29 giugno, 2010

Dibattere Pomigliano

Anche il dibattito su questo piccolo blog mostra che in questi giorni alla Fiat di Pomigliano si è svolto un fatto decisivo e che è possibile e necessario favorire confronti e discussioni che, se fatti bene, possono fare cambiare e arricchire le posizioni, compresa la mia – che voleva rimarcare come i rapporti di forza erano una cosa importante, al di là di quel che si sente e si pensa ma che non ha visto altre cose.
Mi ha colpito, a tal proposito, un articolo di Guido Viale che va oltre le solite tifoserie. E che consiglio.
In generale questa vicenda è stata spesso raccontata in modo molto schematico, per slogan. Ci si è schierati, forse, ma più sulla sulla base di simpatie nuove o antiche che sulla base di informazioni nel merito.
Per questo sono contento che sia stato organizzato un seminario di approfondimento dei termini della vertenza Fiat: produzione, diritti, competizione, lavoro. Ci sarà una relazione illustrativa di Francesco Pirone (Università di Salerno) e sono previsti, tra gli altri, interventi di Davide Bubbico, Stefano Consiglio, Mario Mastrocecco, Biagio Quattrocchi, Enrico Rebeggiani, Luca Rossomando.

L'appuntamento è alla Facoltà di Sociologia di Napoli - giovedì prossimo, 1 luglio, alle ore 10:30.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

beh, veramente un bell'articolo, che fa il paio con quello di tronti. non si tratta di semplificarsi in schieramenti, ma di tornare a leggere, a provare a leggere, le cose in maniera più problematica e ponendosi domande che non vengono dettate già dalle risposte. e mi pare interessante che sia un certo pensiero operaista a aver mantenuto una sua proficuità, una tradizione più ricca del nostro suo stesso riduzionismo. c'è una cosa che mi pare interessante e che, millenni fa, lotta continua mi aiutava a capire: la potenza delle singolarità di fronte alle sue assimilazioni alla classe (e credo che ci sia in questo scritto di viale), una moltifudine, lo so è alla moda ma non riesco a parafrasare, la pluralità che non converge. è questa fenomenologia, in primis, a rendere improduttivo qualunque pensiero unico.
e poi, una base però c'è e deve essserci soprattutto per noi che ne abbiamo fatto una bandiera: l'inalienabilità dei diritti universali di ogni individuo, un capitale irrucibile a qualunque realismo politico. forse su questo,mper qualche inconsapevole retaggio tatcheriano, siamo un po' troppo muti.
salvatorep

stefano ha detto...

Il seminario di oggi è stato molto interessante, ricco e partecipato. Sarebbe bello se qualcuno avesse la pazienza di preparare una sintesi per rilanciare la discussione.
Grazie a Enrico e Francesco per averlo organizzato.
Stefano Consiglio

Pietro Spina ha detto...

Mi associo a quanto ha detto stefano e ringrazio anche io Enrico per avermi invitato.