15 aprile, 2008

In morte della sinistra

L’Italia profondamente cambiata – nella sua struttura sociale e nella sua pancia emotiva – ha dato il governo alla destra vera destra. Ma del Berlusca e di Bossi – e del senso e dei pericoli profondi della loro vittoria - non voglio parlare ora. Parlerò poi anche del PD. Che esiste, che non sta in ottima salute, che sarà cosa buona o meno a condizione che…

Oggi voglio parlare della sinistra detta radicale. Che è morta.
E per la quale io non piango.

E non perché è stata radicale. Ma perché è stata ostinatamente conservatrice. Perché è stata più statalista che solidarista. Perché ha pensato e ha insegnato che pubblico e statale sono sinonimi, cosa che non è vera. Perché è stata poco partecipativa e molto centralista, decisionista e gerarchica. Perché è stata protezionista e contraria anche a un po' di concorrenza in quanto ha pensato e ha insegnato che la concorrenza è il contrario sia dell’equità che della solidarietà, cosa che non è vera. Perché non ha mai amato il merito e perché ha favorito ogni volta la mera distribuzione assistenzialista e anche quella parassitaria, anche in barba al principio marxiano "a uguale lavoro, uguale salario". In quanto non ha mai voluto avvicinarsi all’idea di responsabilità individuale e tanto meno alla visione che correla libertà a responsabilità. Perché non è stata capace di discutere del rapporto tra stato e mercato in modo serio. Perché non ha espresso interesse neanche per le politiche pubbliche di “discriminazione positiva” basate sul principio solidaristico e partecipativo a favore di chi sta peggio ma ha teso piuttosto a difendere il welfare standard, incapace di guardare alle vite di ciascuno e di suscitare l’attivizzazione dei destinatari delle politiche sociali. Perché ha difeso più i già garantiti o organizzati: più il pubblico impiego che gli operai, più gli operai stabili che i precari, più i pensionati che i giovani in cerca di lavoro, più i sindacalizzati che quelli fuori dalle organizzazioni tradizionali, più i disoccupati organizzati che quelli che provano a fare qualcosa in proprio o creano reti comunitarie e informali. Perché, in questo, non si è sottratto certo ai vizi degli altri partiti.

E non la piango perché – in questo mondo straordinariamente vario, differenziato e difficile da capire - non ha saputo misurarsi con il dubbio e con la complessità ma ha ogni volta ridotto a uno il senso dei conflitti. Perché in un mondo che è compiutamente pluricentrico e movimentato ha coltivato l’ossessione di ridurre tutto alla individuazione di un solo nemico dell’umanità. Perché nel definire tale nemico lo ha ulteriormente ridotto fino a mostrarlo in modo caricaturale, come un super-imperialismo unico e immutabile. Perché ha a tal fine riprodotto un pensare ossessivo e asfittico, fondato su una catena di sillogismi indimostrati: esiste il "pensiero unico" del nemico, che corrisponde all’unico mercato liberista, che è sempre e solo controllato dalle centrali finanziarie, che corrispondono sostanzialmente agli interessi dell'imperialismo americano. Perché così facendo ha negato la contraddizione, la concorrenza e il conflitto che, invece, dominano la vita internazionale. E non la piango perché, per definirsi sulla base della individuazione del nemico, ha fatto un uso strumentale dei diritti universali anche a costo di continua e umiliante schizofrenia: quel che valeva da noi non valeva in egual modo altrove.

Detto ciò, è giusto anche chiedersi: che ne sarà, però, delle tante persone che l’hanno votata questa sinistra o che vi hanno militato con ottime aspirazioni, voglie, bisogni, capacità di confrontarsi, invece, coi diritti, con la complessità, con le istanze partecipative, con le pratiche innovative in tutti i campi?

Ebbene: penso che queste persone oggi sono affaticate dalla crisi e sotto shock, come lo fummo, in tanti, quando finirono le esperienze a sinistra del PCI degli anni 70, strette tra il PCI stesso e la nostra stessa terribile deriva, il terrorismo, da cui ci distanziavamo a fatica.
Come noi allora – se resistono a prospettive organizzative rassicuranti - sono, se lo vorranno, più libere. Di ripensare la loro storia e il da fare. Non devono difendere alcunché. Possono finalmente navigare nell’incertezza e nella cittadinanza più che nell’appartenenza.

E potranno forse anche ri-scoprire che questa loro sinistra conservatrice morente, che ha esaltato sì tutti i movimenti, lo ha fatto solo “ a cose fatte” e dopo averli integrati dentro di sé. Perché viene da una tradizione politica - dal PCI più ortodosso o dalla porzione più stantia e organizzativistica del 1968 - che ha al suo passivo, immancabilmente, l’essere stata, ogni volta, sospettosa e nemica dell’inizio di tutti i movimenti e le culture nuove che, prorompenti e ricchi, hanno investito le nostre vite. Sì, sospettosa o nemica. Del socialismo non filo sovietico, del liberal-socialismo, del pensiero libertario e di quello cooperativo, della beat generation, del primo sessantotto studentesco, delle organizzazioni autonome degli operai fino a tutto il 1969 e anche oltre, del femminismo, del movimento gay, della cultura dei diritti individuali più in generale fino alle battaglie per il divorzio, l’aborto e l’obiezione di coscienza, della rivolta di Seattle nella sua dimensione plurale e non già schierata ecc.

E scopriranno che questa loro casa madre organizzata per queste elezioni in modo improbabile, di arcobaleno ha avuto poco. Perché, senza mai fare un bilancio critico della storia ma difendendone ogni volta presupposti e tradizione, ha creato un contenitore auto-referenziale, giudicante e respingente verso ogni cosa fosse altra e diversa dalle proprie categorie, troppo lontano dai colori del dubbio, della prova, della ricerca.
Ci vuole, forse, un contenitore capace di fare incontrare moti reali, rappresentanza, deliberazione e partecipazione ma che sia nuovo, più largo, arioso, poroso, sorprendente.
E che sappia fare i conti con la società quale è.
Può ben essere che non sarà il PD. Che ce ne vogliono molti o nessuno. E che ci vorrà tempo.
Ma certo non poteva essere la sinistra conservatrice il contenitore di queste aspirazioni. Perciò: non c’è niente di cui dispiacersi.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo questo post.
Complimenti.

Luciano Brancaccio

lucia cirillo ha detto...

Quoto in toto ogni singola sillaba

Anonimo ha detto...

analisi lucida e realistica,la prima realmente corrispondente, la quoto in toto,complimenti! però cmq una parte di me, pur condividendo quest'analisi, è romanticamente sofferente.SARA.S.

roberto vallefuoco ha detto...

Marco sono completamente daccordo con te.

lorenzo ha detto...

non ho visto gli anni 70. ma sono stato a porto alegre a un forum, tornandone vivo e puro, e sono stato alla costituente della SA, tornandone deluso e sfiduciato, e condivido il post fino in fondo. non mi dispiace di non averla votata, non mi dispero perché non sarà rappresentata. sono fermamente convinto che l'ambientalismo debba essere il fulcro di qualsiasi ragionare progressista, ma non mi importa minimamente nemmeno dell'assenza di questi verdi. e ora mi rileggo il post.

monica tavernini ha detto...

Quoto, assolutamente.
E a chi soffre "romanticamente", vorrei dire che ogni cambiamento (inevitabile) reca un po' di dolore. pure il parto. pure l'adolescenza. pure l'invecchiamento.

Anonimo ha detto...

Autocritica a sinistra, si, giusto.

Però mi inquieta il sapere che riuscite ad essere così sereni nell'accettare che non esiste più un argine capace di contenere le deriva destrorsa del prossimo governo.

E quando si riparlerà - ad esempio - di nucleare oppure di missioni militari in zone di guerra, da chi aspetterete il "NO" (ammesso che lo aspettiate..) ?

Altro che sofferenze romantiche, stavolta è mancata la concretezza del voto "inutile".

Au revoir

DP

Eugenio Testa ha detto...

Caro Marco, sono d'accordo con il contenuto e con il tono del tuo commento.
Solo che, invece di dire
"non c’è niente di cui dispiacersi" come fai tu, io direi che la sparizione parlamentare della sinistra conservatrice è proprio una buona notizia.
Pensa tu se oggi avessimo gli stessi risultati numerici complessivi (e li avremmo avuti comunque, e magari peggiori), e in più ci trovassimo ancora Diliberto e Pecoraro Scanio, onorevoli, a strillare e pontificare e ingombrare la scena.
Meglio di no, meglio di no.
Ciao
Eugenio Testa

Anonimo ha detto...

Caro Marco
il tuo post è assolutamente centrato e condivisibile.
La sinistra "radicale" che hai descritto così bene ha una visione della società vecchia e non è stata in grado di tutelare i più deboli. Tanto è vero che ora i metalmeccanici del nord votano lega e pdl!!
Trovo in ogni caso negativo che una parte dei cittadini italiani che purtroppo la pensa proprio come Diliberto, Mussi, Salvi e Bertinotti non abbia alcun rappresentante in Parlamento.
Ed il fatto che persone come Sodano e Migliore siano fuori non mi rende assolutamente felice anche se non li ho mai votati.
Un mio amico osservava che tra i deputati eletti in Campania l'ex Ministro Nicolais richia di essere considerato uno dei deputati più a sinistra del nostro parlamento!!
Stefano Consiglio

franco cuomo ha detto...

Se la sinistra - lascio cadere l'aggettivo radicale che vedo usi pure tu: radicale a cosa, radicale a chi? Se la sinistra era ed è stata quella che sopravvive arrogantemente ancora in Campania è giusto che sia finita come è finita:io sono contento.Come avevo scritto già sul mio blog: se il PD perderà le elezioni Bassolino non ci penserà proprio a elezioni anticipate e a dimissioni e infatti così sta succedendo. Velardi che dice che i risultati sono stati più rosei del previsto, Corrado Gabriele, nonostante la sinistra tutta sia scomparsa dal panorama istituzionale italiano, vuole conservare la poltrona e Bassolino in pompa magna annuncia nuove – si fa per dire- alleanze in Regione. Cosa dire: il potere è qualcosa che oscura la ragione, in questo caso la casta politica campana sta tentando di spolpare l’osso fino al midollo. Paradossalmente sono contento che abbia vinto il Partito delle Libertà, anche se non l’ho votato , e del fatto che la Sinistra sia uscita di scena, perché questo ridisegna nuove possibilità e rimette in gioco l’utopia e la possibilità di critica autentica.Se la sinistra deve governare come lo ha fatto e continua a farlo in Campania allora è giusto che sparisca dalla storia, perché per governare in questo modo ci sono altre forze che ormai sono diventate padrone dell’Italia ed io non vedo alcuna differenza tra questa e quelle. E’ penoso constatare la falsità degli assunti e delle argomentazioni in Campania, è penoso pensare a tutta la faccende del blog del Presidente fatto con soldi pubblici che censura i cittadini:anche io sono stato censurato su quel blog e pure su quello di Velardi, ma tant’è. Credo che siamo ormai all’ultimo atto: una gotterdammerung nella quale il bassolinismo assumerà tinte ancora più torbe e più fosche. I bloggers, quelli autentici, quelli che non censurano saranno sempre vigili.

Carlo ha detto...

Bellissimo post. Che questo tipo di idee, con questa consapevolezza critica, si stiano facendo strada a sinistra mi fa davvero ben sperare.

laura ha detto...

Bene. Ora abbiamo detto a chiare lettere ciò che pensiamo di una sinistra radicale che non esite più, se non in scarsa misura. Non ci resta che dichiarare chiaramente cosa pensiamo di noi (PD)e come riteniamo che debbano essere gli uomini e le donne che faranno politica per noi. Io non sono sicura che siano esattamente quelli che siederanno in parlamento. E non sono certa che abbiano saputo sfruttare tutta la campagna elettorale per descrivere, raccontare e appassionare, perfino quei poveri idealisti come me,verso questa nuova creatura politica. Ma adesso non ci sono più alibi. Le anime da conciliare non sono così distanti. Speriamo di sentire parole di responsabilità e di vedere azioni di coraggio.

Anonimo ha detto...

bellissimo questo blog, come era bellissima la dichiarazione di voto!! Che piacere trovare un pensiero critico e schierato, intelligente e aperto, sul serio dalla parte di chi cerca di impegnarsi e fare qualcosa. Non conosciamo Marco ma lo voteremmo volentieri ovunque, sarebbe proprio da una riflessione così che bisognerebbe ricominciare.
Grazie

Anonimo ha detto...

Roberto e Serena

Carlo ha detto...

Marco,
grazie per aver dato parola al grumo di emozioni che mi vibra dentro dopo il disastro del 13-14.
Dopo anni di militanza (dal movimento a DP al volontariato al sindacato) mi sono trovato anch'io a smettere di votare per la "sinistra" e a votare PD; similmente l'anno scorso, dopo l'ennesima presa di posizione della "mia" CGIL a favore dell'anzianità come unico criterio di selezione, mi sono ritrovato a ridare la tessera.
Sono distrutto dal risultato del voto e sono preoccupato per la "nostra" incapacità di leggere la realtà e per il fatto che un Calderoli la sappia leggere meglio di noi.
Sono anche con te nel riconoscere quello che di buono è stato fatto in questi due anni, sovrastato dalla campagna mediatica berlusconiana e dall'ottusità economicista di TPS e Prodi.
grazie ancora
carlo

Anonimo ha detto...

Mi capita raramente che qualcuno scriva esattamente quello che stavo pensando su argomento e la firma non è di Michele Serra...
Complimenti da un altro ex frequentatore di quella piazza.

edgardo ha detto...

Marco, il tuo articolo è molto acuto (non c'era da dubitarne) ma a mio giudizio è mosso da una severità sproporzionata. La critica è sacrosanta, ma come si fa a compiacersi della scomparsa della sinistra - ancorché di una sinistra goffa, lenta e in alcuni casi opportunista - nell'unica democrazia parlamentare che non ha un partito socialista?

Condivido parte delle tue osservazioni; ma come si può, da uomini democratici, approvare la rimozione di alcune istanze della società dal Parlamento? Chi resterà a esprimere il dissenso - come si esprime in tutti i parlamenti d'Europa - contro le missioni militari nel Vicino Oriente? Chi leverà una voce per i 316 operai di Pomigliano che stanno per essere licenziati? Chi ricorderà che siamo l'unico Paese d'Europa senza una tutela giuridica alle coppie gay?

Il PD ha scelto di bisbigliare o tacere su questi temi, relegandoli alle note a pié di pagina del programma. E senza una voce forte che li ripassi ogni tanto ad alta voce, c'è solo il rischio che certi argomenti critici spariscano dalla scena pubblica. C'è poco da rallegrarsi, io direi.

Anonimo ha detto...

mah...tanto spazio e tanto entusiasmo a una questione francamente secondaria...che senso ha? a chi parla? è forse il primo, ma in realtà ennesimo tentativo, di mettersi un vestito buono per qualche festa?
penso che bassolino sia più radicale e nocivo della sinistra radicale...e con lui molti pd.
tanta chiarezza non c'è mai stata, tanta lunghezza neanche, tanta "immagine" idem.
bandiera rosssa e l'internazionale sono brutte canzoni, come l'inno d'italia; ma il problema non è il loro testo, ma i sentimenti di giustizia che evocavano, diversi e uguali in mille e mille persone. questo è il problema, la rappresentazione e la rappresentanza di questi sentimenti, di queste pulsioni pubbliche. la SA aveva fallito già al suo nascere, ora sparale addosso è sparare su un morto. certo non possono essere quegli slogan giornalistici, da vulgata un po' superficiale, che non incrociano le questioni poste con riflessioni un po' meno stantie di quelle proposte.
almeno speriamo, qui al collettivo, che, indipendentemente dai contenuti, quando parlerà del PD sarà altrettanto categorico, senza barcamennarsi nel ma-anchismo e nel daunlatoedall'atrismo.
c'è chi spera

luisanna ha detto...

Hai messo a fuoco i mali di quella sinistra detta radicale che ora non c’è più. E non piangi. Neppure io piango per quella sinistra, ma piango per la SINISTRA che non c’è. Sono fra quelli che tu definisci sotto shock e ho bisogno di tempo per ripensare al da fare per recuperare la passione e la voglia di partecipare realmente alla vita di questa società mutata. Grazie Marco per il garbo con cui porgi parole come libertà, democrazia, rappresentanza e dentro tutte: sogni di futuro.

sandro pallara ha detto...

caro Marco,

visto l'interesse e le reazioni positive (quasi) plebiscitarie che le tue parole hanno suscitato non posso che unirmi al coro di consensi per il contenuto del tuo post.

Tranne forse fare qualche piccola osservazione, come quella che nell'elenco (per carità non esaustivo) - che fai alla fine - dei "movimenti e culture nuove che, prorompenti e ricchi, hanno investito le nostre vite" c'è, mi sembra, un salto storico dalla prima metà degli anni '70, più o meno, all'inizio degli anni '80, più o meno, come se il tempo intermedio fra queste due periodi fosse stato caratterizzato dall'assenza di ogni spinta ideale al conflitto.
Come se facessimo ancora fatica a distanziarci da quella "terribile deriva" che segnò la fine degli anni 70, come dici tu altrove nel tuo post.

Ma, per carità, si tratta di dettagli che non alterano il senso generale delle tue parole e che, sono certo, avrà notato solo qualche altro vecchio "compagno non arcobaleno" che frequenta di tanto in tanto questo blog.

ti abbraccio
sandro

zetavu ha detto...

Ottimo, ma "radicale" no (anche se "radical" nella lingua madre e materna di Rossi Doria vuol dire esattamente quello). In Italia "radicale" è una delle tante cose che quei comunisti hanno sempre detestato e odiato. Anzi all'elenco di MRD, di cio' che quelli hanno odiato e che alla bade della loro perdizione, aggiungerei: lo stato di diritto.
zetavu

Anonimo ha detto...

Continuo a pensare che seguire i blog sia un vero e proprio lavoro ma poi quando lo si fa e ciò che leggi ti cattura ti convince e attiva ulteriormente il pensiero, ti dici che è tempo sempre ben speso e che paga e appaga. Grazie Marco, grazie a tutti.
Unico dolore vero quello di cui parla Monica Tav ma, da adulti, sappiamo che è fisologico e dunque si partecipa al passaggio dell'altrettanto fisiologico tempo utile (questa volta sì) di elaborazione, e lo viviamo quasi con piacere!
Speriamo solo che l'attivazione di coloro che ci credono ancora lo renda il più breve possibile...
Un bacio dalla rara presenza exneotav :-)

oblomov2000 ha detto...

Anche io sono preoccupato per la "sinistra che non c'è", quella che ha il compito di "rappresentare" il conflitto sociale che non è una cosa demodè o anti - moderna, ma una realtà con cui fare i conti in tutte le società post-fordiste. Il Partito Democratico e il suo ma-anchismo sarà in grado di dare espressione politica a questo conflitto? Almeno ora non sembra! Almeno da come si è presentato alle elezioni, presentando insieme Calearo e l'operaio della Tyssen.
Non piangiamo perciò per la morte di una mediocre classe politica, ma perchè l'Italia sarà l'unico paese europeo in cui verrà a mancara anche una "sana" socialdemocrazia", in grado di difendere strati sociali svantaggiati...Allora o il Partito Democratico sarà in grado di rappresentare gli interessi di questi strati (come Bersani talvolta sembra adombrare) o sarà giocoforza ricostruire la sinistra politica nel nostro paese.

la sorella di pandora ha detto...

Vedo che la propaganda berlusconiana contro la sinistra radicale come male assoluto ha sortito effetti che vanno oltre le intenzioni dello stesso berlusconi!
Bravo,MRD....
Non sono d'accordo su una parola di quello che dici...e sono anche indignata...
...adesso che la sinistra cosiddetta radicale,causa principale di tutti i mali italiani, non c'è più...adesso andrà sicuramente tutto bene,anzi benissimo!
Io non sono romanticamente sofferente,grazie...sono incazzatamente sofferente...anzi,incazzata e basta.
Ma romanticamente....

NON GRIDATE PIU'

Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più,non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.

Ungaretti

Teresa Iarrobino ha detto...

Caro Marco,
l’immagine posta di Magritte, sul blog, ratifica lo svelamento kafkiano dentro il cerchio dell’esistenza. Nessuna dimora per l’agire del pensiero critico o più semplicemente, per le persone animate da sentimenti umani che hanno sempre eluso gli apparati burocratici di ogni tipo e forma.
C’è però un dato da cui non bisogna prescindere, sono vere alcune analisi di critica che tu apporti alla sinistra estrema che proviene per la maggior parte dal vecchio partito comunista; ma preme a me, dire che, non tutti si sono conformati all’opinione pubblica dominante degli anni ‘90 ed hanno preferito porsi al di fuori di ogni apparato.
Paradossalmente per chi proviene da un’aria del cattolicesimo e ripercorrendo sia pure brevemente, la storia a ritroso, negli anni ’70 scelse per convinzione di aderire alla proposta di unità nazionale, del compromesso storico ideata da E. Berliguer che sosteneva la necessità di congiungere le forze comuniste, socialiste e cattoliche. Progetto interrotto dalla dissoluzione nefasta dell’uccisione di A. Moro e conosciamo tutti, quanto sia oneroso oggi parlare di diritti e democrazia.
Oggi l’Italia è nelle mani della destra, per quanto mi riguarda, appartengo al popolo degli sconfitti, ho dato il mio contributo al P.d. sperando, sia pure in modo diverso, che la nostra Italia memore di una storia passata, potesse mettere in atto quel progetto di unità, di idee e forze diverse.
Non esiste la “Città del sole”, ma non dobbiamo chinare il capo.
Un abbraccio da M.Teresa

Mauro ha detto...

Mi spiace caro Marco. Ma penso che ciò che dici è riduttivo, fin troppo. Ho 26 anni, ho partecipato attivamente alla stagione dei movimenti da Seattle in poi nel movimento studentesco, ero a Genova, la mia stella polare... la non violenza. Di fronte alla negazione di diritti fondamentali (ad es Bolzaneto), nessuna parola, nessuna denuncia, se non da questa sinistra conservatrice (con tutti i suoi limiti). Anche io credo che questa campagna elettorale abbia fatto emergere schemi antiquati ed una incapacità chiara di rinnovamento e allontanamento da vecchi schemi ancorati al confilitto capitale-lavoro, una sinistra arcobaleno che agiva per slogan senza un progetto chiaro di società. Ma per il futuro la vedo ancora più dura, nel PD vedo una incapacità nettissima di permeabilità alle istanze della società civile... in Campania poi... nulla da aggiungere.
Con Affetto

Mauro