13 maggio, 2010

Napoli può riprendersi la parola!

Domani dovrebbe uscire su la Repubblica Napoli questo appello di Sergio D'angelo e mio. Chi vuole aderire, potrà firmarlo lì.

L’Italia non esce dalla crisi economica, sociale e istituzionale se solo una parte del Paese detta l’agenda per tutti. Non ne esce senza il Mezzogiorno e senza la città di Napoli. E Napoli può aspirare a rifondare il suo patto con il Paese. Per farlo deve rinnovare il patto con se stessa: chiamare i cittadini a raccolta intorno alle priorità della vita comune. Ripulire l’ambiente e curare i nostri rifiuti. Combattere la povertà e la disoccupazione. Rompere con gli sprechi. Ridare alla città servizi degni e produzioni industriali. Rifondare la macchina amministrativa e chiudere con ogni forma di clientelismo. Riportare i ragazzi alla scuola e alla formazione. Colpire la camorra e dare possibilità vere a chi vuole uscire dalla strada sbagliata.
Perciò: per ritrovare la voce e il senso della vita civile è tempo di smettere di piangersi addosso e di litigare tra vecchi e logori potentati. Le energie migliori della città, il recupero del suo orgoglio e della sue potenzialità hanno bisogno di un immediato cambio di passo, di voce e di proposta.

Il centro-sinistra utilizzi l’anno che ci separa dal voto per il sindaco di Napoli per ridare la parola ai napoletani in modo che l’appuntamento amministrativo divenga un concorso di idee e una mobilitazione per il riscatto civile. Si cominci col decidere ora che le elezioni primarie di tutte le forze di centro-sinistra siano una vera prova di democrazia, fondata sulle cose da fare e che si tengano entro l’autunno.

In questa direzione, allo scopo di combattere logiche lobbistiche e autoreferenziali, è assolutamente necessario che singoli cittadini e quella parte di società attiva, che da tempo si organizza in comitati, associazioni, cooperative, comunità resistenti, gruppi di altra economia, esperienze dal basso, la vasta galassia di uomini e donne che si stanno interrogando sul da farsi, trovino la forza e le modalità per riprendere voce e capacità di contare.
La storia non è già scritta e, soprattutto, non c’è alcuna ragione per lasciarla scrivere agli altri.

Napoli può riprendersi la parola!

Sergio D’Angelo
Marco Rossi-Doria

5 commenti:

nabil ha detto...

Come fare a non essere d'accordo su queste parole scritte, caro Prof.Ma quelle "speranze" che cita, "gruppi resistenti" sono poca cosa, rispetto alla ricchezza di cui è composta la società partenopea. Bisogna ritrovare uno spirito che possa essere maggioranza nella società (in cui c'è di tutto...)grazie a una visione innovativa e programmatica che sappia dare, oltre a valori condivisi, soprattutto risposte adeguate ai cittadini, alla maggioranza delle vite presenti in città. Penso che ci siano tante persone come me, stanche di corruttela politica, ma anche stufe di persone a tutti i costi "alternativi" e minoritari, dove il radicalismo diventa un mestiere...è una situazione politica non facile. Dare risposte è ancora più complesso. Ammiro la sua dedizione.

Marco Rossi-Doria ha detto...

Caro Nabil. Sono d'accordo con lei. ci vuole uno spirito pragmatico e programmatico. C'è un anno di tempo tempo per costruirlo. In modo non minoritario.

orilia ha detto...

Penso che siamo tutti d'accordo che una crisi di "valori" come quella che stiamo attraversando si possa risolvere solo chiamando a raccolta coloro che quei valori li coltivano ancora ......
"miracolosamente".
Già da tempo ho cercato di partecipare a movimenti che avevano tale fine e che sono miseramente falliti per l'eccesso di individualismo che emerge in queste situazioni. Cionondimeno, questa è l'unica strada da seguire: occorrono però organizzazione, articolazione e, soprattutto obiettivi concreti e definiti, la cui soluzione sia alla portata del gruppo di lavoro, (quindi inizialmente di valenza circoscritta e poi via via più ampia). E occorre cominciare e smettere di parlare. Ci vuole qualcuno che abbia un progetto e la forza per chiamare a raccolta e per gestire i cittadini "di buona volontà" che come me non aspettano altro. Io ci sono e come me tanti altri, ma non sappiamo cosa fare; Io un'idea ce l'avrei ....:

Alessio ha detto...

Gentile Rossi-Doria,
nell'ambito del dibattito sulla scuola meridionale che alimenti con l'impegno civile e con le riflessioni che dissemini fra blog e giornali, ti segnalo questo mio articolo.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/13/veri-primati-degli-insegnanti-meridionali.html
A presto.

ap

exneotav ha detto...

A posteriori della correzione delle prove invalsi (somministrate per la prima volta anche alle prime della scuola media inferiore) riflettevo tra me e me di come, considerando le realtà in cui docenti ed alunni sono costretti a lavorare, la scuola del sud non può che essere nettamente migliore delle altre. Sfido chiunque infatti ad avere risultati come i nostri nelle condizioni in cui siamo costretti ad operare. No, non illudetevi, i risultati della classe di cui mi sono occupata io sono stati deludenti ancora. Ma ciò nonostante, e forse proprio per questo (come è vero che dal "peggio" spesso si estrapola il buono), dalla rabbia provata è nata la riflessione appena esposta. E' per questo che vorrei ringraziare Sergio D'angelo per quanto ha scritto. Una boccata d'ossigeno per chi, quotidianamente, nonostante sia vista dagli ausiliari scolastici con cui collaboro, come un leone, sente le proprie forze scemare costantemente per la lotta improba cui siamo costretti. Ma i ragazzi non meritano di essere abbandonati, dunque grazie ancora.