista, nonostante le perplessità che una tale affermazione ci procura, dobbiamo fermarci a pensare.

Non si tratta della guida Michelin che racconta.
Non è l’usurato stereotipo che – non senza un incredibile fondamento di verità – ci descrive come “… in questo crogiolo si è elaborata una filosofia di vita unica al mondo: un appetito di vivere disperato, un mix d'ironia e di fatalismo, una maniera senza eguali di adattarsi alla nostra condizione terrena… Qui, tutti i sensi sono sollecitati e stimolano lo spirito. E, a immagine di questo stile artistico febbrile e convulsivo che Napoli rappresenta in sommo grado, oro e sangue, piacere e morte, felicità e dolore vanno a braccetto...”

No, non si tratta della cartolina che ci viene tradizionalmente consegnata e che più o meno descrive così Napoli : “…non sarà mai una "città museo" come lo sono altre città storiche italiane. Ma se il viaggiatore si lascia andare, accetta di buttarsi a capofitto in questo magma umano, allora quest'antica città greca, abitata senza interruzione da tre millenni dallo stesso popolo, regala un mondo di sorprese”.

Quello che Macry dice è ben diverso, quello che egli pone a fondamento della sua descrizione sulla “Napoli vitale e paradossale” è in sostanza verosimile.
Ma cosa si deve intendere per verosimile?

In filosofia, quel grado di certezza fondato su buoni o prevalenti motivi, cui se ne oppongono altri meno probanti ma non trascurabili.
Per Platone, il verosimile è posto tra il vero e il falso; per Aristotele equivale a probabile ed è considerato quale carattere proprio della poesia, che descrive le cose non come accadono, ma come potrebbero accadere.
Nell'empirismo, per J. Locke il verosimile non è né evidente, né costante, né completo; per D. Hume, il verosimile deriva dalla scarsa sicurezza e affidabilità nel funzionamento delle nostre facoltà intellettuali, che ci può trarre in inganno nelle dimostrazioni.

Per carità, non abbiamo nessuna tentazione di forzare il termine verosimile per descrivere una nostra perplessità circa la lettura di una effervescenza prodotta dal conflitto tra una debolezza istituzionale ed economica e una vita sociale ed economica che si risveglia.
Quello che ci preme confrontare, con un intellettuale autorevole, è l’identificazione dei fenomeni e la loro interpretazione.

Vediamo: le prove dell’effervescenza sono – per sommi capi si intende – nel bis della manifestazione a difesa della legge 194, oggi minacciata “dalle derive dell’attuale clima politico”, così come qualcuno giustamente ha sottolineato.
E non solo, la rete trasversale intorno al maestro di strada Marco Rossi Doria, la sua “Decidere insime”, a cui va comunque il merito – vedremo se premiato dal successo – di avere rotto un’asse omertoso che è una vera e propria cappa.
…C’è un blocco di potere - che non è una novità e ripercorre cose antiche e ben note e che ha molte diverse componenti sulle quali le analisi ci sono - che oggi, a Napoli, sta arroccato a difesa degli assetti dati….” Scrive con pacata e serena descrizione il coordinatore di un modulo del progetto Chance, con uno stile forse ingenuo ma sincero.

E poi ecco la fotografia dei mille fermenti, tra gli affollati forum sul programma elettorale della sindaca uscente, le librerie affollate e luogo di dibattiti notturni e pieni di energie.
Teatri “in” sempre pieni e musicisti ad alto gradiente creativo (cosa a dire il vero sempre abbondante nella capitale partenopea!).

Questo lo scenario, questo i segni di un risveglio che, per quanto disordinato e approssimativo, potrebbe contenere – sottolinea Macry – che la città post-fordista è più viva che mai e forse è già laboratorio del nuovo.
Si tratta di una interpretazione suggestiva e come detto “verosimile” (secondo una impostazione aristotelica).
Ma per quanto generosa, questa interpretazione ci sembra un po’ più una speranza che uno stato reale delle cose.

Non vorremmo essere interpretati come pessimisti incalliti.
Ma un lunedì napoletano, tra immobilità, spazzatura, impraticabilità degli uffici e la lettura della denuncia della Corte dei Conti sulla voragine della sanità, che divora milioni e milioni di euro, con una miriade di consulenti che non è dato di sapere che accidenti facciano, non sorregge la nostra tentazione di ottimismo.

Restiamo fermi ad una interpretazione già descritta (vedi “Il Denaro” del 20 giugno 2005): “Da una parte una visione fantastica, di meravigliosa e progressiva crescita esponenziale della metropoli e della sua consapevolezza (definita dalla icona “rinascimento napoletano”), e dall’altra la completa assenza di visione reale delle cose, dove il processo disgregativo avanza e si allarga, dove l’individuo (con tutte le sue arretratezze, le sue in-culture, le sue drammatiche contraddizioni) vive lo sdoppiamento di uno spazio fisico delimitato a cui non può sottrarsi, e una realtà sociale lontana e diversa che nessuno ha provveduto — con un progetto di città — a colmare inserendolo in un percorso di civiltà democratica, di empirica e concreta visione di modernità industriale o post-industriale, di rispetto delle regole.

È qui il punto di frattura in cui si insedia la perversa specificità napoletana”.

Giuseppe Rippa

stefano consiglio ha detto...

Vorrei alimentare il tavolo dei temi che ritengo importanti da affrontare e che a volte richiedono scelte coraggiose.
Che posizione assumere sulle società comunali composte da ex LSU che pesano sul bilancio comunale in modo significativo?
E che dire delle Terme di Agnano, altra società comunale (ebbene si!!!), che perde annualmente un bel pacco di euro?
Ed è logico che il comune partecipi a tre diverse società di trasporto (ANM, Metronapoli e CTP) e paghi anche il servizio per i comuni limitrofi?
Ed ancora come mai Napoli non si dota di una multiutility (società che gestisce contemporaneamente acqua, gas ed elettricità, ecc.)?
Insomma la gestione dei pubblici servizi richiede una profonda riflessione che vada al di là del "privato" contro "pubblico"; e che cerch di capire dove è meglio privatizzare (es. Terme di Agnano) e dove è meglio pubblico attraverso però modelli di gestione più attenti ai bisogni dei cittadini piuttosto che delle clientele dei partiti che controllano i consigli di amministrazione e le direzioni generali.
Buona giornata a tutti.
Stefano Consiglio (consigli@unina.it)

Anonimo ha detto...

Non credo ai programmi che si occupano di tutto e hanno soluzioni per tutti i problemi. E’ impossibile. La complessità dei problemi richiede discussioni permanenti, elaborazioni work in progress. In corso d'opera, "durante" il governo non pima. A meno che non si creda ai "contratti con gli italiani". D’altra parte ciò che dovrebbe differenziare “decidere insieme” dagli altri è proprio nel metodo che in questo caso diventa sostanza. Ciò che spinge a proporre un’alternativa agli schieramenti in campo è la critica al modo in cui si formano le decisioni, agli apparati che decidono secondo logiche di appartenenza e spesso senza competenza. E’ una questione che attiene la partecipazione attiva dei cittadini alle decisioni e non solo a discussioni formali. Immaginare di stilare un programma completo, specifico e particolareggiato di governo della città è illusorio. Basta avere 4 o 5 punti di principio che indichino lo spirito, l’indirizzo generale di governo ed una visione generale della città. Che per esempio deve essere intesa, aldilà delle leggi in vigore, come una grande area metropolitana che comprende le grandi periferie ( a proposito , come mai non si parla di periferie?)
Ma prima di questo viene la proposta di una differente modalità della politica. Mettere quindi mano per esempio ad una riforma del funzionamento dei meccanismi decisionali istituzionali. O del consiglio comunale. Ad un diverso regolamento del comune. All’istituzione di organismi di garanzia. Alla nomina del difensore civico. Eccetera.

roberto vallefuoco
rvallefuoco@katamail.com

Anonimo ha detto...

...perchè qualcosa che sia un segnale di reale differenza si può già fare, mi riferisco alla condivisione delle scelte politiche, quella politica che diventa sporca quando si fa nei luoghi oscuri dei palazzi del potere.
Allora, tanto per incominciare ad intenderci, che cosa vuol fare rossi doria se perderà -spero veramente che no- se perderà al primo turno, sarà d'accordo ad andare fino in fondo invitando a non votare per la iervolino o penserà che sia inutile fare come quel marito che per fare dispetto alla moglie si tagliò il .....ed è disposto ad aprire un margine di trattativa, e a quale prezzo.
per va bene tutto, e penso che tutti appoggeranno qualsiasi scelta,purchè sia chiara e anche condivisa, e per tempo, prima, non dopo.
questo mi sembra un passaggio fondamentale, non a caso i volpini della politica vanno in giro dicendo "tanto voterete tutti iervolino al secondo turno"
sanno benissimo che se non ci sarà una decisione concertata prima, tutto questo movimento sarà destinato a perdersi tra quelli che faranno una o l'altra scelta e saremo ancora ostaggio dell'asse iervolino- bassolino.
bisogna creare una forza che vada oltre gli esiti delle elezioni, un tutto che finalmente sia più della somma delle parti. e questo non si fa attraverso la condivisione dei programmi ma attraverso una politica condivisa.
dobbiamo recupereremo una identità al di sopra dei simboli che ci hanno sempre rappresentato e che fanno parte della storia di tutti.
Io intanto dico che bisogna aprire un margine di trattativa e chiedere in cambio qualcosa che dipenderà dai voti che il prof riuscirà a prendere, ovviamente.
E' inutile perndere posizioni e star fuori, la mediazione è adulta.
maria r

edvige nastri ha detto...

In un articolo di qualche giorno fa Rossi Doria conclude dicendo: quando i cittadini mi voteranno dovranno sapere le 3-4 cose da fare e i 10 uomini che le realizzeranno. Queste 3,4,5 oppure 8 cose sicuramente verranno fuori dai tavoli di consultazione ai quali Rossi Doria ha invitato tutti a partecipare, e non da una voce unica, che sia anche la sua, che decide la cose dall'alto per poi propinarle al popolo come fosse oro colato.
Nel post "Organizziamoci" del 4 feb. Rossi Doria ha focalizzato 9 gruppi tematici i quali racchiudono un pò tutte le problematiche da affrontare e da cui, attraverso le proposte di tutti, poter tirare fuori quelle 4,5,o 8 cose da proporre agli elettori.
Ha dato anche un n. di telefono (081 2451271) presso il quale si può dare la propria disponibilità sia per organizzare gruppi, che per partecipare a quelli già costituiti.
Belle ed interessanti le tematiche poste da Roberto Vallefuoco, sicuramente un punto di partenza per creare qualcosa di diverso e di alternativo.
Perchè allora non chiama in segreteria e da la sua disponibilità a partecipare al gruppo "una macchina amministrativa migliore è possibile".
Siamo noi che ci dobbiamo dare da fare adesso e non aspettare sempre che qualcuno risolva i problemi per noi e ci venga a chiamare fino a casa magari solo perchè siamo stati capaci di scrivere un concetto interessante.
Credo che Rossi Doria stia tentando di darci le armi per combattere, ma la guerra la dobbiamo fare noi.

Giovanna Grimaldi ha detto...

Gentile prof. Rossi Doria,

Lei è figlio di un grande meridionalista. Di conseguenza non può ignorare. o far finta di ignorare come molti, la "grande questione" di Napoli: che è e permarrà -bando alle chiacchiere-LA QUESTIONE SOCIALE.

Poichè Lei propone la propria candidatura come "altra", anche rispetto ai "compagni di strada" della sinistra (???ci vuole un coraggio!!!!???), che NE PENSA DI AFFRONTARLA ?
Oppure CI DEVE PENSARE GESU’? Data la recente reincarnazione di quest'ultimo (come ci raccontano i nostri media e le nostre orecchie confermano), potrebbe comunque ottenerNe anche la qualificata collaborazione, così riunendo "sinistra" e "destra" nell'unico sforzo che si riesce ad immaginare quale PRIORITARIO.

I parcheggi, il traffico, il sottosviluppo economico, l'inquinamento, la spazzatura ed il resto sono PROBLEMI DERIVATI.

Detto in altri termini, poichè Lei richiede ai cittadini -me inclusa- di "decidere insieme", Le chiedo di sottoscrivere - a Lei come ad altri candidati - quanto segue (fermamente convinta di non sottoscrivere e quindi votare più alcuno che non faccia altrettanto):

"Napoli ha una composizione sociale da xiv secolo; la condizione plebea, che è rimasta maggioritaria nell’arco di settecento anni di storia, è cresciuta e si è affermata nell’arco di vita repubblicana perché funzionale all’acquisizione, detenzione ed esercizio del potere così come nei periodi precedenti.
Come candidato/a a SINDACO/A di NAPOLI mi impegno ad elaborare un PROGETTO STRAORDINARIO, facendone una QUESTIONE NAZIONALE, per:
i) eradicare tale condizione (nell’arco di cinque anni);
ii) abbattere la cultura e la pratica estorsiva a questa collegata (chiagn’e’fott);
iii) eliminare le élites da questa espressa (camorra organizzata o meno),

così guadagnando ad UNA PIENA CITTADINANZA gli UOMINI, LE DONNE, LE GIOVANI GENERAZIONI che la costituiscono e ne sono al tempo stesso vittime/prigionieri/aguzzini. Tale progetto sarà steso e perseguito anche con strumenti legislativi ed operativi straordinari da concordare a LIVELLO NAZIONALE e, se necessario, EUROPEO - costituendo come garanzia un OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI ALTO PROFILO che renda conto alla cittadinanza degli obiettivi realizzati con scadenze trimestrali.

Nessuna pace, benessere, crescita o “normalità” sociale è garantito o può essere conseguito se tale obiettivo non è riconosciuto come prioritario e perseguito con tutte le forze e risorse disponibili.

Firmato e sottoscritto: CANDIDATO/A - X e/o Y e/o Z “

Grazie.

Anonimo ha detto...

Passa il tempo e lo spazio nei media per Rossi Doria non cresce, la solita colonnina su Repubblica, l'accenno televisivo, non è che ci ritroveremo al giorno delle elezioni con misere speranze di vincere ? Perchè non si fissano appuntamenti nei quartieri,?
La città va girata interamente,c'è bisogno di conoscere il candidato, si devono trovare degli slogans di rivoluzionaria normalità.Devo confessarvi che seguo quotidianamente il blog, ma non ho compreso ancora del tutto il 'decidere insieme' nonostante la voglia di farsi coinvolgere. Credo che si sia riuscito solo nell'impresa di attirare i critici ex-votanti della Iervolino, che altrimenti non avrebbero votato, per vincere ci vuole ben altro.
Leonardo Esposito

Anonimo ha detto...

Prufesso' ma siamo appoggiati da confindustria?? dico si' a sinistra non ci si puo fidare!! ma a tutto c'é un limite

Anonimo ha detto...

Perche' essere cosi "democratici" ?
Se studenti invitano il professore a qualche riunione secondo me e' un fatto rivoluzionario. Vuol dire che le speranze non sono morte. Che non ci sono solo vecchi nostalgici o pentiti o disincantanti.
Lasciare i giovani, il futuro di questa citta' nelle mani di queste cosche per far vedere di essere piu democratici di loro ? Maddddaiiiiii!!!! Ma per favore! Quanti calci ancora in faccia dobbiamo prendere per far finta di essere democratici ?

Anonimo ha detto...

ma... state tutti intorno ai tavoli a pensare per tematiche ed a prendere decisioni e quindi non avete più alcun interesse per questo blog, o il dibattito è fiacco quando si toccano i punti nevralgici e le belle parole non bastano piu?

Anonimo ha detto...

cara signora nastri, sono molto interessanti le sue idee e le sue proposte, vorrei sapere se lavora da sola o si serve di qualche consulente.
cordialmente

Anonimo ha detto...

Gentile Sig.ra Nastri ,
lei ha ragione: ho idea che il blog serva anche a rendere più immediato e semplice il confronto tra opinioni talvolta anche diverse. Non certo a mostrare esercizi di bella scrittura. Faccio ammenda se le ho dato questa impressione e le assicuro che non era mia intenzione. Né era mia intenzione sottovalutare il lavoro meritevole di chi si sta impegnando nei gruppi di lavoro per cercare di elaborare una proposta. Cercavo solo di dire che, secondo me, sarebbe meglio per chi si candida a sindaco di lanciare pochi messaggi chiari e di principio. Tra questi una modalità diversa dell’ ”agire politico”nella eventuale pratica di governo futuro. Penso che sia in definitiva, mi creda, la principale motivazione di questa esperienza. A meno di non immaginare che gli altri siano tutti incapaci di avere idee e soluzioni simili o migliori delle nostre per i problemi di Napoli. Io questo non lo credo. Credo che ci siano un bel numero di persone che prestano le loro competenze e le loro idee ma che queste vengano poi ingabbiate nei meccanismi della politica intesa come tutela di interessi di parte. La stessa Iervolino credo si a stata circondata ed ingabbiata da consiglieri, segreterie, mestieranti, “portatori di voti” vari che le hanno reso la vita molto difficile.
Personalmente ho avuto esperienze di impegno anche abbastanza significativo negli scorsi anni , che mi hanno portato anche a scelte difficili ed a qualche errore di troppo. Capita. Ma questo mi consiglia di astenermi da un impegno più attivo in questo momento. Non credo a quelli che sono buoni e presenti in ogni occasione, ad ogni fermento e per tutte le stagioni. Oltretutto sembrerebbe un riciclarsi a cui non tengo.
Se possibile mi limiterei a dire quello che penso nei luoghi che restano liberi. Come questo credo

roberto vallefuoco
rvallefuoco@katamail.com

clark kent ha detto...

cari amici e care amiche
permettete?

“Amato”, disprezzato e poi riamato….
il nuovo post di clark kent su
www.smclarkkent.blogspot.com
cordialmente
clark

Tonino L. ha detto...

Io uno slogan ce l'ho :
meno borse e più zainetti per tutti.

Giacomo Nardone ha detto...

Per chiarezza, rispetto ad un intervento precedente, vorrei chiarire che è strano domandarsi se il movimento di Marco Rossi Doria, decidere insieme, sia appoggiato da confindustria.

Le associazioni, quando sono serie e variegate come quelle delle imprese produttive, non hanno mezzi e facoltà per appoggiare candidati.

Specie confindustria che, come confapi, ecc. ha una anima variegatissima con tante aziende che la pensano in modo disparato e che delegano disparatamente ai propri vertici persone che la pensano in modo non omologo politicamente.

Che, però, importanti esponenti del mondo imprenditoriale si trovino accanto ad altre persone, che fanno lavori e attività diverse, mi sembra centrale ed importante per dare un ruolo e un senso ad un movimento civico importante come quello che il 18, Sabato mattina si è dato appuntamento al Cinema Filangieri proprio per confrontarsi e fondare concretamente l'organizzazione necessaria a indicare una svolta, o almeno a rafforzare dei desiderata, a cui i politici "di mesiere" devono dare attenzione. Per forza.

Anonimo ha detto...

mi sembra che si sta organizzando l'ennesima armata brancaleone!!!!

l'altro sergio ha detto...

le cose belle possono accadere...
anche attraverso questo blog...
anche attraverso la candidatura di marco rossi doria...
oggi, il 15, tre persone, che mai prima s'erano conosciute , che talvolta o spesso intervengono su questo blog, si sono incontrate, hanno bevuto qualcosa ed hanno chiaccherato, anzi no, parlato... vogliono dire e proporre qualcosa... forse lo faranno sabato o forse più in là...
Vogliono fare...

m francesca ha detto...

grazie Altro Sergio ;-)

mfrancesca ha detto...

un link secondo me "azzeccato" con quanto sta accadendo qui... io ve lo passo (levate lo spazio tra il 6 e lo slash, l'ho dovuto mettere per copiaincollarlo bene):

http://www.beppegrillo.it/2006
/02/il_sonno_della.html

Anonimo ha detto...

la filastrocca dello zainetto
viva viva lo zainetto
e dentro che ci metto?
ma dentro ci può stare
tanta roba da magnare...
ci può star un assessorato
ma anche un dottorato
a trento o a venezia
è comunque tutta grazia.
ci può star un ombrello
se il tempo non è bello:
quello del nonno invece
lo porto al braccio appeso
per quelli che invece
nel cul l'ha sempre preso

roberto vallefuoco ha detto...

x mfrancesca
si, in realtà il blog di beppe grillo è molto interessante.

Luigi Majello ha detto...

Gentile Prof Rossi Doria
Lei ha pronunciato una parola magica: manutenzione.
A Napoli bisogna cominciare da qui: manutenzione delle strade, degli edifici ma soprattutto della legalità. Si, la legalità va fatta rispettare iniziando dalle piccole cose. E' la base su cui costruire la normalità di una città che vuole come modello l'Europa e non il Sud America (con tutto l'affetto che si può avere per Brasile e Colombia).
Poi bisogna uscire dal pantano che blocca le occasioni di sviluppo: quanti anni dobbiamo ancora aspettare perchè Bagnoli e Napoli est diventino dei veri cantieri che danno lavoro ad operai e prospettive ad una moltitudine di persone invece di occasioni di arricchimento per consulenti e architetti?
Buona fortuna a tutta la città (che dimostri di meritarsela)