21 febbraio, 2008

Qui noi facciamo così

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

4 commenti:

ottantacento ha detto...

mi pare un attualissimo manifesto dell'anti-antipolitica

eddi ha detto...

Ma no! Questa è la politica. Leggo da "Lettera a una professoressa" dei ragazzi di Barbiana: "Ho scoperto che il mio problema è quello degli altri. Sortirne da soli è l'egoismo, sortirne insieme è la politica". E ancora: "28 apolitici più 3 fascisti, uguale 31fascisti."
L'antipolitica è quella di Mastella e di Berlusconi, ossia: ho scoperto che il mio problema me lo possono risolvere gli elettori. Chi sta com me, bene! Tutti quelli che ce l'hanno com me sono comunisti.

exneotav ha detto...

Posso aggiungere ai due appena citati, giusto per fare un minimo di differenzazione, il crimine organizzato locale, nazionale ed internazionale? Ma forse dovremmo anche rivedere il tutto in termini di questione lessicale... Polis = della città: insieme di quali cittadini? Di quelli "onesti" ovviamente, ma mi chiedo sempre più spesso se siamo ancora la maggioranza. Quanto il mal governo e la mala-burocrazia dell'ultimo 50ennio (sempre più peggiorativo) hanno piegato anche, in alcuni voglio ammettere inconsapevolmente, la coscienza di ciascuno? Avrei voglia di non votare, fino ad un deciso segno in fatti di cambiamento, ma so, già da ora, che non riuscirò a non votare. E allora??? Intanto ho firmato la petizione a Veltroni, vediamo che succede......

Lucia Cirillo ha detto...

Purtroppo però noi qui NON facciamo così...per cui l'unica maniera di NON fare anti-politica è quello di NON andare a votare, per NON essere complici di questa deriva...