15 novembre, 2011

Quale scuola vogliamo davvero


Sì, c’è la crisi economica, quella di governo e della politica in senso vero, ampio. Che vuole dire, però, la vita della società e delle persone. Ed è su questa che va mantenuta la sbarra della riflessione collettiva. A tal proposito ecco cosa ho detto (file word 45k) al congresso nazionale di Legambiente – scuole e formazione
Solo una parte dell’apprendimento avviene a scuola. E’ stato sempre così. Ma, nel tempo, si sono anche perduti alcuni decisivi apprendimenti. I quali da un lato afferivano più direttamente alla relazione tra uomo e natura e, dall’altro, erano appresi non in un luogo separato ma entro le comunità di appartenenza. Nelle società umane, da quelle dette primitive fino a metà del secolo scorso, l’apprendimento largo ha affiancato quello che avveniva a scuola. Le pagine nelle quali i ragazzi di Barbiana mostrano il loro sapere sulla terra, sulle coltivazioni, sul bosco e sugli uccelli sono gli ultimi echi di questo “mondo dell’apprendere” che era largo. E che poteva riverberarsi in una scuola ben fatta, consolidarsi in sapere scientifico, scrittura, calcolo e rappresentazione. Senza svilire quel piano primo dell’imparare. Era un apprendere nel quale la scuola era una parte, con suoi canoni distinti, che assumevano l’insieme più esteso degli apprendimenti. L’urbanizzazione non ha smentito completamente questa scena. Piuttosto la ha trasferita e modificata. E anche nelle città vi erano costanti attività dove i ragazzi erano in giro ad imparare, in vera autonomia, a fare cose e a misurarsi con socialità e conflitto, libertà e responsabilità, fuori dalla scuola. Certo, c’era la durezza del lavoro infantile. Ma c’erano, al contempo, esplorazioni, costruzioni, cacce, aquiloni, combattimenti. Vi è stato, dunque, un mondo di avvenimenti complessi, carichi di saperi e competenze che venivano svolti altrove dalla scuola. In modo per lo più auto-organizzato. E dove era possibile provare e provarsi. Molti di questi apprendimenti hanno sempre anche comportato la verifica “naturale” della competenza. “Sono bravo a…” Il mondo adulto era parte di tale riconoscimento, grazie ai riti di passaggio, comunitari e sapeva dire ai ragazzi: “Ora tu sai, ora tu sai fare”. E gli adulti - una volta riconosciuto ciascun sapere e apprendimento - delegavano compiti, funzioni, responsabilità diretta.
Ancora oggi la maggioranza dei bambini e ragazzi del pianeta conoscono queste cose nella loro esperienza di apprendimento. Invece, nei nostri luoghi – che sono una minoranza del mondo – la scuola ha progressivamente imposto il monopolio dei codici e dei metodi di apprendimento. Questo ha relegato in spazi secondi e terzi il corpo, l’autonoma organizzazione, il contatto diretto con le materie e la loro trasformazione, il rischio di fare, disfare, scegliere, provare conseguenze dei gesti, assumere presto compiti, eseguire opere. Ma questo ha recato un lutto e una nostalgia. E’ possibile elaborare quel lutto e rendere desiderio quella nostalgia. E’ possibile riscoprire l’apprendimento diffuso, basato sul compito, autonomo, in diretto rapporto con le cose del mondo. Ma solo se la scuola, insieme alle altre agenzie educative, ritrovano il modo di educare al rapporto con la natura, alla scoperta della biosfera e, insieme, al senso delle relazioni umane che servono a custodirla.
Intanto, oggi sta avvenendo qualcosa che disegna un nuovo gigantesco apprendistato cognitivo. Che è globale. Che proietta tutte le discipline del sapere fuori dalle mura scolastiche, su un piano di libero accesso, in mille forme e in ogni luogo. Con la possibilità di essere rapidamente manipolate, variate, confuse, confrontate, espanse. Lo stesso funzionamento del cervello umano viene chiamato in causa: organizzazione della memoria, presenza simultanea di molti codici e dispositivi che stimolano i diversi sensi insieme, compresenza di procedure analogiche e logiche, relazione immediata tra produzione costruita e fruita, tra rapidità e pazienza, tra rigore e invenzione.
Di fronte a questo scenario - una volta consolidati i saperi irrinunciabili durante l’infanzia – l’idea di scuola non può che mutare radicalmente. Perché il tema centrale dell’apprendimento umano passa dai modi della trasmissione del sapere in un tempo-luogo dati a tutt’altro: intreccio complesso tra nuovi media e salvaguardia del rigore del metodo, cura del sapere di base insieme a graduale acquisizione delle procedure di ricerca, sviluppo del protagonismo personale in risposta al rischio di subalternità ai gadgets. L’intero dibattito delle neuroscienze sul come si apprende, il rapporto tra teoria e operatività, tra modelli e laboratorio, tra apprendimento individuale e co-costruzione di competenze insieme agli altri, tra conoscenze fondative delle discipline e conoscenze atte a guardare ai grandi problemi del mondo entro campi di sapere pluri-disciplinari, complessi, con ampie zone di cerniera tra saperi, tra certezze da conquistare e dubbi indispensabili per farlo: è tutto questo che può essere oggi spostato in uno spazio x, che si trova in bilico perenne tra scuola e fuori.
Siamo già dentro questo nuovo orizzonte. Da trasmettitori di saperi ci stiamo facendo metodologi della loro selezione. Da detentori di un corpus di nozioni stabilite e rigidamente divise in discipline stiamo trasformandoci in esploratori e co-produttori di ricerca, sorveglianti di procedure, esperti dei rapporti mutanti tra forme e contenuti, tra acquisizioni e comunicazioni, tra aree diverse di sapere che hanno rimandi e campi comuni. Per farlo scopriamo che stiamo agendo in almeno tre direzioni tra loro complementari. Prima: ricostruire in altro modo i riferimenti fondativi delle discipline e far riscoprire i “classici” in ogni area di conoscenza. E anche i mezzi classici: il buon libro, il vocabolario, gli appunti, l’atlante, il calibro, la china, l’acquarello. Seconda: condividere una navigazione curiosa attraverso le scritture on line, i giochi di ruolo, i programmi di simulazione, scovando il sapere economico, geografico, storico, giuridico, scientifico e i passaggi logici che contengono o esplorare insieme gli immensi giacimenti informatici di letteratura mondiale o matematica, scienze, arte, musica. Terza: produrre opere in ogni campo, promuovere prove d’opera, creare produzioni e scambi globali.
E’ tutto questo che sta accadendo. Ed è così che siamo costretti ad imparare a spezzare il nesso rigido e il controllo deterministico tra l’informazione erogata (il testo, la lezione) e l’informazione richiesta (il test, l’interrogazione) e a fare ingresso nei campi proficui delle procedure di ricerca: l’elaborazione di progetti e produzioni, la decodificazione e l’interpretazione, l’analisi e l’attribuzione di significati, l’espressione di giudizi personali entro procedure sorvegliate e legittime, la validazione di ipotesi e percorsi.
E’ un universo. Che ha bisogno urgente di una nuova scuola.

6 commenti:

Antonia ha detto...

Vorrei una scuola primaria dove NON ci fossero le 27 ore: si notano le prime difficoltà:i programmi NON possono essere completati: manca il tempo! I bambini in difficoltà arrancano sempre di più. Sembrano poche 3 ore in più ma fanno la differenza!
Vorrei una scuola dell'infanzia SENZA gli anticipi: organizzati così si "buttano" i piccolissimi in classi da 25,26. La valutazione del collegio, lo spazio per accoglierli? Purché non se ne vadano si prende tutto sia nel paritario che nel pubblico! Non sarebbe meglio riorganizzare e potenziare le sezioni primavera dando loro spazi e tempi adatti alla loro età?

Marzio Di Mezza ha detto...

Adesso tocca a lei, professore. Un grande in bocca al lupo!

Renato ha detto...

Auguri, Rossi-Doria, ne ha tanto bisogno e ne abbiamo bisogno tutti noi insegnanti e operatori della scuola. Finalmente un insegnante militante a viale Trastevere! Faccia quel che può per rimediare alle scempiaggini della Moratti e della Gelmini. Non ci deluda.

Maurizio Gentile ha detto...

Caro Marco,
meno editoriali e più cambiamenti strutturali, oltre alla crisi del debito pubblico abbiamo una debito pubblico di competenze, la sfida è enorme e va affrontata con coraggio, ce la farete? A mio avviso no e le riforme saranno i soliti provvedimenti brodino, Auguri.

Anonimo ha detto...

Non sarà una passeggiata, ma senza dubbio arriverà con lei una boccata di aria fresca.

carmina ha detto...

Gentile Professore
sono un'insegnante di scuola primaria e ho sempre lavorato ricercando tutto ciò che poteva essere innovativo e creativo. Non mi sono mai accontentata di ciò che avevo e nel 2005 mi sono imbattuta in un sito: www.etwinning.net, un progetto che ha cambiato la mia metodologia di lavoro con un nuovo orientamento alla didattica nella mia classe e nella mia scuola. Il gemellaggio elettronico con scuole europee e non solo, permette il confronto tra scuole, docenti ed alunni ponendo le basi di quella collaborazione che tutti auspichiamo per il futuro dell'Europa. Ho sviluppato progetti molto interessanti, ho avuto riconoscimenti nazionali ed europei. Ho partecipato a seminari nazionali ed europei...ho imparato a viaggiare...ho respirato l'aria dell'Europa...ho incontrato colleghi che conoscevo solo on-line...e in un'Europa multilinguistica, io, con una scarsissima conoscenza dell'inglese, mi sono sempre più convinta che l'uso del multimediale è necessario, se non indispensabile nella scuola del ventunesimo secolo. Dimenticavo, sono un'insegnante del sud. A causa della crisi non ho internet a scuola e con la mia penna USB spesso non riesco a connettermi ... immagini le faccine deluse dei miei alunni ...
Sono ambasciatore eTwinning. Sto frequentando un corso di aggiornamento ed ho appreso dai colleghi europei che in alcuni stati quali la Spagna, la Polonia, l'Estonia ed altri, gli insegnanti che lavorano in eTwinning, hanno un riconoscimento alla carriera con progressioni di stipendio. Ne hanno parlato a Genova il 16 e 17 novembre http://etwinning.indire.it/articolo.php?id_cnt=2176. Cosa ne pensa? Crede che finalmente qualcuno si interesserà della scuola pubblica in Italia, riconoscendo i giusti meriti ai docenti? Venga a trovarci in: http://www.lascuolachefunziona.it/ siamo in tanti e con tanta voglia di fare!!! Buon lavoro
Carmina