27 agosto, 2014

Cosa si chiede a una scuola moderna

Sono giorni in cui si parla di nuovo e molto di scuola e di possibili novità in arrivo. Oggi 27 Agosto La Stampa pubblica una mia riflessione su ciò che si chiede a una scuola moderna. A partire dai ragazzi e dal migliore lavoro dei docenti. 

"Il Presidente del Consiglio fa molto bene a ripetere che il futuro dell’Italia è determinato dal futuro delle nostre scuole. Si vedrà quel che sarà fatto, a partire dal prossimo Consiglio dei Ministri. Ma, intanto, una cosa è certa: sono finiti gli anni cupi del disinvestimento in istruzione, nei quali la nostra scuola - a differenza di tutti i paesi OCSE e di tutte le stagioni della nostra stessa storia nazionale - veniva  considerata una zavorra anziché il più importante degli investimenti.
Ma quale scuola serve per il futuro?
Per rispondere è davvero importante partire dai ragazzi. E dal migliore lavoro dei docenti. E da come le due principali risorse della scuola hanno saputo rispondere al lungo stallo italiano e poi alla crisi. [...] "

L'articolo integrale qui. 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

un giornale è utile a mettere in giro e in gioco informazioni e quadri, anche deboli, di riferimento, in un contesto che sguazza in parole d'ordine che servono solo a definire destri e sinistri, progressisti e conservatori o chi volete voi.
un giornale è troppo poco se queste allusioni sensate a un mondo sensato e spesso invisibile per i decimaitre a penser pronti all'agone televisivo di porta a porta e ballarò.
quello che manca, e ne mancano soprattutto le forme, è uno spazio aperto, di professionisti e non in cui parlare di apprendimento e quindi di scuola: un cantiere in cui abbiano accesso saperi nutriti di esperienze e esperienze nutrite di riflessione per cominciare a mettere a fuoco anche soltanto qualcuna delle prospettive indicate da rossi-doria, da cui far emergere non già la ricetta di una scuola moderna (e se si dovesse parlare di scuolE? e se dovesse scomparire questa espressione che veicola immagini non scalfibili dei suoi assetti?) ma un sapere costruito insieme, un quadro di riferimento comune proprio perchè costruito in comune, dal quale bandire ogni sfogo sindacale, ogni querula sulla scuola pubblica, ogni urlo che inneggi a sacri principi senza offrire informazioni e argomentazioni. chi comincia? Nella mia esperienza, significativa ma non generalizzabile (spero) posso dire che non c'è nulla di peggio che la "base", un coacervo di analfabete presunzioni e di conservatorismo di interesse micro e macro, di rifiuto di qualunque messa in gioco nell'apprendimento professionale (ovvio: è una rozza sintesi). chi comincia? chi si arroga l'assunzione di responsabilità di proporre Linee guida che definiscano, labili, ma fondamentali confini e fini alla discussione? chi definosce il quadro di una scuola (cambiare nome? usare qualche plurale?) pubblica e democratica, partendo, però e per favore, anche dall'argomentazione di quali siano i significati fondanti- moderni? - di questi due attributi. Chi comincia? Pacebbene

Anonimo ha detto...

anonimo poi dirà chi è