04 dicembre, 2006

Basta timonieri, ricostruiamo la democrazia


Passata la cresta dell’onda dell’esposizione mediatica della crisi di Napoli, ora va scemando anche la ballata dei “faremo, siamo già in procinto di…, manca poco a…, stiamo per attuare…” che ha accompagnato e seguito la visita del Presidente della Repubblica.
Nei mesi a venire vedremo quanto ci avrà potuto donare questa visita al di là del fiume dei buoni proponimenti.
So che in giro vi è stata una polarizzazione interpretativa di questo passaggio della politica a Napoli o come un indispensabile lenitivo per le troppe ferite aperte e un avvio di un qualche nuovo inizio o come un dettagliato disegno di conservazione, benedetto dal ceto politico romano di centro-sinistra sulla base di un accordo con la classe politica locale, predisposto con diabolica cura e destinato a qualche strana forma di successo.
Non credo né all’una né all’altra cosa. Entrambe le interpretazioni sono il frutto di pensieri costruiti sui desideri. Sarebbe tutto sommato più rassicurante o vedere le cose che riprendono magicamente il verso giusto o credere che basti una macchinazione ben congeniata a conservare l’inconservabile.
Non amo queste opposte rassicurazioni perché non credo alle competenze taumaturgiche del nostro stantio ceto politico né penso che la cosmesi, per quanto ardimentosa, possa riuscire a fermare il declino.
Penso, invece, che si debba metodologicamente restare ancorati ai fatti - oggi e nei mesi a venire. Perché la catena dei fatti ci descrive una crisi di tale profonda gravità da farne un’anomalia rispetto a qualsiasi altra grande area urbana d’Europa. E’ qualcosa di perdurante e che ha bisogno di ben altro che degli squilli di tromba per le autorevoli visite o del gran gala delle buone intenzioni.
Rielenchiamoli questi fatti distintivi della nostra crisi:
  • la presenza di un potere economico, politico e militare moderno e pervasivo – la camorra – che impedisce l’esercizio del monopolio della forza da parte dello Stato democratico;
  • una crisi della sicurezza pubblica che non ha altri esempi in Europa e una mancanza di esercibilità dei diritti fondamentali, a partire da quelli alla libertà e sicurezza personali, alla formazione e al lavoro regolare;
  • i modelli stessi dello sviluppo, con l’allargamento terribile della forbice tra persone protette e persone escluse, con la povertà relativa che ha raggiunto il record italiano;
  • una riproduzione parassitaria, molto più grave che altrove, di tutti i mali della pubblica amministrazione con l’aggravante del una testardo rifiuto di ogni innovazione organizzativa e dell'introduzione di pur minimi criteri di efficacia riferibili al merito nell’uso delle risorse economiche e umane, con l’aggiunta della conservazione di estese pratiche personalistiche e di illegalità;
  • la esclusione da condizioni di dignità propri della cittadinanza e delle minime opportunità per intere fasce della popolazione non solo povere (anziani, bambini, adolescenti, diversamente abili, giovani ecc.);
  • un generale degrado ambientale e nelle condizioni di vivibilità urbana, soprattutto nelle periferie, di cui la crisi dei rifiuti è solo l’elemento di punta;
  • la ripetizione di modelli di offerta culturale che a poche iniziative di qualità sostenute dalle amministrazioni, fruibili da una piccola minoranza di cittadini, affianca l’abbandono di interi settori della cultura e delle arti, dei giovani talenti e di tutte le esperienze non asservite e, insieme, la costanza di uno sconvolgente provincialismo sui piani della proposta, del metodo, dei contenuti, dei linguaggi, della comunicazione;
  • le modalità dell’esercizio della democrazia politica che vede un'accentuazione della chiusura di spazi partecipativi e di effettivo decentramento, una esclusione marcata delle donne, un ormai stanco ripetersi di liturgie accentratrici da parte di un inamovibile blocco di potere che viene definito come un esempio estremo di nomenclatura di partiti che estende la sua cerchia a strati di cosiddetta società civile, che intende la coalizione di governo entro logiche spartitorie e gestionali assolutamente impermeabili alla società e al ricambio, che ha governato fin qui senza successo e incentra, tuttavia, ogni attività sulla caotica e litigiosa asserzione della propria autoreferenzialità.
Così stanno le cose. E mentre è doveroso continuare a suggerire soluzioni ai problemi presi uno per uno, in modo civicamente propositivo – come stiamo cercando di fare nei luoghi del dibattito pubblico o sulle pagine dei giornali – tuttavia penso che, al contempo, c’è bisogno di ripetere “l’analisi cruda della situazione concreta”. Perché è solo questa crudezza che mostra che le diverse varianti delle soluzioni di chirurgia plastica non sono capaci di rispondere all’enormità della crisi di Napoli, che un ciclo storico si è chiuso per sempre, che delle sue miserie ci sono i responsabili politici che conserveranno, nella storia, i loro nomi e cognomi, che i loro scudieri, per quanto fidi, non sono meglio dei padroni e che la strada della ripresa è lunga e faticosa ma soprattutto impone un radicale cambiamento negli indirizzi programmatici reali, nel metodo, nei toni, negli stili e nel personale della politica.
Un elemento decisivo di questo cambiamento radicale, a Napoli, può derivare dalla convinzione che non ci serve un altro santo o eroe o timoniere egregio. Dobbiamo, insomma, rigenerare la nostra politica senza più delegare la mente e le forze al capo per poi magari urlare al tradimento, presi dallo sconforto della disillusione ogni volta ripetuta dopo ciascuna illusione. Per sortire da questa crisi, dobbiamo tutti iniziare ad impegnarci a un lungo lavoro di riparazione e ricostruzione, fortemente collegiale e partecipativo e alla costruzione condivisa e faticosa di una cultura di governo finalmente moderna che non consenta più né re, né vice-re né similari. E’ un’impresa che riguarda tutti e ognuno, forze politiche e non. E che riguarda anche Decidiamo Insieme, che era nata anche per questo.

8 commenti:

giovanna grimaldi ha detto...

"la presenza di un potere economico, politico e militare moderno e pervasivo – la camorra – che impedisce l’esercizio del monopolio della forza da parte dello Stato democratico."

Non so se sono d'accordo su questa consecutio.
Il monopolio della forza se si ha e si intende esercitarlo, lo si applica.
Se siamo così bravi e potenti da poter intervenire in svariati scenari del pianeta, perchè non farlo in casa propria ?
Il problema è l'identificazione corretta del termine forza, che non può essere ridotta a quello militare. Forse una angolatura corretta consiste nel misurare dove manca la forza. E non si può non derivare che lo sfascio completo della pubblica amministrazione (in toto salverei solo i vigili del fuoco) di competenza locale - ma anche e colpevolmente nazionale (ad es. il depotenziamento esecutivo della giustizia e l'indirizzo esecutivo dell'ordine pubblico). Vi si aggiunge un esercizio maccheronico della carta costituzionale a livello politico che in toto concorrono a costituire un vuoto di forza senza eguali.
Sarà banale, ma il vuoto è necessariamente uno stato non possibile nel mondo della materia ed ecco che alla presunta forza gentile e concordata dello stato si sostituisce chi lo intenda fare.

Da dove cominciare per riprendere il bandolo e "ricostruire la democrazia" ?

Anonimo ha detto...

per questo non andremo da nessuna parte....perchè continuiamo a filosofeggiare e a dividerci su ogni punto e virgola! alla signora che mi precede dico: e cogli il senso politico generale di quanto ha detto Marco...e non soffermarti su un singolo problema, su una frase, su un aggettivo. Vuoi fare politica o vuoi fare le pulci a qualcuno?

perplesso ha detto...

per l'anonimo qui sopra: e secondo te che ha detto Marco? tolta la filosofia, a parole tue!

la sorella di pandora ha detto...

Più che cogliere il senso generale di quanto ha detto Rossi Doria, coglierei il senso generale delle parole della signora Grimaldi ed anche il senso generale della risposta dell'anonimo e della risposta alla risposta.
IL RISULTATO E' LA GROSSA DIFFICOLTA' A PARTIRE, A PARTIRE CON QUALCOSA DI DECISAMENTE SERIO CHE RIESCA A COINVOLGERE.
EPPURE LA SITUAZIONE E' GRAVE E NON MANCHEREBBERO ARGOMENTI COINVOLGENTI e non è vero che la gente è indifferente o ignorante, è esasperata e vuole fare: tutto "favorevole" fino ad un certo punto...
CHE C'E' che non va?
A parer mio, UN MOVIMRNTO ALTERNATIVO ALLE LOGICHE ABERRANTI DI CHI CI GOVERNA NON PUO' FAR PRESA SE SI MUOVE CON LE STESSE LOGICHE.
La logica delle parrocchielle e delle cofecchie: chi si, chi no, chi conviene e chi non conviene.
Chi è buono, chi è cattivo, chi può dar fastidio e chi può essere messo ad intostare l'acqua.
Chi si è conquistato il proprio pezzetto di misero potere e lo vuole conservare...e chi glielo vuole soffiare.
Poi i post di rossi doria e DI dicono le cose vere che tutti sappiamo e ce le ripassiamo.
Potremmo ripassarle dieci volte al giorno... e poi?

mario mastrocecco ha detto...

caro marco rossi doria,
torno dopo tanto tempo sul tuo blog solo per esprimerti il mio personale apprezzamento per il tuo intervento, che trovo tra i migliori che hai fatto . oltre a condividerlo lo trovo anche molto utile in vista della discussione che ci accingiamo ad affrontare con l'associazione.
sono contento e recupero un po' di ottimismo.
a presto

la sorella di pandora ha detto...

C'è una certa difficoltà a ricostruire la democrazia...
ma adesso decidiamoinsieme e napolionline sono la stessa cosa?
Caro Rossi Doria
come si dice, dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio.
Auguri.

bruno esposito ha detto...

Caro Marco, ti riporto un post che ho appena inserito in www.mapoliamo.org
Si tratta di un addio a tre signori, gli assessori Di Lello, Cozzolino e Gabriele, tre degnissime persone dalle quali, mio malgrado, intendo prendere le distanze per il loro modo di trattare gli elettori.
Siamo un gruppo, molto ristretto, di elettori delusi del centro sinistra e intendiamo appoggiare un nuovo candidato che abbia caratteristiche diverse per costruire insieme a lui un modo nuovo e più onesto di fare politica in questa città.
Io mi chiamo Bruno Esposito, ho 48 anni, per campare faccio il direttore di banca e per vivere scrivo libri.
Voglio parlarti, insieme ai miei amici. Tu vuoi ascoltarci ?
Un saluto.

Dal blog www.napoliamo.org

Ragazzi, amici, questi sanno gestire qualunque tipo di obiezione, datemi retta che ho fatto la loro stessa formazione. Sono abituati a gestire l'ansia e le situazioni di stress. Da soli non li mettiamo in difficoltà.
Se davvero vogliamo far capire loro che non scherziamo dobbiamo togliergli l'ossigeno dei consensi.
Come ho detto agli amici di cui sopra, sono stato costretto a votarli ma non si ripeterà.
Abbiamo già un leader che si è proposto con onestà e umiltà, aiutiamolo a preparare le prossime elezioni, fra quattro anni, e mettiamoci al suo fianco, dopo aver parlato chiaro con lui e conoscere le sue intenzioni.
Guardacaso, proprio noi tre che ci siamo incontrati abbiamo in comune la stessa stima e simpatia nei confronti di Marco Rossi Doria.
Aiutiamolo a preparare una svolta in questa città aiutiamolo a creare un laboratorio politico utile per tutto il paese.
Un'altra tangentopoli non ci sarà, inutile aspettare l'intervento dello Spirito Santo.
La svolta deve arrivare da noi elettori, noi cittadini.
Siamo noi a dover far capire a questi signori che siamo stanchi di questa politica opportunistica che non ha più decenza.
Riprendiamoci il nostro diritto a una delega giusta e che sia rappresentativa dei nostri diritti e delle nostre aspirazioni.
Personalmente non mi presterò più ai giochi di nessuno e nessuno farà carriera sulla mia pelle esercitando la mia delega.
Io mi rappresento da solo, almeno per il momento.
Da domani invio mail a chi è interessato e non aspetto più.
Voglio parlare con Rossi Doria e se mi convince io preparo il mio appoggio alla sua canditatura alle elezioni amministrative, appena si svolgeranno.
Mancano quattro anni, il tempo c'è, i mezzi si troveranno.
Mai più ostaggio di nessuno, almeno per quanto mi riguarda.
Auguro ai tre assessori le migliori fortune personali e spero che possano lavorare serenamente per rendere conto del loro operato ai loro datori di lavoro, noi cittadini.
Sappiano che li osserviamo e che dovranno sempre e comunque rendere conto a tutti noi del loro operato che dovrà essere rigorosamente svolto nell'interesse di tutti i campani, in virtù dell'impegno di legge e di onore che hanno assunto all'atto della loro investitura.
Bruno Esposito

bruno esposito ha detto...

http://www.temporis.org/fotodelmeseSaviano.htm
E' un'intervista a Roberto Saviano. Da non perdere.