26 marzo, 2008

La Città Perfetta. Un film dell'assessore Velardi


Nel piovoso giorno di Pasquetta ho rivisto il film del 2004 di Frank Oz, La donna perfetta.
La storia è questa: il sincero ma sfigatissimo avvocato Walter Eberhart e sua moglie Joanna, donna, invece, di talento e di carriera, dopo uno scacco professionale di lei, dovuto al troppo cinismo nella gestione di uno show che giocava brutalmente coi sentimenti altrui, si trasferiscono nell'idilliaco e improbabile villaggio di Stepford (il film è tratto da un romanzo di Ira Levin – Le mogli di Stepford). Questo è un luogo irreale, simbolico-metaforico, in cui vengono clonate le mogli a misura del volere dei mariti, tutti inetti a confronto delle storie di successo delle loro signore e dunque frustratissimi. Il senso di sconfitta degli uomini viene però superato – nella irreale e grottesca vita di Stepford - grazie a una sorta di riprogrammazione del cervello delle mogli basata sul principio di sottomissione e all’invenzione di una vita finta in uno spazio urbano altrettanto finto.
Ben al di là del tema uomo/donna, il film – che in sé non è certo un capolavoro - propone una sorta di affresco della revanche. Il fallimento non si può accettare? Non vi sono soluzioni vere ai problemi veri? Niente paura: si lavora alla rimozione delle verità del quotidiano annullandone, uno a uno, i diversi elementi frustranti o fastidiosi grazie a immagini e comunicazione. I fallimenti e le fatiche dell’universo umano possono insomma essere violentemente cancellati grazie a un trucco, alla costruzione di un paesaggio immaginario, fondato, appunto, sulla rimozione. Come quando lo psicotico aderisce al suo falso sé – direbbero gli psicanalisti.
E’ un tema vecchio come il cucco. Ma che invecchia bene…

Non credo che il nostro attivissimo assessore al turismo abbia dovuto trarre spunto dal film di Oz. Egli queste cose ben le conosce. Ed è, certo, evidente quanto egli creda - forse un po’ troppo furiosamente anche per lui - nella costruzione dell’immagine come verità e nella sovranità della comunicazione sulla vita effettiva. Tanto che manda filmini pezzottati in Germania che mostrano zero monnezza. E che lavora a stare ogni giorno su giornali e tv, purchessia. Con la straordinaria complicità di troppi professionisti della nostra locale informazione, francamente.

Un manifesto voluto dall’assessore Velardi reca lo slogan “monnezza a chi?” (con cui d.l. ha subito fatto i conti e poi anche ri-fatti) e mostra la Piazza del Plebiscito – sempre lei, sempre più vuota, bianca come non è stata mai, inutilizzata. E’ un luogo finto, con il leone all’angolo del colonnato forse addirittura mondato dall’atavico tanfo di piscio, lontano dai cumuli di monnezza e da ogni altro problema della città. E’ un luogo dove non c’è essere umano né possibilità di agorà e dunque di fatiche e frustrazioni dovuta alla discussione civile che pretende di analizzare la situazione concreta per poterla affrontare. Il manifesto allude, invece, a una città inventata di sana pianta e che perciò può anche rinunciare allo spazio pubblico, all’azione collettiva e al lavoro vero di ricostruzione del danno. Perché queste cose costano troppo sforzo e prevedono, per potersi fare davvero, almeno la constatazione del fallimento. Perché in fondo basta mostrarla come sarebbe secondo il nostro falso sé e continuare a negare, negare e negare. Nonostante ogni evidenza. Come nella Stepford irreale e psicotica del film di Oz.

4 commenti:

Federica ha detto...

E' semplicemente STUPENDO questo tuo scritto. Stiamo vivendo uno dei momenti più SURREALI della nostra città. Ti dirò...poi...a me la campagna pubblicitaria con la dicitura "Monnezza a chi?" mi ha fato vergognare non poco. Non si capisce a chi comunicano...non certo ad un eventuale turista,,dati i toni e le parole usate. Adda passà a nuttata Marco.

Anonimo ha detto...

Velardi è un filibustiere,degno emulo di D'Alema.

franco cuomo ha detto...

Velardi è un filibustiere,degno emulo di D'Alema.
L'anonimo di sopra sono io, mi è partito il clic,scusate.

paqui ha detto...

Caro Marco, complimenti per aver saputo rendere con suggestione l'immagine del senso di vuoto che non può non colpire un cittadino che si reca a Piazza Plebiscito e averlo assimilato al vuoto ed all'incapacità di coloro che continuano ad amministrarci a dispetto di ogni elementare regola di buon senso. Mi dispiace molto che non sia una persona della tua sensibilità e spessore culturale a guidare la nostra martoriata città.
Pasquale