10 gennaio, 2012

Attese possibili

Si arriverà a breve a un primo banco di prova. La domanda è: come fa un Governo, con mezzi limitatissimi, in piena recessione, con un debito spaventoso dei conti pubblici, a dare segnali non solo simbolici, e sostegno a scuole, docenti, ragazzi?
Sì, certo, si può e si deve interrompere il clima sfavorevole alla scuola: parlar bene e non più male dei docenti, smettere di ripetere che i soldi per la scuola sono spese e chiamarli investimenti, introdurre- non senza fatica- nuovi media ed edilizia scolastica nell’agenda per il Sud. Non è poco. Ma poi c’è da organizzare il lavoro, disporre davanti a noi un credibile orizzonte di attesa.
Non so ancora se le cose che da tempo ho in testa potranno entrare in tale orizzonte. Ma è bene nominarle.

1) Fornire le scuole di un organico stabile, che ridia ossigeno a un minimo di effettiva autonomia: docenti per le ore ordinarie, docenti per i bisogni educativi speciali, docenti in organico, stabilizzato, per coprire la maggior parte delle supplenze e al contempo per assicurare un po’ di risorse per affrontare le criticità, promuovere novità, consolidare risultati.
2) Favorire sinergie tra un po’ di soldi pubblici e soggetti privati per svecchiare il patrimonio dell’edilizia scolastica: creare le prime scuole davvero sicure, eco-sostenibili e funzionali, dismettere quelle completamente insicure o per le quali paghiamo costosi affitti.
3) Riunire le voci di bilancio, semplificare procedure, facilitare spese sensate e responsabili da parte delle scuole.
4) Far entrare un po’ di docenti precari e anche, al contempo, un po’ di ragazze e ragazzi che vogliono insegnare, per concorso, come dice la Costituzione: tot posti veri e tot vincitori, senza ulteriori graduatorie.
5) Assicurare per tutti- vecchi e nuovi entrati a scuola- una stabilità di sede, che serve ai ragazzi come il pane: almeno per tre anni di seguito noi docenti dobbiamo evitare i trasferimenti.
6) Una ripresa degli scatti di anzianità.
7) Riformare i percorsi scolastici in modo che- dalla prima elementare al diploma- durino in tutto non oltre 12 anni. In modo da far coincidere la maggiore età e la fine della scuola, come nei grandi paesi europei, in USA, in India, Cina e Brasile.
8) Creare dei primi prototipi di scuola con il mandato e le risorse per combattere davvero la dispersione scolastica nelle aree più povere.

Forse non sono attese semplici da realizzare, ma sono possibili.

51 commenti:

Cirano ha detto...

se vanno in porto anche solo la metà dei punti in elenco sarà una piccola-grande rivoluzione; del resto non servono grandi imprese per fare in modo di creare continuità ai docenti in cattedra o per svuotare le graduatorie.
Un'ultima considerazione merita il punto sulle scuole ecosostenibili: ogni scuola potrebbe autofinanziarsi vendendo energia con i pannelli solari.....basta poco.

Giuseppe ha detto...

Credo che la strada di consolidare gli organici sia la prima e più percorribile.
Non che gli altri punti non siano importanti, ma sono certamente “a più lungo termine”.
E’ necessario dare stabilità e continuità all’azione educativa potenziando gli organici; in questo senso i punti 1 e 5 è sono determinanti.
Tali strategie sarebbero tuttavia inutili senza una “potente” azione di professionalizzazione, di riqualificazione, di selezione, di valutazione…. del personale docente mettendolo in condizione di adeguare la didattica ai nuovi bisogni. La buona scuola la fanno i buoni docenti, anche laddove non sarà possibile installare pannelli fotovoltaici o sistemi ecocompatibili. Per quanto speriamo di arrivare anche a questi

Carmela ha detto...

Il primo punto, secondo me, è bellissimo. Significherebbe non dover più abbandonare il bambino dislessico per il quale hai preparato un percorso di apprendimento facilitato, per andare a sostituire la collega assente. Significherebbe organizzare attività per centri d'interesse con gruppi eterogeni per età e livelli e applicare realmente la didattica laboratoriale. Significherebbe utilizzare degli specialisti in Italiano L2 in laboratori per gli alunni non italianofoni che giungono a qualsiasi momento dell'anno scolastico nella mia scuola. Significherebbe avere la certezza che sarà possibile dare risposte adeguate ai bambini più bisognosi di sentirsi accolti e amati.
Forse sono solo sogni...ma voglio crederci!

Marco Rossi-Doria ha detto...

Grazie per i vostri spunti e le vostre osservazioni! Siamo al lavoro...

(marco antoniotti) ha detto...

"Si arriverà a breve a un primo banco di prova. La domanda è: come fa un Governo, con mezzi limitatissimi, in piena recessione, con un debito spaventoso dei conti pubblici, a dare segnali non solo simbolici, e sostegno a scuole, docenti, ragazzi?"

Mette una patrimoniale come si deve tanto per cominciare e taglia - in ossequio alla Costituzione-senza-oneri-per-lo-stato - i fondi alle scuole private, magari punendo quelle Regioni, come la Lombardia, che si fanno beffe di tutto ciò.

Inoltre, e so che questa non è di sua competenza, ma tant'è... evita l'enigmistica in tema di ricerca. http://www.roars.it/online/?p=3073

Per il resto, dopo la vis polemica, plaudo a tutte le iniziative descritte nel blog. :-)

arianna ha detto...

Sono una docente precaria di chimica non abilitata. Avrei idee da proporre in riguardo all'ecosostenibilità della scuola e all'organizzazione dei laboratori.
Potrebbe essere creato un canale a cui rivolgersi per esporre-proporre le proprie idee ?Grazie

U. ha detto...

Le proposte mi sembrano ottime. Se posso: sburocratizzatela, la scuola, per il bene di studenti e docenti. Oggi essere insegnanti è alienante: non contano l'impegno o la passione, e gli studenti se ne accorgono.

Non costringete nuovi e vecchi precari in gimcane forzose e senza senso che svalutano il loro lavoro: favorite l'intraprendenza, la voglia di fare la differenza e la voglia di stare con i ragazzi. A tutte le età.

Moltissimi precari erano troppo giovani per il vecchio concorso, e ora rischiano di essere troppo vecchi per il nuovo, se, come pare, il concorso sarà riservato a chi non è in graduatoria.
Il principio dell'anzianità sfiducia chi fa il suo lavoro con passione, anche se da poco, ma non private i precari GAE della possibilità di mettere in mostra le loro capacità, dopo che per anni sono stati costretti ad una lotteria senza senso.
Se vogliamo professori validi ed orgogliosi in classe, dobbiamo dar loro la possibilità di dire agli studenti: "Sono qui con voi perché l'ho voluto, e mi sono dato da fare per meritare di essere vostro docente". Cambierebbe tutto.

Spero di non aver abusato della sua pazienza, professore.

Anonimo ha detto...

Richiesta di confluenza dell’attuale classe di concorso 9/A Arte della Stampa e del Restauro del Libro negli indirizzi di Grafica nei nuovi Licei Artistici!

Si rende noto che,
secondo quanto pubblicato in data 15 Marzo 2011,
riguardo il parere sullo schema di regolamento per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, la classe di concorso 9/A non compare nel nuovo insegnamento “DISCIPLINE GRAFICO PUBBLICITARIE”, (pur avendo titoli di accesso pari alla classe di concorso 7/A e superiori alle classi di concorso di tabella D, già incluse per l’insegnamento sopra indicato).

Pertanto si chiede
che la 9/A venga accorpata a quelle previste nel documento del MIUR, e cioè 7/A, 13/D,12/D

Si fa presente che, negli ultimi venti anni per la seconda prova dell’Esame di Stato, ai candidati di Arte della Stampa veniva chiesto di sviluppare tutto l’iter progettuale relativo a stampati di promozione pubblicitaria e grafica editoriale. Dunque, la classe di concorso 9/A possiede tutte le caratteristiche peculiari ed epistemologiche proprie della grafica in tutti i suoi aspetti. La sottoscritta ricorda che per accedere all’abilitazione della suddetta disciplina (come per tutte le discipline di tabella A), lo stesso Ministero le chiedeva il titolo superiore di Accademia di Belle Arti e/o I.S.I.A.. e comunque insegnare LABORATORIO di DESIGN e DISCIPLINE PROGETTUALI nei secondo biennio e quinto anno di indirizzo DESIGN e LABORATORIO ARTISTICO nel primo biennio per tutti gli indirizzi

Con la presente si chiede di tener conto della questione posta nelle prossime disposizioni Ministeriali.

Prof. Giuseppe Esposito- Napoli

Armida ha detto...

Caro Marco sono d'accordo su tutto!Mi sento confortata e capita,come tutti quelli che provano a fare una scuola pubblica dignitosa e credibile.Capisco il poco tempo e la mancanza di fondi,tuttavia molti segnali di cambiamento ci sono e si possono dare,ottimizzando le risorse:penso sempre al sogno che condivido con Cesare Moreno di collegare organicamente piu' scuole e fare un parco pedagogico,per offrire un polo scolastico e di servizi alla citta'.

Anonimo ha detto...

Invito a predenere visione di questo documento MOLTO chiaro (fonte AGeSC):
http://www.agesc.it/agesc/documenti/dossier%20paritarie%20appunto%20finanziaria%202008%20rev%205%20ott%2007.doc
Spiegherà molto bene come assicurare una scuola di qualità e al tempo stesso far spendere meno allo stato.

Anonimo ha detto...

Tenuto conto che un alunno della scuola statale costa allo Stato quasi il doppio di un alunno della scuola paritaria, si privatizzino le scuole e si dia alle famiglie il corrispondente della retta da versare nella scuola che preferiscono. Lo Stato rispamierà, e la scuola migliorerà.

MEG ha detto...

Gli obiettivi "alti" del tuo impegno, primo fra tutti una lotta efficace alla dispersione scolastica, non saranno mai raggiungibili senza il coinvolgimento delle famiglie, che invece sono le grandi assenti nella scuola pubblica (e privata, se è per questo). Quanto fuoco distruttivo covi sotto la cenere di una famiglia borghese lo abbiamo visto in Carnage. E l'assenza di famiglia non fa certo meglio. Mi chiedo se ci siano insegnanti, direttrici scolastiche, donne e uomini politici in grado di tendere la mano ai genitori prima che quella mano lasci scappare di casa e quindi dalla società dei figli bullisti ...

rosa valentino ha detto...

...la sig.ra Moratti aveva proposto "l'accorciamento" come propone Marco, su un progetto x altro elaborato fobdamentalmente da intellettuali di sinistra. Su quel progetto cadde il governo. Io mi espressi a favore...e Oggi x fortuna chi mi conosce mi ritorna a dire _avevi ragione_. Veniamo poi alla continuità didattica. L'insediamento stanziale dei prof non è garanzia di continuità didattica...ma xlo + di forme sottili, e meno di predominio della forma persona sulla didattica, e sui processi di appprendimento. Tale permanenza è una trappola in cui si cade Non considerandola progettualità cognitiva, ma privilegiando i percorsi comportamentisti. Tale è l'impostazione che negli ultimi due decenni è stata perpetrata, con le nefaste conseguenze di depauperamento dell'autonomia intellettuale dei discenti, le cui manifestazioni debordanti le finalità educative del sapere sono sotto gliocchi di tutti. In tale processo di POCHEZZA culturale, e intellettiva sono coinvolti i docenti, e i dirigenti stessi, nonchè politici, e sindacalisti, tra l'altro figli della stessa ultima superficiale generazione intellettuale. La scuola Italiana è stata una grande scuola anche xchè viva, interclassista, aperta alla mobilità. La stanzialità già presente ha infatti favorito anche la fissazione delle sfere sociali. Con risultati microsociali raccapricianti, e conseguenze sociologiche retrive. Avrei da dire anche altro, ma mi fermo su questi punti che considero prioritari

rosa valentino ha detto...

...fondamentalmente_ o meno_ considerando la

vincenzo di silvestro ha detto...

Salve Sottosegretario mi chiamo Vincenzo Di Silvestro,sono un docente di strumento alle scuole medie abilitato rimasto escluso dalle graduatorie e le scrivo per raccontarle la mia situazione che è simile a quella di 1550 docenti di strumento e migliaia di SFP
Io come i miei colleghi ci siamo iscritti alle lauree biennali abilitanti istituite dal Ministero nell 2008 e nel 2009 con un costo medio di 5000 euro su una base di cattedre vuote che ad oggi sono rimaste immuni dai tagli e quindi sempre tali.
Mentre a chi si era IMMATRICOLATO nel 2007 tramite provvedimento legislativo è stato permesso l inserimento delle Graduatorie ad esaurimento a noi tale inserimento ad oggi ci è stato negato,con un evidente disparitá di trattamento nei nostri confronti.
Chi come me aveva un punteggio che giá da quest anno gli permetteva il passaggio di ruolo si è visto soffiare sotto il naso tale diritto da colleghi con la metá dei punti solo perchè immatricolati un anno prima.
Oltretutto prendendo come base per l inserimento l immatricolazione e no l abilitazione,io come tantissimi altri ci siamo abilitati pure in anticipo rispetto gli immatricolati del 2007.
Poichè il nostro inserimento non comportava nessun onere per lo Stato e nello specifico noi docenti di strumento lavoriamo quasi per intero su cattedre vacanti da un anno il parlamento in toto sembra appoggiarci in maniera bipartisan con ordini del giorno approvati sia alla Camera che al Senato che con emendamenti che a causa delle continue fiduce poste ai decreti sono sempre caduti nel vuoto.
Le scrivo da ragazzo di 29anni quale che sono che dopo 5anni di servizio presso la scuola pubblica vorrebbe vedere colmata un ingiustizia nei propri confronti e di quelli di altri 1500 colleghi.
Ci sentiamo beffati,noi apparteniamo ad un vecchio sistema di reclutamento che ci ha dimenticato.
L idea di istituire un concorso per il posto di ruolo come nuovo reclutamento ci piace ma ci continua a discriminare poichè chi è inserito nelle GAE quest anno ci toglierá lo stesso i ruoli pur avendo lo stesso titolo nostro e la metà a volte dei nostri punti....io personalmente con 166 punti sono stato costretto a cambiare provincia poichè scavalcato da una ragazza abilitatasi all estero con33 punti.
Confido in una sua risposta.
Rimango sempre disponibile ad un incontro personale con lei come rappresentante assieme ad altri colleghi del nostro gruppo di docenti di strumento esclusi dalle graduatorie.
Cordialmente
vincenzo di silvestro

valeria fagnano ha detto...

Salve Sig. sottosegretario Doria sono Fagnano Valeria la mamma di Binetti Nicola Elio un bimbo autistico di 7 anni che frequenta la seconda elementare qui a Trani nel plesso Papa Giovanni 23°,con 22 ore di sostegno e 3 ore di educatrice, le scrivo per cercare un aiuto, quest'anno mio figlio ha ottenuto sin dal primo giorno di scuola del 2011 una maestra di sostegno di ruolo, fortunatamente dico ma debbo aggiungere sfortunatamente. Perchè dirà lei!! perchè come lei saprà disturbo generalizzato dello sviluppo con compromissione delle aree comunicativo relazionale linguistica e cognitiva, oltre ad essere un porolone lungo e che spaventa, porta ad avere una presenza costante soprattutto a livello scolastico della figura della maestra di sostegno. I piccoli grandi progressi che mio figlio ha apportato sino ad ora al suo bagaglio non solo terapeutico, in casa ma soprattutto scolastico sino all'anno scorso sono stati evidenti, sia nel comportamento che nel linguaggio, ma quest'anno posso dire che mio figlio sta regredendo. La maestra non riesce ad interagire positivamente con il mio Nicola, ingaggia lotte per farlo sedere al banco provocando , sbagliando e lei lo sa, la reazione inversa ossia quella di opposizione cosa che mio figlio aveva perso in questi precedenti anni,in più alla mia domanda lecita di voler capire cosa stesse accadendo in sezione mi sento aggredire dicendomi che non mi debbo intromettere nel suo operato che non accetta nessun consiglio aiuto in questione, premetto che è giovanissima e con poca esperienza, l'umiltà credo non sia più una virtù del genere umano, in casi autistici si ha bisogno di aiuto e bisogna avere l'umiltà di chiederlo, io come madre sto ancora imparando che significa vivere e cercare di rendere indipendente per un futuro mio figlio e chiedo aiuto costantemente alle psicologhe terapiste altre mamme con più esperienza di me,l'arroganza non serve in questi casi!! Lei che dice??sbaglio forse!! ma tralascio questo e arrivo a dirle il motivo principale che sono le assenze continue, nel senso che ogni settimana oltre il suo giorno libero concessole dal provveditorato lei prende un giorno di malattia. Ora capisco i diritti inerenti al sostegno ma i doveri quali sono?? Mio figlio non ha una costante figura, cosa peggiore e mandarlo a scuola e avere una copertura di 5 maestre se ci va bene senno resta anche senza copertura.E quando ci sono queste assenze è naturale che nessuna si prende la briga di fargli fare qualcosa di costruttivo in quel giorno, avevo pensato di non portarlo ma poi mi son detta che tutti i bambini hanno diritto a frequentare la scuola perchè il mio deve essere penalizzato in questo modo?? Sottosegretario le chiedo aiuto abbiamo cercato di parlare con la suddetta maestra ma non abbiamo risolto nulla, abbiamo fatto presente al dirigente del plesso la situazione ma nulla ci aiuti per favore aiuti mio figlio lui non può difendersi ha solo noi ma ci sentiamo con le mani legate ci aiuti ed è una richiesta fatta con il cuore in mano!!
La ringrazio e mi scusi per lo sfogo di una madre apprensiva e in questo momento distrutta!!
In attesa di una sua gradita e cortese risposta le porgo i miei e della mia famiglia distinti saluti.
Fagnano Valeria

Fabio ha detto...

Gentile Valeria, ho letto il Suo articolo e desidero esprimerLe la mia più sentita vicinanza. Purtroppo la scuola statale è vittima di un male che molti vorrebbero incurabile, ovvero l0'arruolamento mediante graduatorie. A differenza della scuola paritaria, dove la selezione è reale e si basa sul rapporto di fiducia che si instaura tra i docenti e la dirigenza e, importantissimo, tra i docenti e le famiglie degli alunni, nella scuola statale l'assunzione avviene mediante lo scorrimento di una graduatoria che spesso indica tutto, fuorché il merito o le abilità. In una scuola paritaria un insegnante di sostegno che tratti male un bambino a lui affidato durerebbe molto poco (nella mia, presumo, giusto il tempo di tornare a parlare con il dirigente). Purtroppo il sistema scolastico statale italiano si basa sull'assioma pezzo di carta=punteggio in graduatoria, a prescindere poi dalla capacità dell'educatore di gestire il corretto rapporto relazionale con il bambino, comprendendone le necessità ed i disagi. Mi rendo conto che da povero diplomato magistrale "non abilitato" e "non idoneo" mi sto permettendo di "giudicare" l'operato di una "docente pienamente qualificata" (almeno nella definizione adottata dal Ministero), purtroppo, però, questa è la realtà. Ne ho avuto esperienza nella (fortunatamente) brevissima esperienza nella scuola statale: chiamato per sostituire una docente di sostegno ho avuto la meravigliosa fortuna di stare vicino ad un bambino per tre mesi, riuscendo, giorno dopo giorno, ad instaurare un rapporto di fiducia che, proprio quando stava per dare i suoi frutti, è stato bruscamente interrotto dalla follia di una norma che prevede che al centro dell'azione educativa della scuola statale non vi sia il bambino, ma il punteggio in graduatoria.
Ora lavoro in una scuola paritaria, so bene quale è il mio compito: mettere il bambino (e solo il bambino) al centro di ogni azione educativa. Operazione non banale, ma fondamentale per la crescita completa della persona che ti è affidata. Ebbene, questa attenzione a mettere il bambino al centro non la impari nei testi universitari, né può essere oggetto di esame e acquisizione di CFU. E' qualcosa che apprendi sul campo, e deve crescere dentro. Per quanto mi riguarda è nata nel mio ruolo di ex capo scout. Ed è rimasta forte e presente. Ma essendo un "semplice diplomato magistrale" questa mia "vocazione" non sarà mai disponibile nella scuola statale, dal momento che noi "poveri diplomati" siamo ritenuti "non idonei" e "non qualificati" e quindi... fuori dalle graduatorie. Speriamo che qualcosa cambi...

Maestro Daniele ha detto...

Caro Marco, leggo su Tuttoscuola e altri siti scolastici giudizi stizziti contro di te per la sortita sulla durata del ciclo di studi. Dalla lettura del tuo post ho invece visto che quella era solo una tra altre 8 idee, che sottoscrivo in pieno, compresa quella dei 12 anni. Tu sei sempre stato un intelletuale libero, che ha detto quella che pensava. Mi pare invece che nella cattiva politica, quella che va per la maggiore, l'onesta intellettuale e la volontà di comprendere sono un difetto invece che essere un pregio. Mi dispiace di non avere consigli da darti, posso solo continuare ad esprimerti la mia stima ed amicizia. Un abbraccio, Daniele

Anonimo ha detto...

LA RIDUZIONE DI UN ANNO DEL CICLO DI STUDI COMPORTERA' CIRCA 60.000 ,70.000 POSTI IN MENO PER IL PERSONALE DOCENTE E ATA .A LEI NON GLI NE FOTTE NIENTE TANTO LEI E' PENSIONATO.LA SCUOLA E' STATA GIA' DISTRUTTA DALLA SEDICENTE MINISTRA GELMINI E DAL ministro DEL ECONOMICA DUEMONTI, PER IL RESTO CI GIA' STA PENSANDO LEI.

Anonimo ha detto...

Ma la scuola deve essere un distributore di posti o un servizio finalizzato alla reale formazione dei cittadini?

Paolo ha detto...

Piuttosto che strapparsi i capelli all'idea che il corso di studi pre universitario italiano sia portato da 13 a 12 anni, a qualcuno è venuto in mente di chiedersi come mai 12 anni di studio sono lo standard in Europa e in molti altri Paesi del mondo e sia altresì lo standard del Bacellierato Internazionale (ci sono licei internazionali in Italia che già lo adottano) ?
E, aggiungo, si è chiesto come mai a fronte di un anno in più (e quindi minor competitività dei nostri studenti nei confronti dei colleghi di TUTTI gli altri Paesi nell'accesso alle università) la scuola italiana non brilli per eccellenza ?
Lo sanno questi signori che gli studenti non italiani che vogliono accedere all'università italiana con il loro titolo di studio conseguito in EUropa possono farlo dopo 12 (e non 13) anni di studio ?
Lo sanno perché le scuole all'estero funzionano meglio ? A questo rispondo semplicemente: perché i dirigenti SCELGONO i loro docenti, e chi non sa insegnare, è invitato a fare altro nella vita !
Invece di chiuderci nel nostro piccolo orticello italiano, proviamo a mettere il naso fuori dei confini nazionali.
D'accordo con Rossi Doria, la scuola italiana va plasmata sul modello delle scuole europee d'eccellenza.
E, aggiungo, va introdotta la piena facoltà dei ddirigenti di selezionare e "testare" il proprio personale docente. Ovviamente va fatto anche in modoc he i dirigenti che non raggiungono i livelli di eccellenza... siano altrettanto invitati a fare altro nella vita.

manuel cecchinato ha detto...

Lei scrive "far entrare un po’ di docenti precari" in stabilià? ma se la Gelmini ne ha licenziati 150.000 di cui 43.000 erano i tagli di fioroni! altro che "un pò" ripristinare senza giri di parole ed iipocrisie i tagli della Gelmini ee di Fioroni! altrimenti questa è solo demagogia e captatio benevolentiae carao rossi doria! alla scuol amancano 150.000 tra professori ed ATA! questa è la vertià che lei il pd e l'attuale governo, come quello di prima, non dicono!

i 120.000 precari che tralatro ORA stannolavorando a scuola e che da anni ed anni lavorano come precari liecenziati a giugno rinnovando a settembre il loro contratto vanno assunti! perchè la scuola li usa e lo stato li usa e getta ogni anno! ASSUMETELI! SE AVETE IL CORAGGIO!

Luca Scalco ha detto...

Caro onorevole la riduzione di un anno significherebbe ulteriore contrazione di posti. Guardi che la situazione del precariato (che ha fatto in parte funzionare la scuola sino ad oggi...) è al lite del collasso. la prego dopo i tre devastanti anni della cosiddetto ministro Gelmini non ricadiamo negli stessi errori!Per il resto investire nella scuola è prioritario anche in tempo di crisi. In bocca al lupo!

Massimo ha detto...

La proposta di ridimensionare gli anni di studio creerà con ogni probabilità situzioni di oggettivo SVANTAGGIO per gli studenti italiani. Nei paesi da Lei vagamente citati (Usa, Cina, resto d'Europa) si rimane a scuola anche il pomeriggio. Le scuole sono dotate di impianti sportivi, ci sono le mense... spesso il personale è molto maggiore di quello di una scuola italiana. Negli States, ad esempio, è normalissima la presenza di personale di polizia dentro le mura scolastiche e con orario a tempo pieno. L'Italia, pertanto, non può ridurre di un anno senza inevitabilmente al contempo offrire MENO istruzione di quanta viene offerta nei paesi superficialmente citati nel post.

Anonimo ha detto...

LA SCUOLA E' STA GIA' MARTORIATA DAL DUO TREMONTI& GELMINI LEI CON LA SUA PROPIOSTA DI DIMINUIRE IL CICLO DI STUDI DA 13 A 12 ANNI VUOLE DARE IL SUO CONTRIBUTO ?LA PERDITA DI 60.000 O 70.000 POSTI A LEI NON LA SCALFISCE PER NIENTE ?

Anonimo ha detto...

NON SI TAGLIANO 60.000, O 70.000 POSTI DI LAVORO PER ADEGUARSI ( QUANDO VI CONVIENE) AL RESTO D' EUROPA RICORDO CON SOLO IN ITALIA SI E' TAGLIATO NELL'ISTRUZIONE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI SONO AUMENTATI GLI INVESTIMENTI,DEL RESTO CON UN MINISTRO COME TREMONTI CHE DICHIARA CHE LA CULTURA NON DA IL PANE..COSA CI SI POTEVA ASPETTARE.SI TAGLI INVECE NEGLI ARMAMENTI NEI F35 I CACCA BOMBARDIERI LA SCUOLA E' GIA' STATA DISTRUTTA BASTA TAGLI.

manuela gizzi ha detto...

Caro Marco,riprendiamo il coraggio di parlare dignitosamente della e per la scuola, anche sapendo di esserci attraverso il tuo impegno. La scuola è il lato innocente di questa crisi economica, che penalizza ancor più chi aveva poco, chi è più fragile tra i fragili, chi, se non siamo noi a guardarlo negli occhi, nessuno lo fa. La scuola è una classe calda per molti bambini e ragazzi che, a casa, trovano il riscaldamento spento, "perché non ci sono soldi e il papà non ha più il lavoro". E'un pasto sicuro e bilanciato, un servizio igienico pulito, un computer che funziona, una scatola di giochi e un adulto presente che sorveglia.Non dimentichiamolo,non facciamolo dimenticare. Si, tante cose è bene nominarle. Manuela

lorenzo ha detto...

Egregio sottosegretario,l'ipotizzata riduzione di un anno di scuola , mantenendo i quadri orari previsti dalla riforma Gelmini, ridotti notevolmente soprattutto alla secondaria superiore, produrrebbe un effetto negativo sui livelli di apprendimento degli alunni costretti a ritmi ben più stressanti degli attuali. Inoltre a seguito della riforma Gelmini la scuola secondo me non può permettersi ora un'altra tornata di riforme e nei fatti tagli ulteriori soprattutto alla secondaria superiore. La prego di ripensarci (docente di scienze precario).

Gian Luca ha detto...

Mi spiace veramente che per l'ennesima volta si dichiari che per fare "il bene degli studenti" è necessario svantaggiarli.
Avete letto bene: svantaggiarli. Studiare un anno di MENO non significa farli "competere" (poi mi si spiegherà con chi ed a che scopo) alla pari con altri. Significa semplicemente diplomare ragazzi che sanno MOLTE meno cose di coloro che attualmente studiano per 5 anni di scuola secondaria superiore. Non mi si dica che in 4 anni si possono insegnare ed apprendere le stesse cose che si studiano in 5.... E men che meno non mi si venga a dire che in 5 anni si formano dei Tecnici (periti industriali) completi. Già in cinque la cosa è tutto men che facile. In quattro sarebbe semplicemente impossibile.
Chi darà a questi ragazzi le competenze e conoscenze necessarie per essere appetibili sul mercato del lavoro e per potersi convertire (alla bisogna) rapidamente? Non di certo le aziede, da sempre alla ricerca di prodotti finiti e non di costosi soggetti da formare....
E' inutile paragonare i ns. licei a quelli stranieri e con questo dire che è necessario ed opportuno ridurre la durata degli studi: si confrontino le competenze e conoscenze piuttosto.
E non si dimentichi che in Italia abbiamo scuole che all'estero NON ci sono: gli istituti tecnici (TECNICI, NON professionali)... che devono formare soggetti "finiti" pronti pe ril mercato del lavoro con profili intermedi fra quello dell'ingegnere e dell'operaio. Per fare questo NON bastano 4 anni....
Lo da docente con anni di esperienza di insegnamento negli istituri tecnici e con esperienza diretta di lavoro aziendale.
Abbandoniamo questa follia.

Max Bruschi ha detto...

Caro Rossi Doria, mi permetto di postare un mio intervento sulla questione "secondaria superiore in 4 anni". Essendo l'autore dell'attuale percorso liceale, che conosco bene, so cosa si passa a fare delle proposte che tutto meritano, tranne che di essere liquidate...
http://blog.maxbruschi.it/2012/01/14/ridurre-le-superiori-a-quattro-anni-con-giudizio-si-potrebbe-fare/

Betta ha detto...

"Assicurare per tutti- vecchi e nuovi entrati a scuola- una stabilità di sede, che serve ai ragazzi come il pane: almeno per tre anni di seguito noi docenti dobbiamo evitare i trasferimenti." : in Provincia di Trento la mobilità viene effettuata ogni due anni. E' così difficile varare questa norma anche nel resto d'Italia?

Sandro ha detto...

Buongiorno,
ho avuto il piacere di sentirLa e di discutere con Lei in un intervento in una scuola del Trentino, meno di un anno fa. Abbiamo parlato di opportunità per i ragazzi,classi complesse, recupero, autorevolezza e scuola 'sui pedali' (Emilio Rigatti docet). Spero davvero che - nel Suo nuovo ruolo- possa continuare ad avere la possibilità di applicare un'ottica 'Altra' rispetto a quello a cui siamo stati (malissimo, a mio parere) abituati. Apriamo le scuole anche al pomeriggio, abbiamo il coraggio di cambiare, rimettiamo in circolazione docenti Giovani e Motivati. Ripensiamo al TFA (dia un occhio alle sproporzioni nella ripartizione geografica: non si è minimamente tenuto conto degli andamenti demografici né degli esuberi né delle reali necessità per classe di concorso - per la SSSG sono previsti tre volte più posti che per la SSPG, quando è ben noto che l'inverso sarebbe più rispondente alle reali necessità).
Penso, inoltre, che si possa anche discutere di rimodulare il sistema (numero di anni obbligatori, durata, ore trascorse a scuola...) ma ricordiamoci che tagli di decine di migliaia di posti si tradurrebbero in un ulteriore aumento dell'età media dei docenti (già altissima)- quindi pensiamo bene a se e Come arrivarci. Buon lavoro! Sandro

Caterina Manco ha detto...

E' la scuola che ho in mente da 18 anni, da quando per la prima volta ho messo piede in una scuola come Preside piuttosto che come docente; è la scuola che ogni giorno, da 18 anni, cerco di realizzare pensando allo stesso modo ai ragazzi eccellenti e a quelli che hanno meno. Conservo ancora la speranza che tutto questo possa realizzarsi nei pochi anni di servizio che mi dividono dalla pensione.

Teo ha detto...

Sono molto perplesso sulla riduzione a 12 anni dell'iter formativo globale della scuola italiana: stiamo copiando, come al solito, le altre nazioni proprio sulle cose discutibili ed inefficaci. Ed è un'illusione pensare che 12 anni potrebbero essere di migliore qualità dei 13 attuali, con opportuni aggiustamenti. Gli slogan sulla migliore utilizzazione delle risorse e il bla bla sulla scuola dell'autonomia ripetuto come un mantra dalla responsabile scuola del PD Francesca Puglisi lasciano il tempo che trovano. Comunque, non vedo perché in nome di un'astratta omologazione con il resto d'Europa (anche in Germania, da dove scrivo, visto che da quest'anno insegno alla Scuola Europea di Monaco di Baviera, di recente la durata del liceo è stata diminuita di un anno, non senza polemiche) la scuola italiana debba rinunciare alle sue peculiarità positive, tra cui, oltre la durata quinquennale del liceo, ci sono l'esistenza di un insegnamento triennale della storia della filosofia nel 40% delle nostre scuole e l'esistenza del liceo classico con latino e greco obbligatori per cinque anni. Che poi si continui a ripetere in modo meccanico e frusto lo slogan che uscendo un anno prima i giovani italiani saranno avvantaggiati nel cercare un lavoro, penso sia un pregiudizio che non valga neppure la pena di confutare. O meglio, lo si può confutare citando una peculiarità francese, che ci guardiamo bene dall'imitare (imitiamo le cose negative, non quelle positive): in Francia il liceo termina con il cosiddetto bac a 18 anni, ma gli studenti migliori che vogliono tentare l'ammissione alle Grandes Écoles (l'École Normale, l'École Polytechnique, ecc.) devono frequentare ancora ben due anni di liceo nelle cosiddette Classes préparatoires alle Grandes Écoles: questi studenti quindi finiscono in pratica il liceo a 20 anni, ma nessuno in Francia si sogna di rinunciare a questo sistema in nome dell'omologazione con altri paesi! Purtroppo, come il board dell'Associazione Treellle sta abbondantemente a dimostrare, riforme di questo genere trovano un consenso bipartisan: non a caso anche Max Bruschi, tra i primi consiglieri della Gelmini, converge con la Puglisi nell'avallarle, sia pure con i soliti distinguo. Infine, perché tagliare un anno alle superiori e non piuttosto tra medie ed elementari, come proponeva l'ex ministro Berlinguer?

Max Bruschi ha detto...

@Teo: difficilmente sono d'accordo con la dottoressa Puglisi, e non lo sono neppure in questo caso, vista la superficialità dell'approccio. Secondo me, la priorità è un bel lavoro sul primo ciclo. Ma non sarei contrario a lasciare ad alcune scuole l'onere di trapiantare in Italia percorsi che sono già propri delle nostre scuole italiane all'estero: i cui studenti, da lustri, affrontano le stesse prove di maturità dei loro colleghi nella madrepatria.

maddalena pasquali coluzzi ha detto...

Caro Marco, trovandomi d'accordo su tutta la linea di interventi che proponi, mi permetto un suggerimento:
non potrebbe essere arrivato il momento nella scuola pubblica italiana di tentare, almeno in via sperimentale, un modello organizzativo che chieda agli insegnanti di lavorare a scuola ( proprio "fisicamente" nell'edificio) anche per alcune ore pomeridiane oltre l'orario cattedra? Non possiamo finalmente sperare di far crescere una nuova classe docente professionalmente visibile e davvero impegnata sul campo e che operi con mentalità "lavorativa " nuova ?? Immagino le resistenze sindacali, ma perché, naturalmente con i dovuti incentivi, non avviare un esperimento ??
Buon lavoro.
Maddalena Pasquali Coluzzi

Gian Luca ha detto...

Colgo l'occasione offerta dall'intervento di Maddalena Pasquali Coluzzi per rilanciare sul tema del "lavoro pomeridiano" a scuola dei docenti.
A parte che non ho ben capito cosa si intenda, visto che il sottoscritto, come molti colleghi, al pomeriggio lavora per la scuola (scrivo verifiche, le correggo, preparo lezioni, esercitazioni, scrivo slides e mi aggiorno - insegnao una materia tecnica alle superiori) ma devo farlo forzatamente da casa, visto che le scuole NON sono in grado di fornirmi una scrivania, un ufficio, un computer PERSONALE (o pensate che si possa lavorare sgomitando per vare spazio sul tavolo della sala insegnanti?). Spero che non si crederà che basti trattenere il personale docente a scuola in quel pascolo che chiamiamo sala insegnanti per garantirne la produttività....
Sottolineo inoltre, che se il docente sta in classe nel pomeriggio, non può certamemnte fare le attività che ho citato poc'anzi... allora come la mettiamo? Chi le fa?

In ogni caso, anche se per ardita ipotesi una scuola fornirmi le risorse e strutture necessarie... se si chiede al personale di essere a scuola per 24-30-36 o addirittura 40 ore alla settimana, vincolandolo alla rigidità dell'orario... lo si paga per la perdita della flessibilità.
Un laureato che opera al livello di responsabilità chiesta ad un docente nel privato non è pagato la miseria che ci paga lo stato per stare in azienda le ore che ho citato...

Si vogliono i docenti sempre a scuola: no problem. Si aprono (alla grande) i cordoni della borsa per pagare la perdita di flessibilità e si danno loro strutture ed attrezzature VERE. POI se ne può parlare. Tutto il resto è chiacchiera....

Anonimo ha detto...

vedo sempre con piacere che tutti coloro che sono chiamati a incarichi di governo si sforzano di migliorere la scuola sulla scia del "genio" gelmini che ha scoperto grazie alla sua innegabile " intelligenza" che diminuendo il numero di ore di lezione e aumentando il numero di alunni per classe si migliora l'apprendimento ( scuola elementare), vedo con " piacere che anche il sottosegretario va sulla stessa linea,va anche oltre, dimunuire di un anno il corso della scuola media superiore per far migliorare l'apprendimento e la prepatazione dei ragazzi in vista dell'università. Mi viene una idea che forse taglierà la testa al toro, trasformiamo le elementari le medie e la superiore in corsi universitari con grandi aule con 100/200 alunni così senza dubbio si migliorerà l'apprendimento e di conseguenza la preparazione dei nostri ragazzi. Vremo così : ragazzi più preparati e una piccola schiera di insegnanti con grandissimo risparmio per lo stato che investirà nel futuro del paese pochi spiccioli, gli insegnti e il personale ata in esubero tantissimi li mandiamo nei campi al posto degli extracomunitari. Grazie

Anonimo ha detto...

carissimo Marco Rossi Doria sforzati migliorare la scuola, non seguire la catastrofe gelmini il binomio taglio= miglioramenti non ci porta da nessuna parte.

cesare antifora ha detto...

caro sottosegretario,
sono un insegnante precario da quindici anni,ho conseguito i seguenti titoli:laurea, corso biennale di specializzazione polivalente presso il Suororsola Benincasa di Napoli(a numero chiuso e 1200 ore di studi e relativi esami con tesi finale.)Due SSIS (scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario presso l'universita' di Bari, a numero chiuso di ottocento ore di studi con relativi esami e tesi finale).Inoltre ho conseguito,
dieci tra Master e Corsi di perfezionamento sia presso l'universita' di Bari che altre Universita'. Mi sembra logico che se io, dopo tutti questi titoli e quindici anni di insegnamento non ho il ruolo,vuol dire che il ruolo non certifica ne il merito ne l'anzianita'ma è una questione di fortuna,cioe' se si appartiene ad una classe di concorso sfigata, puoi pur aver vinto concorsi aver fatto mille corsi difficilissimi a numero chiuso ma puoi rimani appeso a fare il precario a vita anche in barba alle leggi dello stato.ADESSO, LA BEFFA, HO PERSINO SENTITO DIRE CHE GLI ITP SOVRANNUMERARI, SEnZA NESSUN MERITO SENZA NESSUN TITOLO E SENZA NESSUNA COMPETENZA SPECIFICA,DOVREBBERO PRENDERE IL MIO POSTO E DI QUELLI COME ME!!!!
Sottosegretario la prego, impedisca che le regole di questo sistema cosi' ingiuste e perverse,provochino la decadenza della scuola.
Cordialmente,
Cesare Antifora.

Luciana Di Mauro ha detto...

Caro Marco, hai fatto bene a porre i tuoi 8 punti in un post, senza enfasi e nella cifra di quanto sarebbe necessario eppur difficile, data la nostra situazione sociale e dei conti pubblici, a dir poco drammatica. Sono tutti condivisibili, ma più di tutti mi ha colpito favorevolmente la riproposizione del percorso scolastico della durata di 12 anni. Comprendo i timori di chi teme la continua riformulazione delle riforme, ed anche le preoccupazioni di chi teme che attraverso la riduzione un anno si vogliano propinare ulteriori tagli alla scuola. Ma la paura ci sta immobilizzando in tutti i campi della vita privata come di quella pubblica. Per troppo tempo abbiamo smesso di ragionare, tra riforme e controriforme, tra un annuncio e un proclama che ci facevano dimenticare i punti di partenza. Proviamo, ora che c'è un governo provvisorio ma composto da persone competenti, a prenderci sul serio, a darci un po' di credito e a cercare punto per punto di ragionare al fine di ritessere una trama condivisa. Questo Paese riparte se diamo una possibilità alla scuola di ripartire, credendo nella più grande risorsa di cui la nostra scuola dispone: il patrimonio di SAPERE E DI COMPETENZE DELLE INSEGNANTI E DEGLI INSEGNANTI

Dona ha detto...

Buongiorno,
potrebbe cortesemente dirci qual è il destino degli idonei al concorso 99'???

Maria Laura ha detto...

E che dire degli abilitati con concorso ordinario del 1990 (conclusosi nel 1993) che, come me, insegnano tutti gli anni, da settembre ad agosto? Hanno o non hanno conoscenze, competenze, abilità, esperienza? Lei pensa che dopo tutti questi anni in attesa di una cattedra che li faccia assurgere alla dignità degli altri colleghi siano felici di trovare, altri competitor che dovrebbero contendergli il ruolo solo perché “ ragazzi e ragazze”?
Veramente crede che giovani senza esperienza possano lavorare in contesti più o meno difficili dove la dispersione ed il disagio (a lei tanto a cuore) sono di casa? Anagraficamente non siamo più giovani ma abbiamo continuato a lottare, abbiamo continuato a studiare, abbiamo continuato ad aggiornarci e siamo più reattivi ed agguerriti di tantissimi neo laureati. Abbiamo passione da vendere. Non rottamateci!

Benedetta Iannalfo ha detto...

Gentile prof. Rossi-Doria,
le scrivo da docente precaria e sua ex-studentessa della SICSI V° CICLO dell'Università L'Orientale di Napoli. Mi ero molto rallegrata della sua nomina a sottosegretario, convinta come sono della necessità, all'interno della squadra di Governo, della presenza di persone realmente consapevoli dei problemi della scuola.
La prego, non mi faccia ricredere! Lei ritiene davvero che possa essere un vantaggio ridurre di un anno il percorso di studi? Mi spieghi, in che modo sarebbe un bene? O ritiene che sia necessario farlo solo in nome di un "così fan tutte"? Non credo che sia l'anno in più che determini maggiore qualità nelle scuole di altri Paesi, bensì l'investire risorse piuttosto che tagliarne ulteriormente a ogni cambio di Governo come si fa in Italia.
Spero si renderà conto che disastro sarebbe in termini di ricaduta occupazionale nella scuola; se intendete farlo, allora abbiate almeno l'onestà intellettuale di non indire concorsi o TFA su posti che VERREBBERO SPAZZATI VIA! Quei pochi che erano rimasti dopo la Gelmini, ovviamente....
Confido in una sua risposta, altrimenti dovrò considerare quello che ha scritto pura demagogia....

aldo ha detto...

come fa un paese dove un bidello dichiara quanto un dentista ( che utilizza pure l'isee) a garantire l'istruzione a tutti? come fa un paese dove a fronte di milioni di ricchi ne risultano solo 300.000 e loro non dichiarano per niente tutto.
Vedo qui la gente che si affanna a dare risposte, su come tagliare l'istruzioni guarda caso ai figli di chi paga davero le tasse...........
Sveglia gente la scuola è il futuro di un popolo gli evasori la feccia, gli acari della società le zecche che uccidono.
caro ministro lasci stare la scuola e utilizzi il suo tempo a cercare il modo peraltro facile di fare pagare le tasse a tutti, vedrà che la scuola non ha bisogno di tagli ma di maggiori risorse per il futuro del paese......

Marco Rossi-Doria ha detto...

Grazie a tutti. Nessun taglio in vista, ma alcune cose concrete su cui siamo al lavoro: http://marcorossidoria.blogspot.com/2012/01/le-cose-concrete.html

aldo ha detto...

grazie massimo siamo contenti di sentire che non ci sono tagli in vista... siamo emozionati credimi.....
dopo la vergogna cosa c'è?............

aldo ha detto...

scusa non massimo ma marco

maestrafrancy ha detto...

"I tagli alla scuola sono finiti": finalmente ritorna la speranza che la scuola riacquisti importanza per il nostro futuro. Nel frattempo, però, nella scuola primaria le ex compresenze vengono usate per sostituire i colleghi assenti, il numero degli alunni è aumentato e, da soli, non ce la facciamo più a creare percorsi personalizzati e/o individualizzati per gli stranieri, i dislessici, i diversamente abili, i demotivati, i socialmente deprivati...
Quattro ore la settimana di compresenza non risolvevano tutti i problemi, ma aiutavano a sostenere i più deboli e davano possibilità anche ai più dotati.
Potremo mai riaverle???
Altra domanda: gli specialisti d'inglese sono stati aboliti e tutti i generalisti, a qualsiasi età, debbono imparare l'inglese per insegnarlo... E' così che si migliora la scuola?

giuditta sfondrini ha detto...

Gent.mo Prof. Rossi Doria,
nel Suo intervento parla di concorsi per l'accesso all'insegnamento, previsti dalla Costituzione: significa che verrà operato un colpo di spugna sui TFA?
Ormai da quattro anni in Italia è impossibile conseguire l'abilitazione all'insegnamento: tanti giovani che, come me, hanno atteso, tra speranza e disperazione, di rinvio in rinvio, di potersi abilitare, si aspettano finalmente risposte chiare e concrete...
Ecco che, giunti ad un passo dal traguardo, si ripiomba nello sconforto di non sapere che cosa ci riserva il futuro!

luigi ha detto...

Dimissioni